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Giuseppe Montalbano

Giuseppe Montalbano

Dottorando in Teoria Politica, militante sinistro, attivista dell'ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani), collaboratore di MicroMega e alcune altre cose... Si aggira nonostante Trenitalia fra Palermo, Roma e Torino, unendo il sud e il nord del Paese.

 

Il bluff europeo. Note al vertice del 28 giugno

Monti-MerkelNon hanno lesinato incensi e lodi i maggiori organi d’informazione nazionali nel presentare all’opinione pubblica il successo di Monti all’ultimo Consiglio europeo del 28 giugno: un colpo a segno contro la rigida linea della cancelliera Merkel che, nella lunga nottata del vertice di Bruxelles, sembra aver trovato nei gol di Balotelli la più evidente anticipazione premonitoria. Ma quanto c’è di vero dietro questi annunci trionfali? Cosa sarebbero lo “scudo anti-spread” e il “patto per la crescita” che tanto fanno parlare di una svolta nella governance europea della crisi?

Lo stallo a 5 stelle

movimento 5 stelle grillo folla gommoneA pochi giorni dal responso delle urne il Movimento 5 Stelle, primo partito a livello nazionale, vede scoprirsi tutte insieme quelle contraddizioni interne che una straordinaria campagna elettorale era riuscita a mascherare. Se a un giorno dal voto il peso inaspettato acquistato dai 5 Stelle quale vero ago della bilancia di un prossimo governo poteva aprire uno spiraglio alle lotte per il reddito e per i beni comuni che, al contrario, un buon risultato della lista Monti avrebbe contribuito a tappare, adesso la chiusura aggressiva alle “facce di culo” del PD da parte di Grillo pone all’intero Movimento, ai suoi militanti e ai suoi eletti, la questione non più rinviabile delle sue irrisolte e volute ambiguità. Ancor prima di mettere piede a Montecitorio i 5 stelle stanno già scontando tutte le conseguenze, potenzialmente auto-distruttive, di un’organizzazione-azienda che ha fatto della guerra senza appello a “destra e sinistra” la cifra del proprio successo. Una strategia che adesso, al momento di rispondere alle troppe e contrastanti anime che Grillo e Casaleggio sono riusciti a intercettare con un senso strabiliante del marketing elettorale, rischia di fare implodere questa inedita macchina del consenso. Fin quando si urlava alla morte della Casta mettere insieme i diversi e incompatibili interessi di un elettorato deluso e frustrato da sinistra e da destra, era una cosa: ora che si tratta di prendere delle scelte, si dovrà probabilmente scontentare qualcuno.

Troviamo almeno due, plateali, contraddizioni che, ci pare, il M5S non può risolvere se non a costo di rinnegare in buona parte sé stesso, compromettendo da subito il suo successo. Proviamo a tratteggiarle, col sano proposito di sfuggire con quanta forza avremo in corpo le facili etichette che una simile realtà si è tirata addosso, interrogandoci innanzitutto sulle ragioni di un simile successo e sperando di non diventare l’ennesimo bersaglio di carrellate di insulti e “vaffa”, come capita ultimamente a chi, da sinistra in particolare, tenti di analizzare criticamente il fenomeno Grillo.

Addio a Eric Hobsbawm, lo storico che insegnava a “cambiare il mondo”

Si intitola Come cambiare il mondo l’ultimo libro con cui Eric Hobsbawm ci lascia, spegnendosi oggi all’età di 95 anni a Londra. Un vero e proprio testamento che racchiude il senso più profondo dell’opera di uno storico il cui rigore scientifico è stato un’unica cosa con la volontà di dare voce agli ultimi, gli emarginati, alle lotte sociali e politiche, le speranze e le sconfitte che hanno segnato la complessa storia del movimento contadino ed operaio, le contraddizioni e la possibilità ancora aperte nel futuro delle nostre società. Uno sguardo critico e impietoso che ha posto alcune delle colonne portanti del dibattito storiografico contemporaneo, restituendo dignità ad un approccio marxiano nell’indagine storica come attenzione all’irriducibile complessità delle relazioni tra fattori economici, rapporti di forza sociali e politici, l’antagonismo delle classi in lotta.

