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Repressione violenta in Brasile mascherata da lotta alla corruzione

Arresti, sparatorie contro lavoratori e scuole di partito, minacce, ripercussioni sulle appartenenze politiche, sospensione dei diritti e delle garanzie. In un silenzio violento da parte della politica e dei media occidentali il Brasile rivive i segni di un passato che fa paura. Riceviamo e pubblichiamo il racconto di quanto sta succedendo in Brasile e che Dario de Sousa e Silva Filho - sociologo e professore presso l’Università Statale di Rio de Janeiro, UERJ - sta vivendo in prima persona: da un anno il governo Temer ha avviato una politica di oppressione delle classi sociali più deboli con tagli degli stipendi e della spesa sociale e di repressione violenta delle proteste e dei movimenti, mentre regala esenzioni fiscali alle aziende private. Il tutto travestito dalle esigenze di austerità contro la crisi economica e di lotta alla corruzione, nell’indifferenza dei media e delle istituzioni in Italia e Europa. Un’importante riflessione sul rischio di deriva autoritaria delle istituzioni democratiche.

A Idomeni, tra i dimenticati sulla soglia d'Europa

Appena arrivi a Idomeni la prima cosa che ti colpisce è l’odore di plastica bruciata. La legna scarseggia e per scaldarsi la gente brucia vestiti e oggetti di plastica. Non è chiaro dove inizia e finisce la tendopoli, lungo la strada ci sono diversi agglomerati di tende anche al di fuori del paese, ma è facile intuirne il centro: è dove la linea ferroviaria incontra il confine.

Anziano accoglie in casa richiedenti asilo: "Vogliono una vita"

"Ospitateli a casa vostra", è una delle frasi più ricorrenti tra i commenti di chi, sui social network, con fare razzista, respinge in toto concetti come quelli di accoglienza e integrazione. E lui, Romano Busdraghi, classe ’33, residente a Venturina, in provincia di Livorno, ha preso sul serio questo invito e ha deciso di accogliere sette profughi africani, arrivati in zona attraverso la cooperativa Odissea di Lucca, nella propria abitazione, dimostrando come il nostro non sia un Paese dominato dal becero razzismo.

Poggioreale: detenuto affetto da cancro, “curato con la tachipirina”

Hanno inscenato un sit-in insieme a Luigi Mazzotta e Rosa Criscuolo, dell'associazione radicale “Per la grande Napoli” e ad altri esponenti radicali ed ex detenuti, i familiari di Luigi Moscato, un detenuto di 55 anni affetto da cancro ai polmoni con metastasi sparse, che si trova nel penitenziario napoletano di Poggioreale. La moglie, Lucia Buccino, lancia una pesante accusa: “Lo ‘curano’ solo con la tachipirina”. Dure anche le accuse di Francesco Moscato, fratello del detenuto, che non risparmia critiche all'ospedale Cardarelli e al primario del reparto di Pneumologia: “Come si è permessa questa persona, davanti al caso di un malato così grave, di rispedirlo qua?".

Forze militari europee nella Repubblica Centrafricana, anche l'Italia va alla guerra?

Da circa un anno, da quando il presidente Bozizé, deposto dal gruppo armato di Séléka, venne costretto alla fuga e il potere passò quindi nelle mani di Michel Djotodia, membro di Séléka, e primo presidente musulmano in un paese a maggioranza cristiana, nella Repubblica Centrafricana è in corso una guerra civile che ha 'costretto' all'invio di una missione di peacekeeping formata da un contingente interforze di militari di altri Stati africani. A questi, vanno sommati un paio di migliaia di soldati francesi presenti nel Paese e – notizia di questi giorni – altri 800 militari provenienti da tutta Europa, compresa l'Italia.

Violenze nel carcere di Vicenza, denunciati 15 secondini

Il pubblico ministero di Vicenza, Alessandro Severi, ha inviato nelle scorse ore 15 avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti agenti di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere San Pio X del capoluogo di provincia veneto. Tra questi, ispettori, sovrintendenti e anche un sostituto commissario, accusati da almeno cinque detenuti che in più occasioni hanno denunciato abusi nei loro confronti. Gli accusati si difendono parlando di “circostanze prive di fondamento, fatti che non esistono”, le voci su quando accade nel penitenziario si rincorrono ormai da anni, tant'è che nel novembre 2012, al termine di un'ispezione, l'allora parlamentare radicale, Rita Bernardini, parlò esplicitamente di “carcere degli orrori”.

Suicidi, tentati suicidi e morti sospette, l'emergenza carceri non conosce tregua

“E' vero, non tutti hanno la possibilità di bussare alla porta del ministro della giustizia, non tutti hanno un diretto contatto. Ma posso garantire che nessuno più di me avverte questa disparità in tutta la sua dolorosa ingiustizia. E’ difficile essere vicini a tutti”: con queste parole il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, sosteneva alle Camere la bontà del proprio operato, respingendo il pressing sulle dimissioni arrivato da più parti. Parole dimenticate e chiuse a chiave in un cassetto nel giro di pochi giorni, perché l'emergenza carceri è ripresa. Anzi, non si è mai fermata, nemmeno – come abbiamo sottolineato – nei giorni in cui si consumava l'affaire Ligresti.

Affaire Ligresti, non convincono le "buone intenzioni" della Cancellieri

“Il ministro della Giustizia deve essere responsabile e ha il dovere di rispettare le leggi, ma deve anche avere il diritto di essere un essere umano. Ho la coscienza a posto, non darò le dimissioni: si dimette chi ha cose di cui pentirsi. Negli ultimi tre mesi ho fatto più di cento interventi per persone che ho incontrato nel corso delle mie visite in carcere o i cui i familiari si sono rivolti a me anche solo tramite una e-mail. Ho fatto il mio dovere”. Così il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, parlando al congresso dei Radicali a Chianciano, ha giustificato il suo operato rispetto al caso di Giulia Ligresti. Nei giorni in cui il ministro si prodigava per il caso della giovane imprenditrice, però, nel nostro Paese, in un Cie, uno di quei luoghi in cui la disumanità è tendenzialmente superiore a quella dei penitenziari, un migrante moriva di infarto.

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