Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Il Guardian: "A salvare i ciclisti non sarà la tecnologia ma una nuova idea di strada"

  • Scritto da  Sara Corradi
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
Il Guardian: "A salvare i ciclisti non sarà la tecnologia ma una nuova idea di strada"

Sono stati quasi 300 nel 2012 in Italia i morti sulle strade tra coloro che andavano in bicicletta, secondo un rapporto Aci-Istat pubblicato nello scorso novembre. Nel nostro Paese si vendono sempre più biciclette e, addirittura, la cifra delle bici vendute ha superato quella delle auto - una tendenza comune a molti altri Paesi europei. Tuttavia, ben pochi passi avanti si sono fatti per garantire che le nostre città siano sempre più a misura di bicicletta, anche se la campagna #salvaiciclisti è riuscita, negli ultimi due anni, ad imporre sempre più le proprie parole chiave all'attenzione dell'opinione pubblica. 

Anche in altri Paesi, dove i dati sugli incidenti che vedono coinvolti i ciclisti sono meno tragici che in Italia, è molto acceso il dibattito su quale sia la strada giusta per garantire la sicurezza di chi va in bici. Nel Regno Unito è di pochi giorni fa una riflessione di Peter Walker sul Guardian, che sostiene che a ben poco possa servire l'introduzione di nuovi strumenti tecnologici che dovrebbero servire a segnalare, ad esempio, quando una bici è in pericolo per essersi avvicinata troppo a un mezzo pesante, e si sofferma sull'importanza di ripensare del tutto la struttura delle strade per fare in modo che i ciclisti non debbano in nessun caso incrociare veicoli a motore sul loro cammino - cosa che persino sulle piste ciclabili succede un po' troppo spesso, anche da noi.

Abbiamo tradotto per voi qui di seguito l'articolo del Guardian, che pensiamo possa servire da spunto anche per il dibattito in corso nel nostro Paese.

"Nel Regno Unito, a volte, il dibattito sulla sicurezza dei ciclisti urbani somiglia a uno dei filoni di pensiero che caratterizzano l'altrettanto acceso dibattito sul riscaldamento globale: l’accesa speranza che le nuove tecnologie possano fare sì che i governi non debbano prendere decisioni politicamente difficili e che sfruttano poco o nulla l'innovazione tecnologica.

"Non c’è niente di male nell’introdurre sistemi radar che permettano agli autisti di camion e altri mezzi pesanti di accorgersi che una bicicletta sta passando un po' troppo vicina al loro veicolo. La maggior parte dei ciclisti, immagino, vedrebbero con favore l'introduzione di questi sistemi. Ma, in un certo senso, non è questo il punto.

"Nei Paesi Bassi e in Danimarca, Paesi in cui quella della bicicletta è una cultura di massa e persone di tutte le età vanno quotidianamente in bici al lavoro, a fare la spesa o a scuola, in genere le strade sono progettate in modo tale che chi va in bicicletta non debba in nessun caso trovare sul proprio percorso mezzi pesanti e altri veicoli potenzialmente pericolosi. In che modo? Con piste ciclabili del tutto separate dalla strada e incroci e rotonde fatti in modo da evitare ai ciclisti di dover andare dritto mentre altri veicoli svoltano tagliando loro la strada - una caratteristica che ricorre in molti incidenti mortali che vedono coinvolti ciclisti a Londra.

"Si tratta di sistemi ben noti, e presto anche a Londra si inizierà a sperimentare qualcosa di analogo. Ma per fare un salto di qualità che veda il Regno Unito passare dalla situazione attuale, in cui solo il 2 per cento degli spostamenti avviene in bicicletta, a un dato più simile a quello olandese (superiore al 20 per cento), si deve decidere di dedicarsi, per i prossimi decenni, a progettare strade a misura di ciclista e a disincentivare l'uso dei veicoli a motore, e di destinare risorse a questo scopo. Una strada che, fino ad oggi, nessun governo britannico ha avuto il coraggio o la lungimiranza di intraprendere.

"C’è poi anche un altro aspetto che va evidenziato, che potrebbe apparire in contraddizione con quanto già detto: nonostante l'urgenza di apportare miglioramenti concreti alla sicurezza stradale, andare in bicicletta resta, in linea generale, assolutamente sicuro. Le cifre ufficiali sugli incidenti nel Regno Unito rivelano che andare in bici è meno pericoloso che andare a piedi, in proporzione alla distanza percorsa, e sono parecchi gli studi che mostrano che i vantaggi per la salute sono addirittura 85 volte maggiori dei possibili rischi. E come sottolineano i medici coinvolti nelle campagne per gli spostamenti attivi condotte dal sistema sanitario britannico, gli anni trascorsi stando seduti, fermi, in macchina, mangiando cibi tutt’altro che salutari, sono statisticamente più rischiosi, anche se le conseguenze sono all’apparenza meno tragiche, più “normali”. Nel 2012, 122 persone sono morte nel Regno Unito andando in bicicletta. Si stima invece che l’inattività sia stata la causa di morte di 37mila persone nella sola Inghilterra."

Ultima modifica ilDomenica, 05 Gennaio 2014 12:27
Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info