Nato nel 1917 ad Alessandria d’Egitto da genitori tedeschi di origine ebraica, si trasferisce con la famiglia a Vienna e nella Berlino dell’ascesa nazista abbraccia il marxismo. Costretto a fuggire in Gran Bretagna dopo la presa del potere di Hitler, studia a Cambridge e intraprende presto una brillante carriera accademica. I suoi primi studi sono dedicati alla storia del movimento operaio britannico, di cui viene indagata la nascita e lo sviluppo delle sue diversificate opzioni politiche che determineranno il carattere peculiare delle lotte sociali e sindacali in Inghilterra (Labouring Men. Studies in the History of Labour, Londra 1964). In seguito la sua attenzione si concentra sulle figure “devianti” della modernità industriale, inaugurando un approccio micro-storico sulle condizioni di produzione e riproduzione sociale del “diverso” e del “soggetto pericoloso”: sono i saggi I ribelli, I banditi e I rivoluzionari (editi in Italia da Einaudi). Ma le due opere monumentali che consacrano Hobsbawm come riferimento imprescindibile per lo studio del mondo moderno e contemporaneo sono il celebre affresco del Novecento Il secolo breve e la trilogia sulla classe borghese: Le rivoluzioni borghesi (Il Saggiatore), Il trionfo della borghesia (Laterza) e L’età degli imperi (Laterza). Il primo, l’opera di certo più conosciuta di Hobsbawm, è un’interpretazione sintetica del periodo che va dalle due guerre mondiali alla fine della guerra fredda, con il crollo dell’Urss: una chiave di lettura del nostro tempo e, insieme, una mappa delle questioni irrisolte, dei punti di attrito e delle brecce che possono essere ancora aperte alle forze di cambiamento nelle società del capitalismo avanzato.

La riflessione sul significato del lavoro storico in rapporto alle questioni di più pressante attualità, secondo quella “cioè la capacità di vedere le cose sia dal proprio punto di vista sia da quello altrui” che rappresenta “una parte importante del lavoro dello storico”, attraversa le pagine della sua biografia Anni interessanti (Rizzoli). Ma è con Come cambiare il mondo: perché riscoprire l’eredità del marxismo (Rizzoli) che Hobsbawm restituisce una visione complessiva dello sviluppo della teoria e della pratica del marxismo quale strumento ancora irrinunciabile nell’analisi del sistema economico e sociale attuale, e insieme punto di riferimento per le lotte per un diverso modello di società. Solo lo sguardo storico permette di cogliere i possibili sviluppi del sistema e i fronti sguarniti su cui concentrare l’offensiva, in particolare nella situazione della crisi attuale: o, per dirla con le sue parole, “è palese che il funzionamento del sistema economico debba essere analizzato sia storicamente, come una fase e non la fine della storia, sia realisticamente, vale a dire non in termini di un equilibrio di mercato ideale, ma di un meccanismo interno che genera crisi periodiche potenzialmente in grado di mutare il sistema. Quella attuale potrebbe essere una di queste”. Una storia come premessa per l’azione e per una strategia di cambiamento: questa la più grande eredità che la storiografia marxista di Hobsbawm ci lascia.

Ed è con le parole che concludono Il secolo breve che vogliamo ricordare un grande maestro, fare tesoro del suo insegnamento mentre, adesso senza di lui, restiamo a lottare “nel mondo grande e terribile”.
“Se l’umanità deve avere un futuro nel quale riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il terzo millennio su questa base falliremo. E il prezzo del fallimento, vale a dire l’alternativa a una società mutata, è il buio”.

Quirinale Bene Comune: il presidente della Repubblica e la svolta possibile

Stefano RodotàUno spiraglio improvviso nella notte in cui tutte le alternative sono nere. L’esito delle “quirinarie” del M5S apre inaspettatamente un possibile scenario in grado di sparigliare le carte nel campo del centrosinistra, isolare Renzi, mettere all’angolo il PDL insieme allo spettro di un governissimo targato Berlusconi e, allo stesso tempo, far saltare le contraddizioni interne al grillismo. Questa via di fuga ha oggi un nome: Stefano Rodotà.

Arrivato terzo alle consultazioni telematiche dei 5 stelle per la scelta del candidato al Quirinale, e ora indicato ufficialmente da Grillo come il candidato del suo MoVimento dopo la rinuncia di Gabanelli e Strada, Rodotà si presenta subito come la vera opportunità per il centrosinistra di aprire un’intesa con Grillo, offrendo un concreto segnale di discontinuità rispetto all’era in cui la “stabilità e fiducia dei mercati” veniva anteposta da Re Giorgio alla tutela di una Costituzione fatta di diritti sociali e di democrazia sostanziale, assestando un colpo decisivo al risveglio del Caimano e scongiurando quelle ‘larghe intese’ pronte a stritolare per i prossimi mesi ogni istanza di rinnovamento delle politiche economiche.

Referendum e legge di stabilità: il saluto di fine anno

Napolitano e MontiIl decreto di scioglimento delle camere è arrivato puntuale il 22 dicembre, firmato dal Presidente della Repubblica dopo aver sentito i presidenti del Senato e della Camera dei deputati. Si voterà i prossimi 24 e 25 febbraio, come indicato dal decreto di convocazione dei comizi elettorali. "La strada era già segnata, non esisteva alcuno spazio per ulteriori sviluppi in sede parlamentare", ha dichiarato Napolitano al Quirinale nel corso della breve conferenza stampa.

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