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'Ci manchi Giancarlo': 28 anni fa l'omicidio di Siani

  • Scritto da  Federico Esposito
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'Ci manchi Giancarlo': 28 anni fa l'omicidio di Siani

Ore 22:50, Vomero, Napoli. La collina sventrata dal cemento della speculazione edilizia è il quartiere in cui vivi. Torni a casa, anche oggi brutta giornata. Il telefono che squilla, nessuno che parla, la paura che cresce. In redazione finisci il tuo pezzo, quello sui “muschilli”, i moscerini, i corrieri della droga che a Torre Annunziata sono bambini messi per strada da famiglie di spacciatori. Ancora un altro pezzo di camorra.

Avevi iniziato come tutti. Cronista per passione, fu Il Mattino ad offrirti la possibilità di intraprendere la professione. Il lavoro era duro e fare l’inviato a Torre Annunziata cosa non semplice per un ragazzo di 20 anni. In quella striscia di terra schiacciata tra il mare e il Vesuvio la nera vuol dire camorra. Ha i nomi di Valentino Gionta, dei Bardellino e dei Nuvoletta. La guerra tra famiglie potenti e criminali per la spartizione di una delle piazze di spaccio più grandi del Sud. Da corrispondente eri riuscito a ricostruire la gerarchia dei clan della zona e a scoprirne traffici, affari e rapporti di forza. Dopo anni di denunce e di inchieste scrivesti che i Nuvoletta e i Bardellino volevano spodestare Gionta, troppo “pericoloso”, dal trono di Torre e porre fine alla guerra tra famiglie. E Gionta fu arrestato il 10 giugno del 1985: non perdesti tempo a scrivere che le manette erano scattate grazie ad una soffiata dei clan amici-rivali. Un gran pezzo, da giornalista “giornalista”. Ma era troppo, Giancarlo. Eri ancora un “guaglione” e basta mò, il limite era superato, dovevi morire.

Ore 22.50. Al Vomero, strano, c’è poca gente in strada. Pensi ancora all’articolo che hai scritto quel giorno sui muschilli. Sei quasi a casa finalmente. Non ti aspetti che proprio lì, lontano da Torre, qualcuno possa farti del male. Non te lo aspetti.

Giancarlo Siani venne assassinato la sera del 23 settembre del 1985. La sua storia è di quelle che per fortuna viene ricordata ancora. A 28 anni fu trucidato sotto casa, mentre tornava dalla redazione napoletana del suo giornale, “Il Mattino”, presso cui si era trasferito dopo aver lavorato per anni alla redazione distaccata di Castellammare di Stabia. Una storia che ha aspettato il 1997 per avere giustizia. I mandanti e gli esecutori tutti all’ergastolo. Lorenzo Nuvoletta, Angelo Nuvoletta, Luigi Baccante, Valentino Gionta, Ciro Cappuccio e Armando Del Core. Muschilli pure loro, ma più grandi e infami. Muschilli che non ci sono più, almeno questi.

Ma sapessi quanti “muschilli” ancora in giro, Giancarlo. Di quelli cattivi, di cui scrivevi, di quelli invece innocenti che si schiantavano sul parabrezza della tua Mehari. Saresti oggi qui a vedere quanto quei muschilli si siano moltiplicati, nell’area avvelenata delle tue terre, nella spazzatura che imbottisce le strade e le campagne attorno a Napoli. Dove si spara e si muore ancora, di violenza e di tumore, che le armi non sono più le stesse ormai. Quanti ancora quei muschilli che ti si appiccicano addosso nelle sere calde del golfo e nelle storie di camorra che scrivevi e ti porti dietro. E quanto manchi a noi, che quei muschilli proprio non sappiamo come cacciarli via.

Ci manchi, Giancarlo.  Dopo ventotto anni non c’è che da voltarsi indietro a guardarti col volto dipinto coi segni di pace sotto gli occhi innocenti coperti da lenti spesse. Saresti al nostro fianco, Giancarlo.

Ultima modifica ilGiovedì, 17 Ottobre 2013 12:03
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