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Filippo Riniolo

Filippo Riniolo

Filippo Riniolo, milanese di nascita, romano d'adozione si occupa di arte conteporanea e di comunicazione.

Occupar-RSI, una fabbrica occupata contro la speculazione

Continua l'occupazione della fabbrica RSI SpA (Rail Service Italia, ex Wagon List) a Roma, dove il 20 Febbraio 59 operai addetti alla manutenzione dei TreniNotte hanno deciso di dare una nuova svolta alla loro battaglia.occupar-rsi

Dopo essere saliti in cima alla torre della Stazione Centrale a Milano e aver occupato lo stabile della RSI in via Prenestina i lavoratori hanno deciso di rilanciare per vincere una battaglia tutt'altro che conclusa.

Il quadro generale è la critica contro la decisione dell'A.d. Moretti di investire esclusivamente sull'alta velocità mandando “in pensione” i celeberrimi TreniNotte, una scelta che prevede il licenziamento di 800 operai in tutta Italia.

Nello specifico la vertenza è nei confronti della Barletta srl che ha deciso di dismettere la fabbrica in via partini, acquistata nel 2008, per fabbricarci abitazioni e centri commerciali, anche in vista della futura apertura della nuova stazione Tiburtina, fra qualche anno la più importante stazione di Roma, che farà lievitare i prezzi dell'immobile.

Una speculazione edilizia in piena regola anche grazie al “piano casa” appena licenziato dalla regione Lazio e dal comune di Roma attraverso il quale è possibile costruire ai fini residenziali senza oneri concessori (spere per il cambio di destinazione d'uso).

Come se non bastasse l'azienda in questione non ha mai pagato l'anticipo della cassa integrazione ordinaria e impedisce quindi l'anticipo della cassa integrazione straordinaria da parte dell'INPS. Lasciando in questo modo i lavoratori da Settembre scorso senza il loro salario.

Un occupazione che mira dunque ad impedire una speculazione edilizia in piena regola che mette sull'altare della rendita finanziaria i destini di 59 operai e di una fabbrica funzionante.  

Le donne non contano?

Questa volta Cota ci è riuscito. 
Il Presidente leghista della Regione Piemonte e la sua Giunta ci provano dal novembre 2010, quando avevano emesso per la prima volta una delibera regionale sui consultori familiari, passata alle cronache come un tentativo di introdurre il movimento prolife nei consultori.
In realtà la delibera è molto più di questo e, assieme ad altre iniziative dello stesso tipo, svela il vero piano di Cota ed i suoi: uno spregiudicato attacco alla 194/78 e ai consultori istituiti proprio dalla legge “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". Si affianca, ad esempio, alla proposta di legge del 14 settembre 2011 che tenta di trasformare i consultori da luogo di tutela della salute della donna a luoghi di preparazione prematrimoniali per la coppia.
La delibera del novembre 2010 affermava che il fanatismo e il volontariato ideologicamente orientato hanno il diritto, indipendentemente dalla volontà della donna, a un colloquio con quante decidono di sottoporsi all'ivg. Conosciamo questi fanatici e il loro linguaggio giudicante e colpevolizzante: imporre la loro capillare presenza e le loro attività si tratta di un'inutile sofferenza che si infligge alla donna in un momento così delicato.
A questo atto criminale si sono opposte le donne e i movimenti di tutto il Piemonte, con mesi di resistenza e mobilitazione terminati con la sentenza del TAR del 15 luglio che dava ragione a Casa delle Donne, affermando che non fosse possibile l'accesso ai consultori alle sole associazioni che hanno il requisito della difesa della vita fin dal concepimento nel proprio Statuto, e boccia la delibera. 
Questo non ha fermato la Giunta che il 19 luglio, solo dopo 4 giorni della sentenza del TAR, ha riproposto una nuova versione del copione già visto. Casa delle Donne e alcune giovani donne hanno fatto un nuovo ricorso al TAR. Il 10 febbraio scorso la sentenza shock. Ricorso respinto.
Per la seconda volta il TAR si rifiuta di entrare nel merito dell'evidente incongruenza tra la delibera regionale e la legislazione nazionale e giudica illegittimo il ricorso in quanto le presentatrici del ricorso “non sono interessate a ricorrere”. Casa delle Donne in quanto già la prima sentenza allargava a tutte le associazioni, e non solo alle pro-life, l'ingresso nei consultori, e le giovani firmatarie in quanto “né già madri né gravide al momento del ricorso”

pubblichaimo di seguito una lettera del collettivo alterEva

 

LE DONNE NON CONTANO ?

