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Chiesa e Monarchia, l'austerità diseguale della Spagna

Chiesa e Monarchia, l'austerità diseguale della Spagna

 

I tagli non valgono per tutti, neanche in Spagna. In un solo giorno il Parlamento iberico è stato teatro di due votazioni dal valore simbolico notevole. Nell'epoca del più grande disinvestimento in scuola e sanitá degli ultimi 35 anni, la Spagna ha riaffermato la sua volontà di preservare i benefici goduti dalle due istituzioni tradizionali più autorevoli: la Monarchia e la Chiesa. Nonostante le decine di migliaia di tagli al bilancio pubblico, le forze della destra spagnola – e non solo – hanno confermato l'appoggio totale a due forze decisive per gli equilibri politici del Paese.

Il Parlamento ha dapprima discusso e bocciato la proposta del deputato di Izquierda Unida Juan Josep Nuet, il quale proponeva di ideare un calendario durante il quale la Chiesa fosse capace di coprire autonomamente e progressivamente sempre più spese, ad oggi garantite dallo Stato spagnolo. In particolare l'obiettivo del deputato era quello di eliminare il cospicuo finanziamento diretto da parte del Governo e i benefici nel pagamento dell'imposta sui beni immobili. Qualora fosse stata approvata, la Chiesa sarerebbe stata di fatto omologata ad altri enti religiosi. La proposta è stata bocciata non solo dagli esponenti del Partito Popolare, ma anche del centrodestra catalano nonché dei centristi nazionalisti di Unione Democrazia e Progresso. Alla base del loro diniego, come spesso accade, non vi sono ragioni economiche bensì elementi di opportunità politica: come è stato dichiarato dagli esponenti popolari, il finanziamento alla Chiesa Cattolica è frutto del "patto costituzionale" del 1978 e non vi sono ragioni per modificarlo.

Stesso copione rispetto ad un'altra proposta. Il deputato della Sinistra Repubblica Catalana Joan Tardà ha proposto di parificare il finanziamento che riceve il Re a quello concesso al Presidente del Governo. Secondo il deputato catalano "è una vergogna che in un giorno Juan Carlos guadagni quanto un giovane precario in un anno". Tra gli emendamenti presentati dal membro di ERC ve ne sono stati anche alcuni in favore di una maggiore trasparenza del finanziamento e dell'attività della Casa Reale. Anche in questo caso ha prevalso la difesa imperterrita di una istituzione che perde consensi nella società spagnola ma non nella classe politica. A votare contro gli emendamenti si sono aggiunti anche i membri del Partito Socialista.

Il dibattito e le decisioni assunte dal Parlamento spagnolo fanno da contraltare al crescente scontro sociale che sta investendo il paese. Da settimane le piazze antistanti i principali istituti finanziari sono occupate da migliaia di manifestanti e solo ieri vi è stato l'ultimo, ennesimo, sciopero dei docenti. Nonostante il dissenso crescente il Parlamento conferma il patto di ferro che esiste tra i poteri forti. Le immunità in favore dei banchieri votate da Zapatero, l'impossibilità di mettere in discussione la Monarchia e la crescente repressione dei movimenti sociali sono tutte facce di una stessa medaglia, quella che dagli anni '70 vede le istituzioni spagnole dotate di un potere immune a qualsiasi cambiamento, che governino socialisti o popolari.

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