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Roma, Damien Rice per pochi intimi. Il Corsaro c'era

  • Scritto da  Giulia Riccio
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foto di mjecker

Dopo il suo concerto romano di ieri sera, Damien Rice ha improvvisato un secondo concerto per un pubblico di pochi intimi tra le aiuole davanti all’Auditorium Parco della Musica. Il Corsaro era lì e vi regala due brani registrati in questa occasione.


È una serata romana così calda e umida da rendere quasi sgradevole l’idea di starsene per qualche ora all’aperto ad ascoltare un concerto. Il cantautore irlandese Damien Rice si presenta sul palco della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica da solo, con la sua ammaccatissima chitarra ed il piano. Il concerto inizia in sordina, con Rice che non dice quasi una parola e attacca, voce e chitarra, con le prime canzoni, tra le più acclamate del suo album di esordio, O. Brani come I remember non sono più gli stessi da quando Rice si è separato da Lisa Hannigan, che per sei anni aveva avuto un ruolo importante nella sua musica. Si fa sentire l’assenza di una voce femminile anche in Eskimo, che nella versione originale vedeva la mezzosoprano Doreen Curran cantare in finlandese (!), ed è un peccato anche non poter contare sugli archi in brani come Delicate. In questo concerto completamente da solo, però, Rice colma tutte queste assenze magnificamente con la sua possente voce.

Ma la vera svolta avviene quando Rice prende confidenza con il pubblico della Cavea ed un ragazzo svedese tra il pubblico annuncia di aver appena chiesto alla sua ragazza – che guarda caso si chiama Amie, come uno dei brani più famosi di Rice – di sposarla. Rice non se lo fa dire due volte ed invita la coppia a sedere a terra sul palco proprio davanti a lui che dedica loro l’omonima canzone.

La vita vissuta appieno, senza dare troppo peso al lavoro e al far soldi, è un messaggio ricorrente negli interventi del cantautore irlandese, che introducendo Older Chests prova a ricordare la bellezza della Capitale ai romani presenti tra il pubblico, incoraggiandoli a dimenticare per un attimo la fretta che impedisce di ammirare quotidianamente le meraviglie della città, viste senza guardarle bene forse quattromila volte, mentre si scappa da una riunione ad un’altra, da un impegno a un altro.

Al culmine del concerto Rice richiama sul palco la coppia di ragazzi svedesi ed invita Amie a bere qualcosa sul palco e partecipare al racconto di una fugace delusione nata dall’incontro di un uomo e una donna in un pub in una sera di pioggia. La narrazione, che serve ad introdurre una travolgente versione di Cheers Darlin’, è divertente e trascina il pubblico (anglofono, s’intende, perché solo dopo qualche minuto di racconto Rice si ricorda di domandare se tutti comprendessero l’inglese) in uno stato di temporanea ebbrezza mentre il cantautore e la sua temporanea musa si scolano una intera bottiglia di vino bianco per ragioni “narrative”.

Tra i pezzi con cui si chiude lo spettacolo, non manca un’ottima versione di Hallelujah di Leonard Cohen, che tra il pubblico erroneamente si attribuisce a Jeff Buckley. C’è da dire, in ogni caso, che le somiglianze tra Rice e lo scomparso Buckley non sono poche, dalla voce potente all’intensa presenza scenica, senza trascurare l’inquietudine che trasuda dalla musica di entrambi.

Dopo due ore e mezza di intenso concerto si lascia la Cavea soddisfatti, dimentichi del grande caldo e pieni di ammirazione per un artista che ha tenuto la scena da solo con la sua chitarra (e, in minima parte, con il suo piano) per due ore e mezza, dimostrando grande talento, simpatia e un evidentemente innato senso del ritmo.

A fine serata Rice si concede poi un fuori programma cantando alcuni brani circondato da un pubblico di un paio di centinaia di persone tra le aiuole all’esterno dell’Auditorium. Un gesto a cui l’irlandese, un artista che rimane fuori dagli schemi e che nonostante il successo ha scelto di incidere due soli album in dieci anni e di non firmare per nessuna delle major discografiche, non è nuovo. Il Corsaro era tra il pubblico e vi regala un paio di tracce registrate durante questo improvvisato concerto.

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