Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

I fratelli Taviani e il 'fine pena mai', continua la corsa all'Oscar di 'Cesare deve morire'

cesare deve morire

La candidatura all'Oscar come miglior film straniero di Cesare deve morire dei fratelli Taviani, che l'ha spuntata in volata su Diaz – Don't clean up this blood di Daniele Vicari e Reality di Matteo Garrone, arriva indubbiamente alla fine di un anno eccezionale per il nostro cinema.

 

Quella definita in questi giorni è solo una precandidatura – la cinquina finale verrà stabilita nel prossimo gennaio –, ma l'accoglienza che la pellicola ha avuto in ambito europeo, con l'Orso d'Oro a Berlino, fa ben sperare per il prosieguo del percorso.

Girato in forma di docu-film, Cesare deve morire descrive il tentativo di rappresentare, nel carcere di Rebibbia, l'opera shakesperiana Giulio Cesare. Gli attori sono dunque tutti non professionisti, ovvero detenuti, ed alcuni di questi sono stati condannati al “fine pena mai”. Di conseguenza, oltre alle prove per la tragedia messa in scena dal regista teatrale Fabio Cavalli, il film si impone di entrare nella quotidianità del regime carcerario.

Il maggior pregio della pellicola è proprio questo: è riuscita ad entrare nelle carceri e a sconfessare alcuni stereotipi sulla criminalità congenita all'interno delle strutture detentive. Umberto Veronesi, nel febbraio scorso, in un articolo in cui confutava l'inutilità scientifica dell'ergastolo, arrivava ad affermare: “Cesare deve morire, sembra darci ragione. Infatti un nutrito gruppo di carcerati dell’istituto romano di Rebibbia si rivela fatto di bravissimi attori cinematografici. Dotati, oltre che di un forte senso artistico, anche da umanissimi sentimenti.”

A confermare questa valutazione, sicuramente considerata come una provocazione nel nostro Paese, c'è il percorso intrapreso, ad esempio da uno dei protagonisti del film, Cosimo Rega, che ha da poco pubblicato la sua autobiografia dal titolo Sumino 'o Falco – Autobiografia di un ergastolano (Robin Edizioni), in cui mette insieme tutti i tasselli del suo percorso, dal primo periodo detentivo a metà degli anni Settanta fino all'esperienza teatrale nel carcere di Rebibbia, come fondatore della “Compagnia Teatrale Liberi Artisti Associati” ed animatore dei circoli Arci da lui promossi nell'istituto penitenziario.

L’abolizione della pena dell’ergastolo ostativo, definito come “pena di morte viva”, è poi al centro di una proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Carmine Musumeci, un “fine pena mai” che come Cosimo Rega ha iniziato un percorso intellettuale, fino a diventare uno stimato scrittore, al quale tra l'altro i 99 Posse hanno anche dedicato un brano del loro ultimo album.

La speranza è che la solidarietà pubblica di molte personalità di varia estrazione politica e culturale, dal già citato Umberto Veronesi al fondatore di Libera Don Luigi Ciotti, fino ad arrivare a Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, l'ottimo riscontro ottenuto dal film dei fratelli Taviani, l'impegno sociale di detenuti condannati all'ergastolo ostativo servano a riaprire il dibattito sulla questione.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info