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Stop armi a Israele: l'appello internazionale

Stop armi a Israele: l'appello internazionale

Alla vigilia del 19 luglio, giornata di mobilitazione internazionale contro lo spietato attacco di Israele contro Gaza e il popolo palestinese, quasi un centinaio tra intellettuali, premi Nobel e artisti hanno lanciato un appello affinché si avvii un embargo militare totale e vincolante nei confronti di Israele.

L’abolizione della cooperazione militare internazionale con Israele è uno dei primi passi per ridimensionare la capacità del governo israeliano di perseverare nell’occupazione dei territori e nella negazione dei diritti dei palestinesi. Il governo Israeliano usa di fatto Gaza come cavia per collaudare non soltanto la propria arrogante supremazia territoriale e politica, ma anche le proprie armi e la tecnologia militare che vengono poi vendute sul mercato internazionale.

Molti Paesi occidentali, infatti commerciano armi con Israele, nonostante molte legislazioni tra cui quella italiana vietino la vendita di armi ai Paesi in guerra, come ricorda Giulio Marcon, uno dei primi firmatari italiani dell’appello.

Riportiamo di seguito la traduzione dell’appello, originariamente pubblicato dal Guardian, a cura del Manifesto, unico quotidiano italiano ad aver dato immediata visibilità all’appello stesso.

“All’instaurarsi di un rapporto di oppressione, la violenza ha già avuto inizio. Mai nella storia la violenza è partita dagli oppressi. … Non ci sarebbero gli oppressi se non ci fosse stata prima una violenza per stabilire la loro sottomissione”. Paulo Freire

Israele ha ancora una volta scatenato tutta la forza del suo esercito contro la popolazione palestinese imprigionata, in particolare nella Striscia di Gaza assediata, in un disumano e illegale atto di aggressione militare. L’assalto in corso di Israele su Gaza ha finora ucciso decine di civili palestinesi, ne ha ferito centinaia e ha devastato le infrastrutture civili, compreso quelle del settore sanitario che sta affrontando gravi carenze.

La capacità di Israele di lanciare impunemente attacchi così devastanti deriva in gran parte dalla vasta cooperazione militare e compravendita internazionale di armi che Israele intrattiene con governi complici di tutto il mondo.

Nel periodo 2008–2019, gli Stati Uniti forniranno ad Israele aiuti militari per un totale di 30 miliardi di dollari, mentre le esportazioni militari israeliane verso il mondo hanno raggiunto la somma di miliardi di dollari all’anno. Negli ultimi anni, i paesi europei hanno esportato in Israele miliardi di euro in armi e l’Unione europea ha concesso alle imprese militari e alle università israeliane fondi per la ricerca militare del valore di centinaia di milioni di euro.

Le economie emergenti come India, Brasile e Cile stanno rapidamente aumentando il commercio e la cooperazione militari con Israele, nonostante il loro sostegno dichiarato per i diritti palestinesi. Con l’importazione da e l’esportazione verso Israele di armi, insieme al sostegno allo sviluppo di tecnologie militari israeliane, i governi del mondo stanno effettivamente inviando un chiaro messaggio di approvazione per l’aggressione militare di Israele, compresi i suoi crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità. Israele è uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di droni militarizzati. La tecnologia militare di Israele, sviluppata per mantenere decenni di oppressione, è commercializzata quale «collaudata sul campo» ed esportata in tutto il mondo.

La compravendita di armi e i progetti congiunti di ricerca militare con Israele incoraggiano l’impunità israeliana nel commettere gravi violazioni del diritto internazionale e facilitano il radicamento del sistema israeliano di occupazione, colonizzazione e negazione sistematica dei diritti dei palestinesi.

Facciamo appello alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo ad adottare misure immediate per attuare un embargo militare totale e giuridicamente vincolante verso Israele, simile a quello imposto al Sud Africa durante l’apartheid.

I governi che esprimono solidarietà con il popolo palestinese a Gaza, il quale subisce il peso del militarismo, delle atrocità e dell’impunità israeliani, devono cominciare con l’interrompere tutti i rapporti militari con Israele. I palestinesi hanno bisogno oggi di solidarietà efficace, non di carità.

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