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Diritto allo studio in Puglia: la crisi mette a rischio le vittorie degli studenti

Diritto allo studio in Puglia: la crisi mette a rischio le vittorie degli studenti

Il movimento studentesco pugliese nel 2012 portava la Regione Puglia a triplicare i finanziamenti sul diritto allo studio universitario, segnando la discontinuità storica della bassa copertura delle borse di studio. Dalla media storica del 55 % alla copertura del 94 % nell'a.a. 2012/2013. Questo 11 Ottobre, le studentesse e gli studenti pugliesi, in 11 piazze, sono ritornati a chiedere investimenti sui propri studi, e l'eliminazione della figura dell'idoneo non beneficiario. Purtroppo però, nonostante la Regione Puglia abbia confermato il proprio impegno di spesa, investendo 7,6 mln, l'acuirsi della crisi e la mancanza di una proposta programmatica da parte del governo centrale, rischiano di rendere questa una "Vittoria di Pirro". Pubblichiamo di seguito un contributo della Rete della Conoscenza Puglia.

Ogni anno, migliaia di studenti e studentesse pugliesi, attendono con pungente ansia e profondo senso di incertezza, la pubblicazione delle graduatorie A.Di.S.U. per l'erogazione delle borse di studio. L'attesa si fa speranza di leggere al fianco del proprio nome, nell'interminabile lista, la lettera B che certifichi la certezza. Essere studente idoneo e ricevere la borsa di studio.

Una condizione a cui diversi si sono abituati; chi non ha mai cercato in quella lunga lista il proprio nome e chi vive sulla propria pelle la condizione reddituale della propria famiglia. Chi sa di essere idoneo perché vive nella propria quotidianeità le frustrazioni e i sacrifici dettati dalle scarse risorse, perché costretto ad inventarsi percorsi di lavoro per poter arrotondare e dare testa alle mille spese (libri, trasporti, affitto, tasse), perché nonostante gli ottimi risultati dei propri studi, comincia a pensare che la propria formazione sia un peso e non un diritto.

Altri questa condizione non l'hanno mai associata alla normalità. Non hanno mai ritenuto normale che gli ultimi Governi abbiano preferito finanziare scuole private e armamenti militari, invece che la formazione di centinaia di migliaia di studenti e studentesse.

Il fondo integrativo nazionale, il principale capitolo di finanziamento delle borse di studio, ad oggi, attraverso il decreto Istruzione (D.l. n. 104/13 da pochi giorni convertito in legge ordinaria), è dotato di appena 151,2 mln di euro, più il trasferimento del 3% dal Fondo Unico di Giustizia. Se nel 2009 aveva un volume di 246 mln di euro, dopo il taglio strutturale ad opera del Governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini, il fondo viene rimpinguato ad ogni finanziaria, lasciando il sistema del diritto allo studio nell'intero Paese in difetto di programmazione e di investimenti, e trasferendo l'incertezza agli enti regionali e di conseguenza agli studenti.

All'incertezza dal bisogno si somma l'incertezza della risposta. Il segno di uno Stato che non ha chiare quali siano le proprie priorità, nonostante abbia l'orizzonte normativo della Costituzione che traccia il profilo di politiche ben ancorate alla condizione e alla dignità delle persone.

Così i tagli al welfare state, le liberalizzazioni, l'aggravarsi della pressione fiscale indiretta rendono più acuta la crisi che diviene crisi sociale, e quindi disoccupazione, precarietà, sfruttuamento, emarginazione, fuga. L'austerity e il rifinanziamento del debito pubblico attraverso l'economia finanziaria nei fatti non fa altro che trasferire la ricchezza dai redditi alle rendite, rendendo i ricchi sempre più ricchi e ampliando le file dei poveri.

In Puglia ci sono 15.002 studenti che hanno una condizione reddituale inferiore ai 17.000 euro di ISEEU, che intendono progettare il proprio futuro attraverso la formazione universitaria, ma che necessitano di mezzi per realizzarlo.

Le mobilitazioni e i dibattiti, i confronti e le proteste, la pratica della democrazia partecipativa, gli studenti e le studentesse hanno portato la Regione Puglia a triplicare il volume di investimenti sulle borse di studio da 2,5 mln del 2010 a 7,6 mln di quest'anno. Un risultato straordinario, che nell'anno accademico 2012/2013 ha assunto il carattere della discontinuità storica, portando la copertura delle borse di studio al 94 %.

Ma se nell'autunno del 2012 le risorse derivanti dal bilancio autonomo e quelle del fondo sociale europeo, sommate a quelle derivanti dall'aumento della tassa A.Di.S.U. imposto dal Governo Monti, hanno trasferito a 12.576 studenti la borsa di studio, quest'anno accademico esiste il fortissimo rischio che si torni allo scenario di incertezza, di invidia sociale, di risposta insufficiente: insomma ad una copertura inferiore del 60 %.

Rileviamo che il risultato delle mobilitazioni studentesche in 11 città pugliesi questo 11 Ottobre ha prodotto una risposta da parte dell’Istituzione regionale, determinando il trasferimento di 7,6 mln di euro dalla Regione al bilancio dell'A.Di.s.U.. Questo permetterà all'agenzia regionale del diritto allo studio di comporre le graduatorie non con i soli fondi derivanti dalle tasse degli studenti iscritti in Puglia.

Dobbiamo però sottolineare un rischio in questo, quello di un totale disinteresse del Governo per il DSU, solo in parte sostituibile dall’impegno della Regione. Rischiamo che questo nuovo ottimo risultato del movimento studentesco diventi una "vittoria di Pirro", una vittoria che si perde nei colpi autoritari della Troika, nell'arretramento dello Stato nelle politiche sociali per lasciar spazio ai mercati finanziari, nella riduzione della Repubblica a semplice amministrazione burocratica degli interessi.

Non resteremo inermi davanti ad una politica sorda alle istanze sociali e ad orecchio teso alle lobby economiche. Abbiamo lanciato un Ultimatum al Governo delle larghe intese per il 15 Novembre, data che coincide con il rinvio delle osservazioni di Bruxelles alla legge di stabilità del Governo Italiano, perché urge un'inversione di rotta.

Un’altra politica sull’istruzione è possibile. Migliaia di studenti e studentesse universitari hanno costruito una riflessione programmatica di intervento sul welfare studentesco, lanciando “10 proposte per il diritto allo studio”. Proposte che intervengono sull’estensione dei criteri di accesso alla borsa di studio, di omogeneizzazione dei bandi sul territorio nazionale, di riduzione della fiscalità studentesca e di investimenti sui servizi (mense, trasporti, alloggi). Intervento strutturale che nasce dal vissuto della reale urgenza, tra cui spicca quella data dai più di 4847 studenti fuori sede pugliesi, che possono contare di appena 1943 posti letto, di cui 380 di ultima e prossima realizzazione.

La politica dovrebbe ricordarsi che nello spazio d'insieme definito dai numeri della statistica e dell'economia ci sono delle persone, dei bisogni, delle aspirazioni. Quella sociale è la vera urgenza che merita attenzione, che richiede un respiro profondo e una risposta lucida. Non possiamo più attendere la fine di un cianciare politicante.

 

 

 

 

Ultima modifica ilMercoledì, 13 Novembre 2013 20:39
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