 

La sentenza TAR di Torino: le donne non hanno interesse perché né gravide né madri.

Noi siamo quelle donne che hanno deciso di far ricorso personalmente contro la “nuova” (07/2011) delibera della regione Piemonte che favorisce l’inserimento del movimento pro-life all’interno di consultori e ospedali pubblici. Siamo quelle donne che, insieme a  migliaia di altre, con presidi, manifestazioni, volantinaggi, si sono opposte alla violenza machista delle istituzioni regionali piemontesi.

La questione però non è stata neanche esaminata nel merito poiché le ricorrenti, noi e la Casa delle Donne di Torino, non abbiamo interesse a ricorrere in quanto né gravide né madri.

Tolto che questa sentenza decreta l’impossibilità materiale di impugnare qualsiasi provvedimento regionale in materia, poichè i tempi previsti per l’interruzione della gravidanza sono incompatibili con quelli di impugnazione di un atto amministrativo; la questione inaccettabile è la qualificazione del nostro non interesse: se solo una madre o una donna incinta possono ricorrere, significa che le donne contano solo in quanto macchine riproduttive, non più come persone.

Come può lo stato gravido e lo stato di madre essere l‘unica qualifica legittimante?

Ma come può questa caratteristica biologica scindersi dalla libera scelta sui nostri corpi e sul nostro futuro? Come può una donna non fertile, non madre, non gravida non sentirsi pregiudicata, attaccata, offesa da una delibera che antepone l’ideologia alla salute?

E’ appena iniziata l’ennesima guerra ideologica sui corpi delle donne, portata avanti proprio da quelle istituzioni che dovrebbero tutelarci.

Questo inchino del governatore Cota alle lobbies antiabortiste estremiste cattoliche avrà delle gravi conseguenze: violenze, intimidazioni, nuove limitazioni e forme di subordinazione per le donne.

Un incredibile buco nero nei principi di autodeterminazione e civiltà.

Quel che è peggio è che questa guerra si combatterà all’interno di luoghi pubblici demandati specificamente alla tutela della salute: luoghi di sofferenze, intimità, gioie; luoghi delle donne e NON dei volontari anti-abortisti, non delle ideologie, né degli interessi del potere.

Siamo sgomente dell’intrinseco machismo e disprezzo per le libertà del paese Italia, disprezzo che non tange MAI la sacralità delle libertà economiche e che punta al controllo dei corpi e delle scelte personali.

Eravamo sgomente quando l'assessora C. Ferrero (ora in arresto per vicende di corruzione) ha depositato la delibera.

Eravamo incredule quando abbiamo visto il governatore Cota al Convegno Europeo dei movimenti pro-life

Eravamo allibite quando il 14/09/11 è stata presentata la proposta regionale (PDL) per modificare i consultori in luoghi di preparazione della coppia al matrimonio.

Eravamo disgustate alla scoperta della destinazione di 3 milioni di euro a favore della proposta, quando in Piemonte “non ci sono soldi” per gli studenti/studentesse idonei alle borse di studio.

Ora siamo incazzate e incontenibili. Prive di fiducia verso le stesse istituzioni che dovrebbero tutelarci.

Contro quest’azione violenta che mortifica le donne, dal personale al politico.

Uniamoci tutte e tutti. Portiamo la bandiera dell’auto-determinazione in ogni territorio.

Pretendiamo rispetto per le nostre scelte, per i nostri corpi, per il nostro futuro.

Noi donne contiamo!

Agguato neofascista a Fano

Michele, un agricoltore 45enne di Montefelcino, in provincia di Pesaro-Urbino, è stato aggredito nella notte di capodanno, con calci e pugni da un gruppo di cinque naziskin all'interno di un pub in via Giorgi a Fano. All'origine dell'aggressione, avvenuta alle 4.15 della notte, ci sarebbero motivi politici. 25 giorni di prognosi per un dito rotto, un taglio vicino ad una tempia con una bottiglia di vetro rotta e poi un orecchio gonfio, frattura al setto nasale ed ecchimosi in varie parti del corpo.

