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Numero identificativo: 'apertura' dalla politica? Polizia in subbuglio

numero identificativo poliziaPremessa: nel titolo dell'articolo la parola "apertura" è volutamente tra virgolette. Se per “apertura” si intende una delle frasi fatte più di frequente ribadite in questi giorni, vale a dire “Sì ai numeri identificativi, ma anche i manifestanti vadano senza protezione”, concetto espresso ad esempio anche dal candidato alle primarie Bruno Tabacci e dallo scrittore Michele Serra, che hanno comunque sottoscritto la nostra petizione, allora siamo di fronte solo ad un tentativo di ribaltare i termini della questione.

Se poi per “apertura” si intende inasprimento delle pene, va ricordato che in Italia è ancora in vigore una delle leggi a tutela dell'ordine pubblico più repressive nel mondo occidentale, la cosiddetta “Legge Reale”, approvata negli Anni di Piombo e mai abolita, che nei primi quindici anni di applicazione ha causato 250 vittime, molte delle quali per abuso di potere da parte delle forze dell'ordine.

Svolgimento: sabato scorso, mentre era a Rimini per un convegno, il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri è stata contestata da alcuni attivisti. Il ministro ne ha approfittato per rettificare le prese di posizione immediatamente successive agli scontri di mercoledì scorso, quando si era complimentata con le forze dell'ordine per aver gestito una situazione non facile (“perché c’era tutta Italia che bolliva con manifestazioni dal nord al sud e cortei che non hanno seguito i percorsi stabiliti ma sono andati altrove”) ed ha aperto agli identificativi per le forze dell'ordine: “È una cosa su cui stiamo lavorando, si può ragionare, ma non deve mettere in pericolo l’operatore. Si può ragionare sul numero identificativo, ma non sul nome, in modo tale da tutelare la sicurezza dell’operatore”. Alle parole del ministro hanno fatto seguito ieri quelle del capo della Polizia Antonio Manganelli, che ritiene quello sul numero identificativo “un dibattito destinato a risolversi. Credo che si troverà un punto d'incontro che possa essere un segnale di predisposizione al dialogo”. Piccolo appunto a quanto dichiarato dal ministro: nessuno ha mai parlato di nome e cognome ben impresso sulla divisa, ma di matricole identificative messe a disposizione della magistratura per punire eventuali abusi.

Proposta che peraltro è in piedi da almeno dieci anni: il 24 settembre 2001, tre deputati di Rifondazione comunista, a seguito degli abusi perpetrati dalle forze dell'ordine durante il G8 di Genova, presentarono una proposta di legge denominata “Norme in materia di identificazione delle forze di polizia”, in cui all'art. 4 comma 1 si legge “Il casco di protezione indossato dal personale delle forze di polizia, secondo quanto previsto dai decreti di cui all'articolo 1, deve riportare sui due lati e sulla parte posteriore una sigla univoca che consenta l'identificazione dell'operatore che lo indossa”. La proposta di legge ottenne, nel maggio dell'anno successivo, il parere favorevole da parte della commissione Giustizia, me venne rigettata dalla commissione Difesa. C'è poi un disegno di legge presentato in questa legislatura dai deputati radicali Donatella Poretti e Marco Perduca ed assegnato alla commissione Affari Costituzionali il 24 marzo 2010, il cui iter non è mai stato avviato. Il disegno di legge consta di un solo articolo e riguarda l'identificabilità del personale di polizia. Nella giornata odierna, un comunicato ufficiale del Partito Democratico chiede che a quel disegno di legge venga data la massima priorità.
A favore dell'identificativo si è schierato, in un'intervista al quotidiano La Repubblica, anche Gianni Ciotti, segretario provinciale del Silp Cgil Roma, che a proposito dei fatti di Roma del 14 novembre scorso commenta: “con l'identificazione alfanumerica sarebbe stato tutto più facile. Per la magistratura, tanto per cominciare. E poi nell'opinione pubblica ci sarebbe stato tutto un altro effetto: non si sarebbe parlato di polizia violenta ma della violazione di una sola persona”.

Intanto molti sindacati di polizia hanno fatto sapere di aver invitato i propri iscritti a prendersi un giorno di permesso per la giornata di sabato, quando la Capitale sarà attraversata da diversi cortei. Il Coisp, attraverso il suo segretario generale Franco Maccari, attacca Manganelli sull'argomento: “Le scuse inopportune, le affermazioni incredibili di Manganelli sono peggio dei calci tirati dai manifestanti contro il nostro collega rimasto a terra. Perché il Capo della Polizia, anziché accettare che i suoi uomini vengano marchiati come le bestie, non pretende che vengano dotati di adeguati strumenti di difesa?”. Contrario agli identificativi anche il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia: “Accogliamo con favore le prese di posizione del ministro Cancellieri sul Daspo per i manifestanti, proposta che abbiamo rilanciato noi come sindacato nei giorni scorsi. Nel contempo, al ministro e al Governo tutto ribadiamo l’indisponibilità delle donne e degli uomini delle forze di polizia a essere schedati in ordine pubblico con un numeretto o una matricola”.  

Nel frattempo tra le adesioni raccolte da Micromega arrivano anche le dichiarazioni di sostegno di tre candidati alle primarie: oltre al già citato Tabacci, anche Nichi Vendola e Laura Puppato si sono espressi favorevolmente. 

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