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Forze militari europee nella Repubblica Centrafricana, anche l'Italia va alla guerra?

Mezzi del genio militare in parata Mezzi del genio militare in parata

Da circa un anno, da quando il presidente Bozizé, deposto dal gruppo armato di Séléka, venne costretto alla fuga e il potere passò quindi nelle mani di Michel Djotodia, membro di Séléka, e primo presidente musulmano in un paese a maggioranza cristiana, nella Repubblica Centrafricana è in corso una guerra civile che ha 'costretto' all'invio di una missione di peacekeeping formata da un contingente interforze di militari di altri Stati africani. A questi, vanno sommati un paio di migliaia di soldati francesi presenti nel Paese e – notizia di questi giorni – altri 800 militari provenienti da tutta Europa, compresa l'Italia.

La missione, pianificata nei giorni scorsi, alla vigilia del vertice Ue – Africa di Bruxelles, sarà coordinata dal generale francese Philippe Pontiès e vedrà coinvolti – precisa l'alto ufficiale transalpino – “nove Paesi: l‘Italia, con un una forza del Genio, Francia, Estonia, Lettonia, Spagna, Portogallo, Polonia, Svezia e anche un Paese terzo, la Georgia. Germania e Regno Unito hanno messo a disposizione aerei per il trasporto dei militari”. L'apporto dell'Italia dovrebbe essere di appena qualche decina di uomini, che – ha spiegato il tenente colonnello tedesco Harald Kammerbauer – si limiteranno a “costruire campi, strade, edifici, sminare terreni, insomma condurre quell’attività pionieristica che è fondamentale per ogni missione militare”.

Sui rischi del conflitto, Pontiès ha precisato che “la guerra può essere sorprendente”, ma l'intervento si rende necessario viste “la situazione umanitaria e le condizioni di sicurezza nel Paese”. Al termine del vertice di Bruxelles, Renzi ha confermato che “il nostro contributo alla missione della Ue nella Repubblica Centrafricana non sarà militare, ma di ingegneri che diano una mano per lo sviluppo e la cooperazione”, ricordando che “noi abbiamo spesso un’idea di noi stessi raggrinzita, di un Paese che ha paura di mostrare ciò che vale. Ma siamo il settimo finanziatore dell’Onu. Guidiamo la missione in Libano, e il primo Paese fornitore di caschi blu” e chiedendo “il rispetto delle regole” sulla questione dei due marò. L'augurio è che, al di là dell'eccessiva semplificazione del linguaggio, il premier italiano sappia distinguere tra genieri militari e ingegneri civili.

Al sito del settimanale 'Tempi', il capitano di fregata Luca Anconelli ha confermato il ruolo italiano nella missione, ribadendo: “Il contingente italiano sarà composto da dieci membri di staff e 40 di un plotone di Genio infrastrutture. Quando saremo sul terreno sapremo di preciso di cosa c’è bisogno, ma il nostro compito è quello di costruire le infrastrutture per rendere possibili le operazioni logistiche della missione”. In pratica, i soldati italiani non andranno a “combattere ma a costruire strade, palazzine o sistemare ponti. La missione durerà circa sei mesi più tre mesi per raggiungere una capacità operativa”.

Una missione di peacekeeping, anzi un contributo alla pacificazione del Paese, “dentro la comunità internazionale e i rapporti della comunità internazionale”, come ribadito dal premier Renzi? Probabilmente, se non fosse per il fatto che “ la guerra può essere sorprendente”, ma soprattutto la decisione del Consiglio Europeo arriva nel mezzo delle polemiche sulle violenze che sarebbero state perpetrate dalle forze militari inviate dal Ciad e denunciate nei giorni scorsi anche da Ombretta Pasotti, coordinatrice dei programmi di Emergency nella Repubblica Centrafricana, la quale ha ricostruito così il drammatico attacco: “Sabato sono arrivati in città militari ciadiani per evacuare i loro ultimi connazionali rimasti nei campi profughi. All'ingresso in città, il contingente ha sparato sulla folla, apparentemente senza motivo: i morti sono stati 20”.

La conferma delle violenze perpetrate dalle truppe ciadiane è arrivata nelle scorse ore dal funzionario Onu Rupert Colville, il quale ha spiegato senza mezzi termini: “Non appena il convoglio dell’esercito nazionale del Ciad ha raggiunto la zona del mercato PK12, ha aperto il fuoco sulla popolazione, senza ricevere una provocazione. Mentre le persone fuggivano in preda al panico in tutte le direzioni , i soldati hanno continuato a sparare indiscriminatamente”. Per il funzionario Onu, inoltre, i morti sarebbero stati una trentina.

Inoltre, risultano poco chiare le regole di ingaggio (“Quando saremo sul terreno sapremo di preciso di cosa c’è bisogno”, ha detto Anconelli). A ciò si aggiungono i rischi per la popolazione civile: il raid dei militari ciadiani, ma soprattutto il recente conflitto nel Mali, in cui l'esercito francese ha inviato circa 5mila uomini sotto l'egida dell'Onu e con il benestare dell'Unione Europea, dimostrano che il rischio di 'danni collaterali' in questo genere di conflitti. Già nei mesi scorsi, l'eurodeputata del Gue-Ngl Sabine Lösing aveva evidenziato che l'invio di truppe europee nella Repubblica Centrafricana costituiva “lo stesso modello di intervento militare occidentale” condotto “in nome di questioni umanitarie” ma che “in realtà è parte di una strategia globale per proteggere e controllare le ricchezze minerarie nella regione”.

In questo contesto, lo scorso 27 febbraio 2014, gli allora senatori a 5 Stelle Luis Alberto Orellana, Laura Bignami e Lorenzo Battista hanno presentato insieme ad altri colleghi di Palazzo Madama un ordine del giorno in cui chiedono l'impegno del Governo “a porre in essere ogni opportuna azione diplomatica al fine di permettere un soccorso internazionale delle popolazioni civili della Repubblica Centro Africana, dando seguito alla determinazioni in tal senso degli organismi internazionali cui l'Italia appartiene ed evitando così che l'ennesima situazione di instabilità politica nel continente africano si trasformi nel pretesto, per taluni attori della scena internazionale, per mettere in atto una politica prettamente interventista e militari sta in solitaria”.

Infine, nessun esponente del governo ha riferito rispetto alla “partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in Centroafrica”, e Renzi “si è dimenticato però di avvertire il Parlamento che ha competenza al riguardo”. A sottolinearlo è Elio Vito di Forza Italia, che chiede: “Il governo venga a riferire al più presto nelle commissioni Esteri e Difesa e il presidente del Consiglio attenda le determinazioni delle Camere prima dei suoi annunci”.

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