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Gli anticoppa brasiliani spengono la tv

  • Scritto da  David Gallerano
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Gli anticoppa brasiliani spengono la tv Foto di Lucas Roxo

Ripubblichiamo a partire da oggi il reportage di David Gallerano da São Paulo. Questa prima puntata è apparsa originariamente sul Manifesto il 14.06.2014.

Nella San Paolo del mon­diale puoi incon­trare tante facce diverse, diversi modi di vivere l’evento dell’anno. Rispetto all’esordio della sele­cão, gio­vedì con­tro la Croa­zia, il Bra­sile pau­li­sta si dimo­stra il luogo della com­ples­sità più che, come lo vor­rebbe lo ste­reo­tipo, il luogo «delle contraddizioni».

Chi vuole evi­tare il traf­fico sfian­cante della capi­tale pau­li­sta prende la Linha Ver­me­lha della metro, pre-esistente al mon­diale. Capo­li­nea Itaquera/Arena Corin­thians. Il treno supera senza fer­marsi la fer­mata Car­rão, dove si svolge la mani­fe­sta­zione degli anti­coppa in cui la giorna­li­sta della Cnn rimane ferita. Il treno è supe­ref­fi­ciente e passa abba­stanza di fre­quente per­ché non si riem­pia mai del tutto. Anche dopo la fine della par­tita, col deflusso di 60 mila per­sone, è pos­si­bile tro­vare tanti posti liberi dove sedere.

I posti vuoti sono l’immagine che rimane impressa dell’Arena Corin­thians, la Stam­pante — come viene chia­mato il nuovo sta­dio costato quasi 400 milioni di euro e ancora incom­pleto — a poco più di un’ora dal fischio d’inizio. Come in una par­tita del cal­cio spa­gnolo, il pub­blico arriva tutto alla fine, prima attratto e trat­te­nuto dai negozi e dai risto­ranti del nuovo e moderno impianto e poi con­fuso dalla sua segnaletica interna com­pli­cata. Così che durante la ceri­mo­nia inau­gu­rale, che ini­zia pun­tual­mente alle 15.15, lo sta­dio è ancora mezzo vuoto.

L’UNICA FAC­CIA DA POVERA

Manca il tra­di­zio­nale discorso inau­gu­rale del pre­si­dente. Dilma ha rinun­ciato, ma non rie­sce a sfug­gire ai fischi e agli insulti di una parte dello sta­dio. I fischi si fanno intensi dopo il 2–1 di Ney­mar, otte­nuto col rigore rega­lato dall’arbitro giap­po­nese Nishi­mura. Il rigore della Fifa, così lo chia­mano i gior­na­li­sti bra­si­liani, fa esul­tare la pre­si­dente che viene inqua­drata dai maxi­schermi. Sugli spalti la gente esulta, poi fischia. Il gruppo di atti­vi­sti anti­coppa «Bader­ni­stas» aggiun­gerà il pub­blico dell’Itaquerao alla sua lista di «Con­tra­di­to­rios Bra­si­lei­ros»: quelli che prima par­te­ci­pano alla “festic­ciola” orga­niz­zata dal governo e poi lo insul­tano. Nel difen­dere la sua pro­tetta («que­gli insulti la più grande ver­go­gna mai vis­suta dal paese») Lula iro­nizza sulla com­po­si­zione sociale dei tifosi pre­senti allo sta­dio: «Dilma era l’unica con la fac­cia da povera, lì dentro».

Per ogni par­tita del Bra­sile, il governo fede­rale ha sta­bi­lito una gior­nata di festa nazio­nale. Una folla ocea­nica è radu­nata nel cen­tro di San Paolo, di fronte al maxi­schermo mon­tato per l’occasione.Vestita delle maglie oro del Bra­sile, rap­pre­senta la diver­sità etnica e le diseguaglianze sociali del Bra­sile meglio dell’Arena Corin­thians e della mani­fe­sta­zione anti-coppa di Car­rão. Comun­que la stra­grande maggio­ranza dei bra­si­liani guarda la par­tita in casa, con la fami­glia, per limi­tare le spese.

NELLA FAVELA DO MOINHO

Nel cen­tro di São Paulo c’è anche la Favela do Moi­nho. Diver­sa­mente da Rio, nella capi­tale pau­li­sta le comu­ni­da­des si tro­vano tutte in perife­ria. Moi­nho è l’eccezione. Deli­mi­tata da due binari di una linea fer­ro­via­ria urbana, la favela resi­ste da 25 anni ai ten­ta­tivi di sradicamento pro­mossi dal governo dello Stato (da 25 anni quasi inin­ter­rot­ta­mente in mano al Psdb, il cen­tro­de­stra bra­si­liano). Prima che due grandi incendi nel 2010 e 2011 distrug­ges­sero gran parte delle barac­che, ci abi­ta­vano 1.200 fami­glie. Ora sono solo 450. Poco prima delle 17, ora­rio d’inizio della par­tita, alcunimora­do­res piaz­zano le loro tele­vi­sioni sulla stra­dina ster­rata che con­duce alla piazza cen­trale della favela. L’aspetto di quest’ultima, con un grande ter­reno vuoto al cen­tro e tutt’intorno le barac­che, ricorda i five points di Man­hat­tan in Gangs of New York.

