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Claudio Riccio

Claudio Riccio

28 anni. Nato a Bari, vivo a Roma. Web designer freelance. Convintamente terrone.

Una cortina di ferro è calata sull'Europa

blockupy frankfurt

Una cortina di ferro sta calando nell'Europa. Nel marzo del '46, con un celebre discorso, Winston Churchill sanciva l'inizio della guerra fredda e soprattutto della divisione in blocchi dell'Europa, rendendo celebre l'espressione della "cortina di ferro". O da una parte o dall'altra: muri, confini, frontiere invalicabili, materiali ed ideologiche.
Questa volta non vedrete cartine geografiche che raffigurano la divisione dell'Unione Europea: le linee di demarcazione ci sono, ma non sono visibili. Da un lato c'è chi sacrifica la democrazia sull'altare della finanza, dall'altro chi vuole autodeterminarsi, difendendo un'idea di società solidale, aperta, democratica ed egualitaria. Da un lato la repressione, dall'altro il dissenso.
Centinaia di arresti al giorno, divieto di manifestare, una enorme zona rossa, ecco quel che è successo nei giorni scorsi a Francoforte, dove il variegato mondo dei movimenti sociali europei – per la prima volta dopo molti anni – si è riunito per una prima, importante manifestazione internazionale. La sfida, ovvero passare dalla mobilitazione internazionale ad un movimento europeo, è appena agli inizi, ma i primi passi sono stati fatti.
Non è la prima volta che in Europa vengono sospesi i diritti democratici – si pensi ovviamente ai drammatici fatti di Genova 2001, o alla repressione del vertice ambientale di Copenaghen 2009 –, ma il fatto che questi divieti si applichino nella capitale finanziaria dell'UE assume una valenza simbolica ulteriore.
Il distretto finanziario di Francoforte è il simbolo concreto della morte della democrazia, luogo in cui la complessa e secolare vicenda della democrazia europea viene uccisa due volte. Prima a causa delle politiche di austerity, tassello centrale della cessione di sovranità ai mercati, ormai liberi di saccheggiare welfare e beni comuni in tutto il territorio dell'Unione, ora con la sospensione dei diritti democratici e la repressione del dissenso.
Prima che – comprensibilmente – i media italiani venissero travolti dalle drammatiche notizie della bomba di Brindisi e del terremoto in Emilia Romagna, le notizie della mobilitazione e degli arresti a Francoforte erano comunque avvolte da un'altra cortina, questa volta fumogena, che ha offuscato totalmente la mobilitazione. Ben più rilievo viene dato oggi agli scontri e alla repressione a Chicago. Per la serie “basta che sia lontano da casa e se ne può parlare”, anche con un pizzico di esterofilia, che non manca mai.
L'ipocrisia della politica e dell'informazione italiana è ormai a livelli improponibili. Se a Mosca vengono arrestati i manifestanti la notizia è – com'è giusto che sia – sulle prime pagine dei giornali italiani: "violati i diritti fondamentali, nella Russia di Putin non si può manifestare". Se a Francoforte, nella Germania della Merkel, ti arrestano perché non rinunci al tuo diritto di manifestare, si tratta invece di una normale gestione dell'ordine pubblico.

Lo straordinario corteo di sabato, al netto dei limiti organizzativi del cartello blockupy Frankfurt e della macchina repressiva, ha avuto una grande risposta da moltissime zone della Germania. Ciò dimostra che un fronte antisistemico è possibile anche nella prosperosa Germania e non solo in quel che resta della Grecia. Se i movimenti sapranno accrescere il proprio livello di coordinamento e non cadere nelle numerose e crescenti trappole della repressione, potranno aprire davvero degli spazi di possibilità e contribuire alla costruzione di un'Europa differente. 

A Francoforte si è manifestato un solco, visibile a chiunque abbia la voglia di guardare oltre le molteplici cortine, di ferro o fumogene che siano: da un lato l'austerity, la distruzione dello stato sociale, e i dispositivi di controllo mediatici e repressivi; dall'altro lato il rifiuto di sottostare al ricatto del mercato e allo stato di polizia e il sogno di un'altra Europa. Non si può più stare nel guado.

