Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Linkiesta, LaVoce.info e i discorsi da bar sulle rette universitarie

quattro-amici-al-bar-a18877465In Italia, fino a qualche tempo fa, c'erano 60 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio. In qualsiasi bar della penisola si trovavano maschi di una certa età, che non toccavano un pallone da qualche decennio, pronti a pontificare per ore su terzini fluidificanti e tattiche del fuorigioco, pur di non tornare a casa ad annoiarsi. Evidentemente i tempi cambiano, il calcio non è più così di moda, e così i maschi di una certa età, in particolari quelli il cui status sociale impedisce l'accesso al bocciodromo, hanno trovato un nuovo passatempo: ora abbiamo 60 milioni di riformatori dell'università.

Non si possono definire che discorsi da bar, infatti, articoli come quello apparso l'altro ieri su Linkiesta a firma di Andrea Tavecchio "dottore commercialista e analista finanziario", che cita a sua volta un pezzo pubblicato qualche settimana fa su LaVoce.info da Antonio Giannino, collaboratore del mitico Franceco Giavazzi, le cui perle cogliamo sempre con gratitudine, all'Università Bocconi di Milano.

In comune con i simpatici vecchietti dei bar, Tavecchio e Giannino hanno non solo l'assoluta ignoranza di ciò di cui stanno parlando, ma anche e soprattutto il filtro del pregiudizio come unico punto di vista sulla realtà, e certezze talmente assolute da rendere assolutamente invisibili ai loro occhi i dati che potrebbero contraddirle. Tavecchio e Giannino sostengono che in Italia esista un "tabù delle tasse universitarie", oggi troppo basse, il cui risultato è il proliferare degli studenti fuoricorso, e propongono in sostanza di quadruplicare le rette pagate dagli studenti delle università pubbliche, in modo che non coprano più il 20% delle spese totali dell'università, com'è ora, bensì l'80%. In questo modo sarebbe disincentivato il fenomeno dei fuori corso, e lo stato ci guadagnerebbe.

Peccato che questo ragionamento si basi su presupposti completamente falsi, come saprebbero Giannino e Tavecchio se, invece di stare al bancone del bar a pontificare, avessero mai sfogliato le 497 pagine del rapporto Ocse "Education at a glance 2011". Ma non si preoccupino, l'abbiamo fatto per loro e ora lo riassumiamo in termini comprensibili anche a loro.

In Italia non c'è nessun "tabù delle tasse universitarie": le rette universitarie, in Italia, sono già le quarte più alte del continente, dietro solo a Regno Unito, Irlanda e Paesi Bassi. L'idea che l'università in Italia sia semigratuita è un luogo comune senza alcun fondamento nella realtà. Gli studenti italiani pagano in media circa 1500 euro all'anno (ma negli atenei del nord si arriva tranquillamente a 3000), oltre a coprire di tasca propria trasporti, alloggio, libri, ecc., mentre nella stragrande maggioranza dei paesi europei l'università è praticamente gratuita, completamente finanziata dallo stato, che inoltre fornisce, sempre gratuitamente, tutta una serie di servizi che gli studenti italiani neanche sognano, oltre a versare anche, in gran parte dei casi, un'erogazione monetaria diretta (reddito di formazione) per permettere agli studenti di andarsene di casa. Insomma: c'è poco da alzare, già paghiamo più di quasi chiunque altro.

È assolutamente falsa anche l'idea che l'università italiana dipenda troppo dal finanziamento statale e troppo poco dalle rette universitarie: se si guardano i numeri, solo il 70% delle spese dell'università italiana è coperto dallo stato, e si tratta delle quarta quota più bassa in Europa, dopo Regno Unito, Polonia e Portogallo. La stragrande maggioranza degli stati europei finanzia l'università in quota ben maggiore, e le famiglie italiane sono tra quelle che contribuiscono maggioramente al bilancio degli atenei. E tenete conto che questi dati risalgono al 2008, prima dei massicci tagli della legge 133: ora, probabilmente, i numeri reali sono ancora peggiori, dato che i finanziamenti statali sono drasticamente diminuiti e le rette universitarie vertiginosamente aumentate.

