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Un anno fa moriva Vittorio Arrigoni

  • Scritto da  Astrolabio
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Un anno fa moriva Vittorio Arrigoni

La storia di Vittorio è una storia di parte. Vittorio non ha mai dubitato del fatto che prendere parte significasse fare una scelta: quella di stare da parte dell’umanità. Ricordare Vittorio significa ricordare una storia che rappresenta la storia di tantissime persone che, nei conflitti mondiali, non sono mai stati dalla parte delle bombe, ma delle donne e degli uomini che hanno subito drammi umanitari a causa della barbara e inspiegabile ingiustizia che è la guerra; di parte, e mai dalla parte degli equilibri coloniali e geopolitici che hanno regolato il mondo contemporaneo.

Questa è la storia di Vik Arrigoni aveva scelto fin da ventenne di impegnarsi in missioni umanitarie nell’Est Europeo; non un semplice reporter, ma una persona in grado di stare vicino ai popoli vittime delle guerra. Costruiva abitazioni per i senza tetto, si occupava dei disabili e dei profughi di guerra, era tra la gente. Si è impegnato con diverse organizzazioni non governative in giro per il mondo, contro la guerra, ma anche contro le ingiustizie che crea il sistema economico neo liberista, distruggendo i territori; in Africa era stato attivo contro il disboscamento del Kilimangiaro per gli interessi economici dei signori della guerra. Vittorio è stato questo, non solo un simbolo, ma un uomo in carne ed ossa che ha speso la sua vita a lottare contro gli interessi dei potenti e di una politica internazionale, attenta a bombardare per i propri interessi, a finanziare guerre umanitarie, ma non a risolvere i conflitti reali.

“Per uno come me, venuto su a pane e antifascismo, la lotta per la liberazione della Palestina è l’arena più congeniale per esprimere ciò in cui più credo.” Scriveva così in una sua intervista raccontando della scelta di restare in Palestina. Sì, proprio quella terra, dilaniata dalle ingiustizie, proprio quel popolo palestinese, che ha perso la propria terra e la propria libertà.

Vittorio era anche un giornalista, di quelli veri però, un giornalismo lontano dagli interessi dei grandi media che pilotano l'informazione, un giornalismo fatto di inchieste e denunce. Vittorio faceva parte di quell’informazione indipendente, lontana dal “bigottismo dei ceti medi” e in grado di rispondere all'“imperdonabile assopimento della coscienza civile”, come scrive all’incipit del suo blog Guerrillia Radio. Vittorio avrebbe raccontato dell’ultimo mese e  delle tensioni risalite in Palestina. L’ennesimo raid, l’ennesima strage, la solita storia. Come cronaca di una morte annunciata arriva inesorabile la notizia dell’ingiustizia perpetuata a danno della vita del popolo palestinese.

Il Medioriente è luogo di posizionamento geo politico per l’Occidente, luogo su cui si giocano gli interessi e le forme di controllo economico e politico per garantire gli equilibri della macchina del neo liberismo. Questa è la nuova forma di post colonialismo. Le ingiustizie che si vivono in Palestina, ci ricordano quindi questo; non solo le colpe dello stato israeliano, la sproporzione tra un popolo inerme e una superpotenza militare, ma soprattutto la connivenza del mondo occidentale, della politica europea ed americana con gli interessi israeliani.

Abitare la striscia di Gaza è abitare ai margini delle ingiustizie del sistema basato su questi equilibri geopolitici. Vittorio abitava in questa dimensione, dentro questa contraddizione.  Rischiare ogni giorno la vita, essere costretti a vivere sotto la ronda di aerei giorno e notte che possono bombardarti, anche se sei un civile, è la cifra del disastro umanitario che è la Palestina.

La vita qui non ha valore e la lotta di Vittorio è stata il tentativo fino all’ultimo di restituirgli quel valore profondo e cancellato. La Palestina è un territorio carcere, di cui il muro costruito ormai quasi 10 anni fa è l’apice, la punta dell’iceberg di un sistema di carcerazione delle vite in nome di una dominazione israeliana ingiusta e ingiustificabile. In questo contesto di vero e proprio razzismo, l’operazione scientifica di distruzione del popolo palestinese, della sua umiliazione civile ed umana è lampante. Il popolo palestinese chiede ed ha bisogno di giustizia.  L’operazione di cancellazione della memoria del territorio è una cicatrice che resterà indelebile nelle menti. Ma la memoria non si può cancellare ed è tenuta viva dalla resistenza del popolo palestinese, una resistenza di uomini e donne che lottano per l’autodeterminazione del proprio popolo, come modo per chiedere la liberazione delle proprie esistenza.

Vittorio questo lo sapeva e per questo ha scelto forse di firmare sempre la fine dei suoi articoli con questo “restiamo umani”. Nonostante tutto, è questo il senso profondo di una rappresentazione dell’impegno politico, di cui Vittorio è emblema, non come un calcolo cinico e freddo, ma come un senso di profonda umanità, di tensione gratuita verso l’altro. Vittorio ci consegna l’idea più vera dell’impegno politico, quel tipo di impegno a cui noi siamo chiamati ogni giorno con coerenza e irriverenza, la stessa della sua pipa e dei suoi tatuaggi.

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