La trappola antipolitica: 'che se ne vadano tutti' e non cambi niente

parlamento-italiano-rissa-in-aulaSoffia forte il vento dell'indignazione in Italia, ma soffia nella direzione sbagliata. Sembrava che sulla riforma del lavoro, in particolare intorno alla questione “articolo 18”, si fosse infranta la luna di miele tra gli italiani e il governo Monti. Dopo la stagione dei sondaggi bulgari e dell'unanimismo, non solo mediatico, apparentemente qualcosa si era rotto in questo incantesimo tecnico.

A partire dagli scandali che hanno travolto la Lega Nord, secondi solo in ordine di tempo al “caso Lusi”, con le vicende di Formigoni e l'emergere anche di due indagini che coinvolgono Nichi Vendola si è riacceso il vento dell'indignazione, e si è spostato dal governo ai partiti, a tutti i partiti. È un vento che viene da lontano, e che almeno da Tangentopoli, attraversando il berlusconismo, si riaccende periodicamente.

la Gerusalemme rifiutata: domande antiche agli italiani di inizio millennio

lavoratori inglesi inizio novecentoQuando nel 1985 Vittorio Foa – grande esponente della storia sindacale e intellettuale anomalo dell'Italia novecentesca – diede alle stampe La Gerusalemme rimandata, domande di oggi agli inglesi di inizio Novecento il mondo era estremamente diverso.

Ma nonostante da allora siano cambiate molte cose, le “domande” di Foa sono ancora attuali, e possono essere se non delle risposte, quantomeno delle utili chiavi di lettura per comprendere il presente.

Non scegliamo Vittorio Foa a caso. Lo scrittore piemontese fu attento osservatore delle mutazioni dell'organizzazione del lavoro e della condizione e del ruolo della classe operaia, conducendo analisi ben più acute e avanzate di un sindacato spesso arretrato nel comprendere tutto ciò.

Foa descrisse il proletariato con particolare attenzione alla sua “composizione stratificata e mutevole”, un soggetto con “contraddizioni che non gli danno tregua”. Osservando con attenzione le trasformazioni nel mondo del lavoro, Foa osservava come la classe operaia però non potesse più, già negli anni '70, “essere percepita come l'unica e centrale condizione del lavoro, ma che il sindacato doveva porsi con maggior forza il nodo della rappresentanza degli interessi e dei bisogni di altre forme del lavoro che cominciavano ad emergere, nell'indifferenza della sinistra comunista e della CGIL, una indifferenza che stava alimentando un dualismo, politico e nell'organizzazione del lavoro di cui vediamo gli effetti anche oggi”.

Marchionne, i diritti e l'estinzione dei dinosauri

MarchionneOggi l'ad di Fiat Sergio Marchionne ha dichiarato: "I diritti vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo [...] non si può pretendere un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare", altrimenti "si crea una generazione più debole di quella precedente, senza coraggio di lottare ma con speranza che siano gli altri a fare qualcosa", perché "ai miei ragazzi di Fiat-Chrysler dico di andare oltre l’ovvio, il conosciuto, di cambiare prospettiva e di rovesciare il tavolo ogni giorno".

Lo spread risale? Monti sta 'da paura'

Monti e lo spreadQualche giorno fa scrivevamo: "L'Italia è un Paese strano, dalla memoria molto breve. E se il ricordo ancora vivo di Berlusconi era stato fondamentale nell'accettare qualunque provvedimento, se i mercati aleggiavano minacciosi su di una Italia a rischio default, ora che in molti cominciano a dimenticare sia il Cavaliere che lo spread, il consenso rischia di crollare. Per questo dobbiamo anche aspettarci il ritorno di nuove ondate speculative e di minacciosi opinionisti pronti a ricattarci ribadendo che non c'è alternativa."

Avevamo ragione. Lo spread con la Germania è risalito a 345 punti. Piazza Affari ha perso il 3%. Il Corsera di oggi titola a tutta pagina: "Borse e spread, torna la paura". Il Sole24ore: "Europa, torna l'allarme sul debito". Titoli simili sono apparsi anche sulle prime pagine della Stampa, del Messaggero, addirittura dell'Unità.

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