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Caro prof. Monti, mi dà la libertà di rompere la monotonia del posto fisso?

L'abbiamo già detto più di una volta, purtroppo. Dal governo Monti non ci aspettavamo un drastico cambiamento nei contenuti, rispetto all'esecutivo precedente, ma di sicuro ci attendevamo una rottura nello stile: basta battute demagogiche, largo a un dibattito alto e serio, nel merito delle questioni.

E invece, ancora una volta, i professori ci deludono, e ricadono negli stessi luoghi comuni populisti dei loro predecessori. Il presidente del consiglio Monti, stasera, su Canale 5, di fronte a una domanda sulla precarietà, ha ripetuto la stessa banalità che tante volte abbiamo sentito uscire dalle labbra di Berlusconi, Sacconi e Maroni: “I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia” ha detto Monti, prima di riproporre la cancellazione dell'articolo 18 e quindi la libertà di licenziamento.

Signor presidente del consiglio, lei ha ragione: il posto fisso è monotono. Io non voglio il posto fisso. Voglio poter cambiare, voglio fare cose diverse, nella mia vita. Ma è degno di un accademico e di un rappresentante delle istituzioni far credere che sia l'articolo 18 a impedirmelo, e che la precarietà non sia altro che l'opportunità di cambiare lavoro in maniera creativa e stimolante? 

Prof. Monti, lei ha detto una bugia, stasera, in tv. Perché la libertà di cambiare lavoro a seconda delle proprie capacità, scelte e opportunità è propria del contratto a tempo indeterminato. Nessuno impedisce a chi ha un posto fisso di rinunciarvi, mentre la precarietà e il licenziamento libero rendono impossibile ogni libera scelta. È una pura e semplice questione di potere: se ho un posto garantito, posso rinunciarvi, mentre se sono precario o non tutelato dell'articolo 18, sono in balia dell'arbitrio di un'altra persona, il mio datore di lavoro, che può disporre di me a piacimento, può decidere quando gli servo e quando non gli servo più, può decidere quando ho dei diritti e uno stipendio e quando non li ho più, può decidere quando sono libero di scegliere cosa fare della mia vita e quando invece devo obbedire e adattare i miei tempi di vita ai cicli della produzione.

Il problema non è la monotonia del posto fisso, il problema è: chi ha il potere di romperla? Devo essere io a poter decidere quando e come fare la mie scelte, o la mia vita dev'essere determinata da qualcun altro?

Vede, professore, lei sta facendo la lezione sulla monotonia del posto fisso a una generazione che è già abituata a tutt'altro. Io ho 28 anni, mi sono laureato 3 anni fa e da allora ho già cambiato 4 lavori diversi. Monotonia? Beh, dipende: qualche volta ho deciso io di cambiare, per cercare nuovi stimoli, nuove opportunità, o magari condizioni migliori. Altre volte non è stato così: scade il contratto e ciao, a casa. Una volta, addirittura, sono stato cacciato. Non licenziato, no, perché per essere licenziati bisogna avere un contratto, mentre io ero un collaboratore autonomo. Talmente autonomo che, una mattina, il mio unico committente mi ha comunicato con una telefonata di mezzo minuto che non intendeva più avvalersi delle mie prestazioni, dopo che avevo ritardato di mezz'ora una consegna per accompagnare mio padre in ospedale d'urgenza.

È questa l'alternativa alla monotonia che ci vuole proporre, prof. Monti? Davvero o restiamo tutti per 40 anni avvitati alla stessa scrivania o alla stessa catena di montaggio oppure ci dobbiamo rassegnare a essere trattati a pesci in faccia, scaricati per telefono per essersi presi un permesso, un giorno di ferie o di malattia, non previsti dalla nostra miracolosa condizione di per niente monotoni collaboratori autonomi?

Signor presidente del consiglio, ci faccia un piacere: non ci prenda per il culo. Può dire che ritiene la precarietà ineluttabile di fronte alla globalizzazione, può argomentare che l'abolizione dell'articolo 18 è una richiesta che le imprese le impongono altrimenti delocalizzeranno, può prometterci che ci darà l'accesso a welfare, mutui, servizi (oggi preclusi ai lavoratori non-monotoni). Ma non può dirci che la precarietà e il licenziamento libero sono l'alternativa alla monotonia.

Le assicuro, prof. Monti, che non è il posto fisso a fare la monotonia. Secondo lei, quando ci fanno un contratto a progetto per scrivere 6 articoli al giorno a 7 euro l'uno, o quando firmiamo un contratto interinale per farci venire le piaghe sulle mani caricando e scaricando bottigliette di plastica da un nastro trasportatore, non vorremmo rompere la monotonia? Noi non vedremmo l'ora, di avere la libertà e il diritto di dare un calcio alla monotonia. Ma quello che lei ci sta proponendo è la permanenza in quello stato di monotona schiavitù a vita, con l'obbligo di prendere invece volentieri un calcio in culo, ogni volta che il nostro datore di lavoro lo riterrà necessario.

Vuole abbattere la monotonia, prof. Monti? Bene, lasci fare a noi. Ci dia un contratto libero dell'incubo della scadenza e dal ricatto del licenziamento. Le assicuro che saremo ben lieti di abbandonare la monotonia di quel posto di lavoro appena ce ne verrà la voglia. Proviamo?

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 14:15
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