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Il triangolo che (non) avevo considerato. Francia: #municipales 2014. Una svolta – a destra?

Il triangolo che (non) avevo considerato. Francia: #municipales 2014. Una svolta – a destra?

Il day after del primo turno delle elezioni municipali francesi regala uno scenario politico in grande evoluzione. Suggestivo per gli accademici e i sociologi, problematico per buona parte delle sinistre. Per avere chiari i termini della vicenda è necessario fornire qualche nozione introduttiva.

Il sistema elettorale

Il sistema elettorale per le municipali della Repubblica Francese prevede, stanti le modifiche introdotte con la L. 2013 – 403, l'elezione dei consiglieri comunali ogni sei anni.

Per i comuni con meno di 1000 abitanti si applica lo “scrutinio maggioritario” su due turni: accedono al ballottaggio i candidati che ottengono almeno un quarto dei voti. Al secondo turno, vince chi raccoglie la maggioranza semplice. In caso di parità di voti, passa il candidato sindaco più anziano. È consentito il voto disgiunto.

Per i comuni con più di 1000 abitanti si applica uno scrutinio proporzionale con correzione maggioritaria, sempre su due turni. Passano al ballottaggio le liste che raccolgono almeno il 10% dei voti al primo turno. I candidati che fanno parte di liste che hanno raccolto almeno il 5% dei voti al primo turno possono essere inseriti nelle liste ammesse al secondo turno: una norma che agevola la costruzione di accordi pubblici e politici nel brevissimo lasso di tempo fra i due appuntamenti elettorali. Il secondo turno non si svolge laddove una lista raccogliesse, già nella prima data, la maggioranza assoluta dei suffragi. L'assegnazione dei seggi, tuttavia, tende a non esprimere l'elemento della rappresentanza, preferendo una correzione maggioritaria tipica dei sistemi elettorali della cosiddetta Quinta Repubblica. Alla lista vincitrice viene assegnata d'ufficio una prima metà dei seggi in palio. Tutte le liste che hanno superato il 5% al secondo turno, compresa quella vincitrice, ricevono una quota proporzionale della seconda metà dei seggi. Le liste sono bloccate e non è possibile, dunque, esprimere una preferenza.

Questo sistema elettorale viene a modificarsi nell'elezione dei consigli comunali di Parigi, Lione e Marsiglia. Secondo la Legge 1982 – 1169, adottata dall'allora governo socialista di Pierre Mauroy per sostenere forme democratiche di decentramento, le tre città più popolate della Francia eleggono, oltre al consiglio comunale, i “consigli di settore”, che a Parigi e Lione sono detti “consigli dell'arrondissement”. Questo significa che, nei 20 arrondissement della capitale, si eleggono complessivamente più di 520 consiglieri fra coloro che vincono il “doppio seggio” all'Hotel de Ville e nel proprio quartiere e coloro che vincono il solo seggio di settore. Il sistema di assegnazione dei seggi indicato nei comuni superiori ai 1000 abitanti viene applicato a livello di arrondissement e non a livello di territorio comunale: come avvenuto nel 2001 nel caso delle elezioni comunali di Parigi e Lione, è possibile che la compagine con più voti in tutta la città sia quella che, a conti fatti, risulta perdente perché incapace di conquistare i quartieri più popolosi.

La stessa legge del 1982 concentra nel caso del solo conseil de Paris e dei suoi 163 membri i poteri del consiglio comunale e del consiglio di dipartimento, la ripartizione locale intermedia fra Comune e Regione.

Il dato comune è che il sindaco, per il quale non esiste alcun vincolo rispetto al numero di mandati, non è scelto direttamente dai cittadini ma dalla maggioranza dei consiglieri comunali appena eletti, agevolando la mediazione dell'organo politico. L'assenza delle preferenze per i consiglieri comunali e il sistema di assegnazione dei seggi tendono, peraltro, a non dare una raffigurazione corretta delle indicazioni dell'elettorato. Fra primo e secondo turno, inoltre, i temi maggiormente in discussione nell'agenda politica sono quelli su cui è possibile costruire liste unitarie fra quelle che hanno superato la soglia del 10% e quelle di consistenza compresa fra 5 e 10% che, in alcuni casi, possono esprimere la differenza fra la vittoria e la sconfitta.

Ulteriore elemento è la coincidenza delle elezioni in tutta la Francia. Pur essendo legate al contesto peculiare dei Comuni, il risultato può essere considerato un potente test sulla compagine al vertice dello Stato al momento delle elezioni. Un risultato da considerare sia guardando ai suffragi ottenuti dalle liste, sia ai numeri dei non votanti.

In ultima analisi c'è l'accesso al secondo turno. Diversamente dal sistema italiano, ad affrontarsi nel ballottaggio non sono le prime due coalizioni e i rispettivi candidati, ma un numero di concorrenti pari, potenzialmente, a 10. Il ritiro di una lista e una eventuale fusione fra liste dipendono dalla capacità di convergenza politica tra i partiti e i rispettivi interessi rappresentati.