«Due ore prima - dichiara Michele - ­ la banda di teste rasate avevano attaccato briga con una persona che conoscevo. Sono riuscito a contenere il litigio portando via quel mio amico. Così il gruppetto mi ha aspettato fuori dal locale, probabilmente per farmela pagare di aver interrotto la loro azione provocatoria. Così hanno aspettato che uscissi dal locale. Appena fuori, sono venuti vicino cominciando a dirmi sporco antifascista. Prima che rispondessi o dicessi qualcosa, uno dei quei malviventi mi ha dato un pugno in faccia. Un altro ha cominciato a pestarmi con dei calci mentre i complici tenevano lontani i miei amici. Sono stati cinque minuti orribili. Poi la banda è fuggita all’arrivo di altre persone. Ho provato anche ad inseguire quelli che conoscevo, ma il dolore era troppo forte. Sanguinavo in volto e dalla testa. E’ arrivata l’ambulanza e mi hanno portato in ospedale. Ho passato la notte di capodanno tra i medici e i poliziotti del commissariato di Fano. Poi ho riconosciuto dalle foto che mi hanno mostrato i malviventi che mi hanno aggredito. Spero che riescano a rintracciarli in fretta. Quello che hanno fatto è stato atto di violenza inaudito. Non c’è stata da parte mia la minima provocazione. Conoscendone due di questi, perché frequentavamo in passato uno stesso locale, e per questo che sapevano di avere a che fare con una persona che ha sempre votato a sinistra. Un’appartenenza ideale di cui non mi vergogno di certo anche se non faccio politica attiva né sono iscritto ad un partito. Questo non significa che non abbia idee politiche. Per queste persone, è bastato vedermi e ricollegare il mio ideale politico per colpirmi con calci e pugni»

molte le reazioni politiche: Paolo Pagnoni, presidente Anpi sezione Leda Antinori dichiara: «abbiamo appreso dalla stampa di un'aggressione vile, barbara e violenta nei confronti di un cittadino di Montefelcino nelle vicinanze di un pub fanese ad opera di 5 naziskin la notte dell'ultimo dell'anno. Sperando che questi 5 nazifascisti vengano quanto prima identificati e consegnati alla giustizia, a nome dell'Anpi Fano esprimiamo ferma condanna contro questi atti di violenza di gruppo di chiara matrice fascista, contro chi si è permesso, a quanto pare, solo di esprimere pacatamente le proprie opinioni politiche contrastanti con l'atteggiamento nazifascista delle teste rasate»

le indagini condotte dalla Digos e dal commissariato di Fano si basano sull’identificazione delle foto da parte della vittima e sulle testimonianze degli amici che hanno visto in faccia i cinque teppisti dalla testa rasata.  

La benzina del pogrom

Un pogrom. Ecco cosa succede quando non si può dire la verità. Accade che la morale comune, familista ossessioni le famiglie sulla verginità delle figlie fino a spingerle ai controlli ginecologici che ne accertino la verità.

E allora la scintilla, la benzina del Pogrom è ben più arcaica, si ritrova nella norma e nella morale dove le ragazze devono essere perbene e la sessualità non deve sconfinare dai sacramenti.

Genova: esplode una bomba carta davanti al seggio elettoriale

È esplosa intorno alle 3 di questa notte una bomba carta all'interno di un cassonetto dei rifiuti non lontano da un seggio elettorale nella piazza del comune di Rapallo. Poco prima due auto della polizia municipale erano state date alle fiamme. L'esplosione della bomba carta ha provocato un forte frastuono, facendo scendere in strada diversi residenti della zona. Sul posto hanno operato tutte le forze di polizia e i vigili del fuoco.

Questa mattina invece un plico sospetto è stato trovato innanzi a un seggio elettorale di Sestri Levante, in via Ursone. Sul posto sono intervenuti gli artificieri, che hanno aperto il plico grazie all'utilizzo di un robot telecomandato; la strada è stata chiusa e il seggio elettorale evacuato. All'interno, però, il plico conteneva solo fogli di giornale. Il seggio elettorale è stato quindi riaperto, così come la circolazione lungo la strada. Secondo i carabinieri il gesto sarebbe stato compiuto da qualcuno che vuole alimentare la tensione.

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