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El rey ha abdicado, ¡y ahora Republica! Riflessioni sul 2 giugno spagnolo

El rey ha abdicado, ¡y ahora Republica! Riflessioni sul 2 giugno spagnolo

Dopo 39 anni di regno, il 2 giugno, il Re di Spagna, Juan Carlos di Borbone ha firmato l’abdicazione in favore del figlio Felipe. Negli ultimi anni il re è stato travolto da pesanti accuse per il comportamento inappropriato tenuto in diverse occasioni: dalla riprovevole partecipazione alla caccia agli elefanti in Botswana, al coinvolgimento nel grave caso di tangenti che ha travolto la figlia Cristina ed il genero Inaki Urdangarin. Ciononostante il Re ha affermato di abdicare per lasciare spazio alle nuove generazioni, per favorire quella continuità di “progresso e libertà” che egli stesso sostiene di aver sempre incarnato per gli spagnoli.

A ben vedere, però, possono leggersi altre motivazioni per spiegare questa scelta, proprio a partire dal fatto che la corona spagnola mai come ora si trova in cattiva luce di fronte alla popolazione. Il principe Felipe, infatti, a differenza del padre, è considerato un uomo avveduto e serio, ed ha già dato prova della sua capacità di rappresentare il Paese all’estero in maniera dignitosa in diverse occasioni. In un momento così delicato, pertanto, potrebbe essere stato scelto nella speranza di  risollevare la luce dei Borbone.

Quella di Juan Carlos sembra però una mossa fuori tempo massimo. Dal momento stesso in cui la notizia è apparsa sui giornali, infatti, è esploso un sentimento repubblicano, che, già la sera del 2 giugno, ha portato migliaia di cittadine e cittadini ad invadere le piazze di molte città spagnole. 

In tutta la penisola si sono svolte manifestazioni e cortei, ed in diversi comuni la bandiera tricolore, simbolo della Seconda Repubblica, è stata appesa alle facciate dei municipi, accanto a quella ufficiale del Paese. Plaza de Sol di Madrid è già da due giorni assediata da migliaia di persone di ogni età.

La richiesta dei manifestanti che è chiara: sia il popolo, attraverso un referendum, a decidere se continuare con i Borbone o se aprire la mancata costituente per la repubblica. La strada, dal punto di vita legislativo, è complessa, innanzitutto perché l’istituto del referendum non è previsto nella costituzione spagnola, e per di più perché questo porterebbe ad uno sconvolgimento del sistema istituzionale del Paese.  

I partiti della sinistra, Izquierda Unida, EQUO, Podemos e ERC, forti del grande successo alle elezioni europee, stanno spingendo con decisione per la realizzazione di questa grande speranza, covata da molta parte della popolazione, attraverso l’organizzazione di momenti di protesta quotidiani in tutto il Paese. Dall’altro lato il Governo, ben sapendo che una volta compiuta l’incoronazione sarebbe molto più complesso sostenere il referendum, procede a tappe forzate verso la cerimonia.

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