Di fronte a una delle tele­vi­sioni assi­stono alla par­tita i ragazzi del «Comite Popu­lar», invi­tati dalla comu­nità. Sono atti­vi­sti anti­coppa, e tifano tutti per la Croa­zia tranne una ragazza, che esulta soli­ta­ria ai gol della rimonta bra­si­liana. I bam­bini gio­cano a pal­lone nella piazzetta e solo di quando in quando vanno a vedere in tele­vi­sione come sta andando la par­tita. A metà del secondo tempo il Bra­sile è in van­tag­gio. I mora­do­res esul­tano, i loro bam­bini accor­rono in tempo per vedere l’idolo Ney­mar esul­tare. Urlano «Bra­sil!» e tor­nano a giocare.
A pochi chi­lo­me­tri di distanza, nei din­torni dell’Arena Corin­thians, l’occupazione abi­ta­tiva «Copa do Povo» (coppa del popolo) pro­mossa dal Movi­mento Tra­ba­lha­do­res Sem Teto (Mtst) ospita un tor­neo di cal­cio riser­vato alle cate­go­rie di lavo­ra­tori in lotta per un aumento sala­riale. L’Mtst ha strap­pato per Copa do Povo pro­messe gene­ro­sis­sime al governo fede­rale, che voleva evi­tare mani­fe­sta­zioni sco­mode nel giorno dell’inaugurazione. Il movi­mento ha deciso di non unirsi agli anti­coppa di Car­rão ma non fa sconti sul mon­diale: gli occu­panti che vogliono vedere la par­tita non pos­sono usare la tele­vi­sione del movi­mento, che rimane accesa su un altro canale. Chi c’è deve accon­ten­tarsi di vederla sul cel­lu­lare di qual­cuno. Gli altri vanno a veder­sela altrove.
Alcuni nelle vec­chie case, dove sono rima­sti i fami­liari con cui era troppo fati­coso con­ti­nuare a coa­bi­tare tutti i giorni. Altri nei bar vicini: la casa l’hanno lasciata defi­ni­ti­va­mente per gli affitti troppo alti, aumen­tati anche del 100% con la riqua­li­fi­ca­zione di Ita­quera dovuta alla costru­zione dell’Arena Corin­thians. Se il Pt rispet­terà le pro­messe, avranno la loro casa popo­lare nel giro di pochi mesi.

Un ragazzo di nome Rafael, che si dice amico dell’esterno destro del Siena Angelo, è scet­tico. Sostiene che die­tro l’occupazione, e quindi die­tro l’Mtst, ci sono dei par­titi d’opposizione al Pt, ma non sa dire quali. Teme che alla fine della coppa, o a ele­zioni fatte, comun­que nel disin­te­resse dei media, l’occupazione verrà sgom­be­rata. Rafael e i suoi amici tifano Bra­sile ma molto più i club pau­li­sti São Paulo, Corinthians e Palmeiras.

FRONTE DI LOTTA E DI GOVERNO

Sul por­tone del palazzo occu­pato di Rua Josè Boni­fa­cio 367 c’è uno stri­scione dov’è scritto: «Appog­giamo la coppa del mondo 2014». Il Frente de Luta por Mora­dia (Flm), che patro­cina l’occupazione, è vicino al Pt. All’Flm sono piut­to­sto ner­vosi, pro­ba­bil­mente per­ché infa­sti­diti dai suc­cessi poli­tici e media­tici dell’Mtst, che con metodi più spicci e con­te­sta­tari, e in pochis­simo tempo, si è preso tutta l’attenzione dei media e del governo. Una coor­di­na­trice è quasi furente nel dire che nono­stante tutto non smet­terà di «tifare per il Paese».
Un altro respon­sa­bile, che di lavoro fa il camelo, cioè il ven­di­tore ambu­lante, con­fessa che delle par­tite gliene «frega poco» ma è con­vinto che la coppa darà buoni frutti nel lungo periodo. E in ogni caso, anche non fosse, «chi è che ha por­tato qui la con­nes­sione inter­net? Il Pt. Chi ha por­tato il cibo? Il Pt».

Molti dei ragazzi dei col­let­tivi di sini­stra della Usp, la più grande uni­ver­sità pub­blica bra­si­liana, tifano per una vit­to­ria del Bra­sile — sep­pure con mode­ra­zione — per­ché una scon­fitta elet­to­rale di Dilma in otto­bre signi­fi­che­rebbe tempi grami per i movi­menti. Alcuni vote­ranno par­titi alter­na­tivi al Pt — Psol o il par­tito Socia­li­sta di Marina Silva — al primo turno. Poi, al bal­lot­tag­gio, Dilma. La cui soprav­vi­venza poli­tica sembra sem­pre più aggrap­pata — a sen­tire le voci di São Paulo — ai rigori della Fifa e ai gol di Ney­mar. Di ritorno a Bra­si­lia — fedele alla sua nuova linea «dell’orgoglio» — la pre­si­dente ricorda di aver subito «aggres­sioni insop­por­ta­bili» ai tempi della dit­ta­tura e pro­mette che non si farà inti­mi­dire «da qual­che fischio».

 

con la col­la­bo­ra­zione di Lucas Roxo

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