Il primo turno a Parigi

Nella capitale, dopo i due mandati di Bertrand Delanoe, uomo forte del Parti Socialiste, si sono affrontati l'attuale vice sindaco, Anne Hidalgo (socialisti, radicali di sinistra, comunisti); Nathalie Kosciusko-Morizet, già ministro e portavoce di Sarkozy (destra popolare, centristi); Christophe Najdovski (ecologisti); Danielle Simonnet (Parti de Gauche, sinistra); Wallerand de Saint-Just (Front National). Il voto al primo turno ha già riconfermato la destra in quattro arrondissement già detenuti nel precedente mandato. Sarà domenica 30 che si giocherà la partita dei quartieri maggiormente contesi e più popolati, in particolare il 12° e il 14°. In ambedue i settori sono in testa i socialisti (37 e 39%), che distanziano l'unione del centrodestra, ferma al 32%. “Bisogna ricostruire tutto”, dice Anne Hidalgo dopo l'annuncio dei risultati complessivi: 35,5% circa al centrodestra e 34,4% alle liste socialiste (e appoggiate subito dai comunisti). Nella notte fra domenica e lunedì è stato raggiunto l'accordo con Europe Ecologie – Les Verts, che si sono avvicinati al 9% e raccolgono a Parigi un consistente bacino elettorale. Danielle Simonnet supera il 10% e potrebbe potenzialmente accedere al secondo turno solo nel 20° arrondissement, ma a livello generale non supera il 5% e, di conseguenza, non può imporre consistenti rapporti di forza in caso di alleanza con i socialisti. La gauche au pouvoir – la “sinistra al governo” – cerca la riconferma per le sue politiche almeno nella Capitale, provando a raccogliere un forte elemento simbolico. Mentre Kosciusko-Morizet cerca l'accordo con le liste “ribelli” della destra, condotte, come nel caso del 7° arrondissement, da ex leader del partito postgollista, Anne Hidalgo ha il carico della “battaglia di Parigi”. Una vittima è già sul campo: la partecipazione politica. Senza dubbio non si tratta di un elemento di novità per chi vive la dimensione estera da tempo, ma il peso dell'astensionismo a Parigi è superiore al dato nazionale, già elevato: il 43,7% degli iscritti alle liste elettorali parigine (540mila su oltre un milione duecentomila iscritti alle liste) non si è recato ai seggi.

Il primo turno in Francia

Per quanto riguarda le 36680 amministrazioni al rinnovo diverse da Parigi, la stampa ha fatto emergere alcuni elementi di riflessione che hanno del drammatico per l'attuale governo socialista. Ben più del tasso d'astensione, innalzatosi oltre il 36% globalmente, fa paura, in termini assoluti, il numero delle presenze al secondo turno ottenuto dal Fronte Nazionale: 229. Fra queste città, 16 vedono il Fronte in testa, molte delle quali al Sud, dove l'immigrazione è percepita in modo più negativo. Si tratta, ad ogni modo, di un numero molto inferiore rispetto a quello complessivo dei comuni al voto, ma concentrato in alcune grandi città. Il voto al Fronte ha dato già come risultato l'elezione di un sindaco nella regione del Nord Pas-de-Calais: si tratta di Hénin-Beaumont, dove Steeve Briois, segretario generale del partito di Marine Le Pen, scalza, con più del 50% dei suffragi, l'amministrazione socialista uscente. Il contesto è quello di una cittadina di 26mila e più abitanti nel Nord deindustrializzato del Paese, interessata da una presenza consistente di immigrati di religione musulmana. E così in varie città il rinnovo del mandato da sindaco, dato per certo, per alcuni alfieri del partito del centrodestra (Alain Juppè, già primo ministro della presidenza Chirac e ministro degli esteri, a Bordeaux per la quarta volta), viene messo in discussione con i ballottaggi che, per la prima volta in maniera preponderante, da confronto fra due esponenti delle principali forze politiche di centrodestra o sinistra (o loro affiliati, in sporadici casi locali) diventano un confronto fra tre o quattro compagini politiche. Il caso del “pentagonale” di Saint-Tropez (sindaco uscente autonomo di destra contro una lista di destra e tre indipendenti) fa storia a sé. Sono una notizia, invece, 77 città con più di 30mila abitanti con quattro potenziali liste al secondo turno. Tra loro Grenoble, dove i Verdi si battono contro i Socialisti, la Destra e il Fronte Nazionale.

Entro e non oltre la sera di martedì 25 maggio le forze politiche dovranno ottenere gli accordi funzionali a costruire la proposta politica del secondo turno. Mentre a Parigi, dunque, restano i dubbi sulle affiliazioni fra destra indipendente e centrodestra ufficiale o fra socialisti-comunisti-verdi e sinistra di Jean-Luc Melenchon, in molte città della Francia i nuovi mandati delle amministrazioni uscenti socialiste sono messi in dubbio dal successo dei candidati “frontisti” e dalla tenuta del centrodestra, raccolto sotto le bandiere dell'UMP (Union pour un Mouvement Populaire) capace di costruire quasi ovunque alleanze con i centristi (UDI e MoDem). Il numero fornito dalla quasi totalità dei giornali italiani (46,5% al centrodestra, 37,7% ai socialisti e 4,7% al Fronte, vedi Europa) costituisce una semplificazione fin troppo banale.

Il 30 marzo, senza ombra di dubbio, la Francia e i francesi decideranno da che parte stare. A fine maggio, con le elezioni europee, decideremo con lei che (altra) Europa vogliamo.

Per approfondire:

Accordo PS-Verdi per il Comune di Parigi

Astensionismo, una sanzione verso i socialisti

La fine del “fronte repubblicano”

Routes de la République

HuffPost.fr: speciale #municipales 2014

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