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Codici identificativi di polizia, in quasi 90mila rispondono all'appello di Paolo Scaroni

Codici identificativi di polizia, in quasi 90mila rispondono all'appello di Paolo Scaroni

Sono passati più di otto anni da quando un tifoso bresciano, al termine di una partita di calcio tra la sua squadra e l'Hellas Verona, venne pestato da un gruppo di agenti, tanto da non riprendersi mai più e da divenire invalido al 100%. Oggi, Paolo Scaroni, due mesi dopo la riapertura del suo caso e l'indizione di un processo d'Appello, ha preso carta e penna e ha rivolto un appello al vicepremier Angelino Alfano, per richiedere che ciò che è accaduto a lui non si ripeta più e che vengano inseriti dei codici identificativi sulle divise delle forze di polizia.

L'ultras bresciano ha così riacceso l'attenzione, attraverso la pubblicazione della sua lettera su Change.org, una petizione sottoscritta da quasi 90mila persone, ma che ha l'ambizioso obiettivo di arrivare a 150mila adesioni, su un tema, quello dei numeri identificativi per le forze di polizia, che in più occasioni nei mesi scorsi abbiamo trattato [1] [2] [3], lanciando anche una nostra petizione, sottoscritta da alcune decine di migliaia di lettori.

Le parole di Paolo non lasciano spazio alle interpretazioni: “Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia, non avrò molti margini di miglioramento. Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna”.

L'ultras ha poi spiegato: “I poliziotti che mi hanno pestato erano tutti a volto coperto, quindi non identificabili. La sentenza del primo grado al mio processo ha portato all’assoluzione per insufficienza di prove di sette poliziotti imputati. Eppure la corte ha stabilito che è stato usato un manganello, che sono stati scagliati più colpi, che lo strumento era vietato dal Ministero dell’Interno, che la carica della polizia non era stata autorizzata, che il lancio di lacrimogeni era esagerato per la situazione, che le lesioni potevano cagionare la morte e che le riprese dei fatti siano state manomesse".

"La polizia è colpevole ma il fatto che i poliziotti avessero agito a volto coperto ha portato ad un’impossibilità di stabilire chi ci fosse dietro quei passamontagna. Le responsabilità della polizia sono state accertate. Ma non ci sono colpevoli, non possono esserci”, sentenzia Paolo, concludendo in maniera decisa: “Chiedo che anche in Italia i codici identificativi sulle divise delle Forze dell'Ordine vengano resi obbligatori. I codici identificativi non sono penalizzanti in alcun modo per le forze dell'ordine che non hanno nulla da nascondere, anzi rappresenterebbero anche per loro l'opportunità di riacquisire credibilità”.

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