Ciò che Tavecchio e Giannino non sanno è che l'aumento dei "fuoricorso" (termine risalente a un'altra epoca, probabilmente l'ultima in cui i due interessati hanno avuto qualche relazione con l'università italiana) è un fenomeno assolutamente recente. Come abbiamo già avuto modo di far notare, il numero dei laureati sopra i 27 anni, infatti, è quasi raddoppiato in meno di 3 anni, dal 19,37% del 2007 al 34,15% del 2010. Guarda caso, si tratta proprio degli anni in cui, con la legge 133/2008, si è iniziato ad adottare in Italia le ricette consigliate da Tavecchio e Giannino, cioè a tagliare drasticamente il finanziamento statale e ad aumentare le rette universitarie. Meno borse e rette più alte significa più studenti costretti a lavorare, e inevitabilmente i tempi di studio si sono allungati di conseguenza.

Insomma: Tavecchio e Giannino vorrebbero aumentare le rette universitarie (già tra le più alte d'Europa), rovesciare il rapporto tra fondi pubblici e contribuzione studentesca nel finanziamento degli atenei (già tra i più bassi d'Eurpopa) e sostengono che ciò farebbe diminuire i fuoricorso (mentre negli ultimi 3 anni la realtà ha dimostrato esattamente il contrario, cioè che aumentare le rette e tagliare i fondi pubblici fa aumentare i fuoricorso). Se fossero al bar del paese, starebbero probabilmente invocando il ritorno di Lippi sulla panchina della nazionale...

Ma a essere completamente falso è anche il dato di fondo: la tesi di Giannino, se si legge l'articolo accademico da cui è tratta, si basa sull'idea che la "scarsa partecipazione al lavoro" (eufemismo per "disoccupazione") dei giovani italiani sia dovuta al fenomeno dei fuoricorso. Insomma: i giovani italiani non hanno voglia di lavorare e preferiscono restare parcheggiati per anni all'università, dato che costa poco. Abbiamo già dimostrato come l'università italiana non sia affatto economica per gli studenti e come in realtà l'aumento delle rette favorisca l'aumento dei fuoricorso, ma c'è di più: non è assolutamente vero che i giovani italiani non lavorino perché vanno all'università. Anzi, è proprio il contrario: l'Italia ha la quinta percentuale più bassa, in Europa, di diplomati che continuano agli studi iscrivendosi all'università. Altro che passare troppo tempo parcheggiati all'università: più di metà dei diplomati italiani neanche ci si iscrive, all'università. Continuiamo ad avere percentuali di laureati rispetto alla popolazione da terzo mondo, conseguenza diretta di un sistema di finanziamento pubblico dell'istruzione da terzo mondo, e quando notiamo l'aumento della disoccupazione e il declino del nostro paese ci arrovelliamo alla ricerca di spiegazioni complicatissime e contraddette dai dati, pur di dare la colpa al capro espiatorio di turno (in questo caso, i "fuoricorso") e di non guardare in faccia la realtà: l'Italia è un paese a basso investimento in istruzione e di conseguenza a bassa scolarizzazione. Se non interveniamo, urgentemente, su questo, non andremo da nessuna parte.

Ma cosa importa, di tutto questo, agli ineffabili Tavecchio e Giannino e alle autorevoli testate (Linkiesta e LaVoce.info) che pubblicano i loro discorsi di bar? Probabilmente nulla, concentrati come sono nelle diffusione delle loro bufale ideologiche. Peccato che queste bufale ideologiche, contraddette da qualsiasi dato di analisi scientifica della realtà, continuino a popolare le prime pagine dei quotidiani, abbiano ispirato 20 anni di controriforme governative e recentemente, con la nomina di Francesco Giavazzi a consulente del governo per la spending review, siano entrate direttamente nella stanza dei bottoni. In bocca al lupo agli studenti italiani e a ciò che resta dei loro atenei.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 14:59
Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info