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Catania, in piazza contro la dismissione degli asili comunali

  • Scritto da  Andrea Alba (Catania Bene Comune)
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La protesta a Catania contro la dismissione degli asili comunali La protesta a Catania contro la dismissione degli asili comunali

Il 17 Dicembre il consiglio comunale della città di Catania voterà in merito alla dismissione (e non riorganizzazione, come la chiamano loro) degli asili comunali. Si tratterebbe di un grave arretramento sul piano dei diritti e un duro colpo verso le lavoratrici di quel comparto. Chi amministra questa città continua a svendere servizi, distruggere welfare, regalare ai privati beni comuni, piazze, edifici e ora attacca frontalmente lo sviluppo pedagogico, il servizio per le donne lavoratrici, etc. La privatizzazione degli asili, spudortamente rivenduta dalla Giunta Bianco come il loro "salvataggio", è un anello di questo discorso di erosione dello stato sociale a livello locale.

Niente di innovativo, fin qui, rispetto a quanto, sotto la fulgida dittatura dell'austerity europea, avviene oramai in tutta Italia. Fin qui, abbiamo detto, perché in questo processo si è inserito un significativo momento di resistenza e contrapposizione, dato dall'intervento di Catania Bene Comune e ampliata dall'autorganizzazione delle mamme che si sono costituite in comitato, che è stata la variabile di conflitto, il granello di sabbia nelle ruote dei meccanismi del debito.

La vertenza ha avuto una certa eco citadina, appunto, facendosi forza delle lavoratrici del settore, le mamme e alcune/i compagne/i che hanno voluto sperimentare questa forma di resistenza, al fine di mettere in discussione il piano di rientro, il debito pubblico e le politiche privatiste che questa amministrazione comunale porta avanti con estremo entusiasmo. Ci diciamo, ormai da anni, da quando cioè la crisi attanaglia le nostre vite, che bisogna disobbedire alla Troika, mettere in discussione il modello neoliberista di Europa, non pagare alle banche lo stesso debito che esse hanno generato, liberarci da una società che fa solo profitti sulle nostre vite e non offre più né servizi né welfare diffuso. Ci diciamo anche che per farlo dobbiamo partire dalle battaglie territoriali, guardando con estremo interesse alle esperienze straordinarie di autogoverno che ci insegnano le/i compagne/i No Muos a Niscemi, i No Tav in Valsusa, le lotte della logistica in Emilia, le battaglie per il diritto all’abitare.

Ecco, la battaglia condotta fin qui rappresenta tutte queste parole d’ordine, è capace di contestare gli abomini del neoliberismo e le sue più lampanti contraddizioni, di ricostituire una soggettività sociale dentro e fuori le pieghe del mondo del lavoro. È un fatto fisico, tangibile, solido, questa vertenza, nel dibattito di questi giorni sulla crisi e sulle "spontaneità" che produce per le strade. Indica la necessità di tornare nelle piazze, non con la volontà di scimmiottare qualcuno, ma perché con orgoglio dobbiamo ostentare le tante battaglie territoriali che conduciamo e portiamo avanti. E se questa lotta non è ancora generalizzata nel marasma dei conflitti locali e complessivi che la crisi sta facendo esplodere, di certo essa è potenzialmente generalizzante poiché in grado di porre in estrema evidenza le contraddizioni che si porta dietro la società della finanza e dei profitti a discapito delle nostre vite. Capace di costituire un precedente "prezioso" di un conflitto autenticamente popolare, che è vissuta non da un ceto politico ma da settori sociali a cui viene negato un diritto primario ed immediatamente rivendicativo di una dimensione collettiva di diritti, di reddito indiretto.

Per questo vi aspettiamo in piazza Duomo Martedì 17 Dicembre a partire dalle 17.30

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