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Ricominciamo da noi. Un laboratorio per l’Italia di domani

ricomincia da teSu la testa! è il nome e l’imperativo di un nuovo progetto che ha messo subito i piedi sull’indigesto piatto del dibattito di un centro-sinistra schiacciato dall’eredità e dagli spettri futuri di Monti, il cui tenore riesce sistematicamente a non toccare le ferite aperte di un’Italia e di un’Europa in balìa di una crisi epocale.  Semplici e coraggiose le idee che questo gruppo di cittadini e cittadine, per la quasi totalità non addetti ai lavori della politica, delinea oggi nel manifesto per un nuovo laboratorio e “gruppo di pressione” che incalzi le sinistre su contenuti precisi, attraverso una carta di proposte aperte e da costruire coinvolgendo direttamente i soggetti immediatamente esposti alla mannaia dell’austerity.

Le ragioni che danno vita a questo appello sono le stesse che esprimono al meglio questa fase di profonda trasformazione degli assetti politici, istituzionali ed economici, con un definitivo tracollo delle forme di legittimazione e rappresentanza democratica che ci hanno introdotto nel pieno di una transizione da una seconda repubblica ad una “terza” in cui il montismo si presenta come dispositivo di dominio permanente del capitalismo finanziario. Una crisi di sistema che, in Europa come in Italia, apre una frattura nello spazio politico rispetto a cui non sembra più possibile gettare il ponte di una mediazione possibile e che, al contrario, pone mai come adesso l’urgenza di una scelta di campo. Gli anni della crisi hanno fatto saltare definitivamente l’opzione in grado di coniugare, alla meno peggio, una forma residuale di stato sociale con la piena fedeltà alla conservazione del governo economico e finanziario dell’Europa. Oggi quella stessa Europa, gli investitori internazionali e lo spread stringono ogni giorno la presa attorno al collo dei PIIGS, ridimensionando drasticamente, fino a schiacciare, le trincee di ogni risposta socialdemocratica: il caso di Hollande è esemplare in questo.

Oggi anche chi parla di equità, di giustizia sociale, se non di reddito e di “superamento dell’agenda Monti” non si sogna di mettere in discussione la necessità di “prendere tutte le misure che saranno richieste a salvaguardia della moneta unica” e il rispetto del Fiscal Compact, come appunto si evince dalla piattaforma sottoscritta da tutti i candidati alle primarie del centro-sinistra. Eppure ogni altra misura a sostegno del reddito, di ricostruzione del welfare, di ripresa produttiva, passa prima di tutto dal cappio che il prossimo governo avrà sui propri bilanci e sulla capacità di spesa: cercare di spingere questo elefante sotto il tappeto della campagna elettorale è indice della bassa statura delle classi dirigenti di un centro-sinistra che in Italia appare sulla soglia del capolinea. 

L’ideale decalogo che Su la testa! propone a tutti noi, non a caso, si apre con due punti e due proposte su cui difficilmente le forze politiche e sociali di alternativa potranno esimersi dal confrontarsi. In primo luogo ricostruire un’Europa dei cittadini e dei diritti strappandola al dominio dei tecnocrati e agli interessi della grande finanza internazionale: regolare i mercati e tassare le transazioni finanziarie oggi non rappresentano il programma della rivoluzione mondiale, ma la premesse (rivoluzionarie) di una condizione di sostenibilità minima del sistema economico. E questa appare la sola condizione realistica per liberare le risorse e gli spazi di intervento necessari a poter avviare un processo di rifondazione del welfare e dei diritti del lavoro in controtendenza rispetto all’offensiva decennale che si è abbattuta sul modello sociale europeo consegnandolo prematuramente nel cassetto delle belle intenzioni mai realizzate. Contrastare la precarietà, restituire dignità al lavoro, liberare risorse per un reddito di cittadinanza che tuteli i giovani dai ricatti di un mercato selvaggio: queste le priorità non più rinviabili per restituire un futuro a intere generazioni e costruire un modello di sviluppo alternativo per un’Europa che non voglia continuare a disintegrarsi sotto la violenza predatoria delle lobby transnazionali.

Tutte le proposte di questa carta, dalla ridistribuzione della fiscalità ai diritti civili, dalla tutela dei beni comuni al reinvestimento nella formazione pubblica, rappresentano al meglio la base di ogni confronto per la costruzione di proposta programmatica in grado di unire, nelle loro differenze, le lotte di tutti i movimenti che oggi, come negli ultimi anni, hanno costituito il solo vero laboratorio politico e fronte di resistenza al rullo compressore delle destre conservatrici, prima nella versione burlesque di Berlusconi, adesso col volto impassibile dei tecnocrati della Commissione europea. Da queste forze vive che emergono ogni giorno di più nella società, dallo sdegno e dall’esasperazione che spinge il cittadino a impegnarsi, scendere in piazza, organizzarsi, può nascere l’unica controffensiva diffusa a un sistema politico asfittico e militarizzato come una roccaforte, di cui anche i partiti del centro-sinistra, al momento delle scelte concrete, si rivelano loro malgrado guardiani. Ma solo condividendo questi percorsi, mettendoci in discussione e incontrandoci sulle idee e sulla comune volontà di unire le nostre forze nell’obiettivo di un nuovo fronte politico e sociale a sinistra, potremo restituire a noi stessi e al Paese la speranza e la prospettiva reale di un cambiamento, la convinzione per poter alzare lo sguardo a un futuro migliore. Perché di chinare la testa non abbiamo alcuna intenzione.

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