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Bologna: studenti e "funamboli" precari occupano l'ex maternità

Bologna: studenti e "funamboli" precari occupano l'ex maternità

Si moltiplicano le occupazioni da parte degli studenti in giro per l'Italia in vista delle mobilitazioni del 15 e 16 novembre. Dopo la mensa liberata di Torino e le due occupazioni a Pisa oggi a Bologna gli studenti e precari riuniti sotto le sigle Funamboli in rivolta, Link Bologna e Unione degli Studenti Bologna hanno occupato e riaperto l'ex maternità splendida struttura in disuso che rischia di finire sfigurata in una grande speculazione edilizia. 

Scrivono gli occupanti sulla loro pagina facebook che "l'ex maternità fu sede universitaria, pronto soccorso ostetrico e scuola materna. A metà degli anni '90 è stato chiuso ad eccezione dell'ala destinata alla scuola materna che rimane tuttora in funzione. Nel 2011 la Provincia ha svenduto lo stabile per metà del valore all'imprenditore Romano Volta che lo ha aperto occasionalmente per mostre ed esposizioni. In progetto c'è la creazione di un grande albergo di lusso, con annesse enoteca, birreria e altri servizi. Siamo stanchi – aggiungono – di vedere il nostro patrimonio pubblico svenduto a privati che pensano unicamente al proprio profitto e lo svuotano dell'importante funzione sociale"

ex maternità bologna

Il comunicato dell'occupazione

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura...Viviamo il tempo della crisi. Le nostre città, i nostri bisogni, i nostri desideri, giacciono intrappolati nelle logiche di un mercato che per noi sono sempre di più una coperta scura che non lascia intravedere il nostro futuro. Ci hanno sottratto la libertà di vivere a Sand Creek, la nostra valle, e ci hanno voluto convincere della bellezza del ferro e della stabilità. Fino ad ora siamo stati dei puntini. Come Mohawk siamo stati costretti a salire sopra i grattacieli, a vivere sul filo del rasoio  costretti a diventare funamboli.  Abbiamo scoperto che  i grattacieli sono maestosi solo perché li pensiamo tali. Noi vogliamo scalarli e guardarli dall'alto, rovesciare la prospettiva, sorridere di fronte alla piccolezza  della meschinità dell'uomo bianco. Dall'altezza possiamo intravedere quanti grattacieli ci siano vicino a noi e osservare tanti funamboli che combattono contro la paura della caduta. Da quassù è  più facile capire l'inganno. Da puntini siamo diventati funamboli in rivolta. Cooperiamo invece che competere, coospiriamo le evasioni e uniamo le nostre funi per costruire una pedana. 

Non ci fermiamo qui.  Forti della nostra capacità di erigere grattacieli, siamo sempre più convinti della possibilità di decidere anche la loro forma, i materiali, le soggettività che devono accogliere. È per questo che ora ci apprestiamo a scalare l'ex Maternità, perché non ci sta bene che diventi un albergo di lusso dell'uomo bianco, ma vorremmo fosse un luogo aperto a tutti coloro che vivono la stessa condizione di perenne equilibrio precario. Siamo stanchi di vedere luoghi pubblici di potenziale aggregazione civile e sociale svenduti a privati solo per risanare le casse di uno Stato indebitato dalle grandi banche e dai diktat della Troika, come sta accadendo in questo momento nella nuova legge di stabilità in discussione in Commissione Bilancio. 

Abituati alla vertigine, noi, impossibilitati a fare delle scelte perché sotto ricatto, abbiamo deciso di guardare da un'altra prospettiva altri luoghi apparentemente dotati di un senso univoco. Uno di questi è l'ex Maternità. Faremo respirare il palazzo, restituiremo un senso ad un luogo collettivo e pubblico, ci prepareremo verso e oltre la manifestazione del 15 novembre. Come i Mohawk siamo stati costretti a scalare, a vivere in equilibrio, sul filo del rasoio, sospesi sul presente. Con questa ennesima legge di stabilità vogliono farci credere che ci sia un'unica via fatta di impoverimento, esclusione sociale e assenza di diritti. Per noi la “stabilità” che vogliono imporci è solo altra precarietà e abusi. È per questo che siamo in rivolta, precari dentro e fuori i luoghi della formazione, funamboli nelle miserie del presente. 

Tuttavia siamo convinti che ci possa essere “un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek”: abbiamo bisogno di  intravedere dall'alto dell'ex Maternità un luccichio, abbiamo bisogno di sognare e costruire la ricchezza del possibile. Succede che “a volte i pesci cantino sul fondo del Sand Creek”. Loro come noi, generazione esclusa, senza diritti, casa, lavoro, reddito, istruzione. Succede che chi aveva sempre provato a far sentire la propria voce ma si  ritrovava solo e non riusciva ad ottenere ascolto, trovi uno spazio-tempo nel quale la voce si possa sentire alta e chiara.  Daremo vita all'ex Maternità questi tre giorni per farla gridare, sarà l'amplificatore dei nostri bisogni e desideri. 

Senza diritti non c'è democrazia, non ci facciamo più ingannare. In questi tre giorni rovesceremo la prospettiva univoca di chi ci ha sempre calpestato, riempiremo le piazze di tutto il Paese il 15 novembre. Sia ben chiaro: è solo il primo passo. Ci siamo stancati di subire politiche economiche lontane dalle nostre necessità. Abbiamo dato tanto da quando abbiamo scalato i grattacieli e abbiamo vissuto per troppo tempo in equilibrio. Ora, dalla nostra posizione rovesceremo tutto e proveremo a tracciare un percorso per restituire un senso alle nostre vite. Saremo imprevedibili e ostinati. Guarderemo dall'alto dell'ex maternità con un sorriso collettivo, saremo in tanti, sempre di più. Vi ricordate che diceva il compagno intellettualoide durante il collettivo? “La felicità è sovversiva quando si collettivizza.”  

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