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Altro che PIL, l'Italia secondo il QUARS

Altro che PIL, l'Italia secondo il QUARS

L'immagine deformata dell'Italia che vedete a fianco dell'articolo non è un errore, si tratta la rappresentazione grafica dell'Italia secondo l'indice QUARS: l'Indicatore sintetico di Qualità Regionale dello Sviluppo, elaborato dalla campagna Sbilanciamoci!.

Da tempo si dibatte dei limiti del PIL e della necessità di individuare altri strumenti per analizzare e "raccontare" un paese. È celebre il discorso di Bob Kennedy agli studenti dell’Università del Kansas: "Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. [...] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta."

Ma non è stato solo un dibattito retorico. C'è chi, come la campagna Sbilanciamoci!, si è posto l'obiettivo di analizzare il territorio italiano secondo un nuovo indice: il QUARS. Si tratta di un indice composito, che si indirizza alle molteplici dimensioni in cui si articola la vita delle persone. Il QUARS ha 7 dimensioni (Ambiente; Economia e lavoro; Diritti e cittadinanza; Salute; Istruzione e cultura; Pari opportunità; Partecipazione) e 41 indicatori. Sbilanciamoci! dal 2003 si pone l’obiettivo di stimolare il dibattito nell’opinione pubblica e di catturare, ove e per quanto possibile, l’attenzione e la sensibilità della politica, a partire dalla convinzione che la correlazione tra ricchezza economica e qualità della vita non sia affatto scontata e che sia invece urgente assumere un approccio scientifico e culturale diverso per misurare questi fenomeni nella loro complessità.

Così, il quadro che emerge dalla classifica generale del QUARS attesta l’approfondimento del divario tra le “due Italie”: medaglia d’oro al Trentino-Alto Adige, argento all’Emilia-Romagna, bronzo all’Umbria. Seguono, nell’ordine, Valle d’Aosta, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Lombardia, Piemonte, Liguria e Lazio. Nella parte bassa della classifica compaiono tutte le regioni del Centro-Sud, Abruzzo, Molise, Sardegna, Basilicata, Puglia; agli ultimi tre posti, Calabria, Sicilia e Campania.

I dati completi sono disponibili in questo opuscolo sfogliabile.

 

La spaccatura tra Nord e Sud si realizza su tre dimensioni. Nella classifica relativa all’indicatore Economia e lavoro, scrivono su Sbilanciamoci.org, le ultime sette posizioni sono tutte occupate dalle regioni del Mezzogiorno, con una spiccata polarizzazione dei redditi e un alto tasso di povertà delle famiglie e di precarietà nel mercato occupazionale; in secondo luogo, nell’ambito della Partecipazione, il coinvolgimento della cittadinanza alla vita civica e politica dei territori appare molto più ampio e articolato al Centro e al Nord (fa eccezione l’Umbria, che compare, insieme a quelle del Sud, tra le regioni con un punteggio al di sotto della media italiana); la dimensione Pari opportunità, infine, evidenzia una marcata criticità da parte delle regioni meridionali (e del Friuli Venezia Giulia, unica regione centro-settentrionale a manifestare risultati negativi) nella realizzazione di politiche e servizi rivolti alla promozione di una vera uguaglianza di genere, specialmente in merito alla presenza delle donne sul mercato del lavoro.

Rispetto al quadro appena descritto, le rimanenti dimensioni – Diritti e cittadinanza, Istruzione e cultura, Salute, Ambiente – mostrano evidenze meno scontate. In particolare, nella dimensione Diritti e cittadinanza, Lazio e Toscana aggiungono i propri risultati decisamente negativi a quelli di Calabria, Puglia, Sicilia e Campania, a testimonianza del fatto che la tutela dei diritti e l’inclusione sociale delle fasce sociali più deboli – in primo luogo i migranti – rappresenta un vulnus che accomuna trasversalmente i territori italiani (tuttavia, è necessario rimarcare il quarto e il quinto posto di altre due piccole regioni centro-meridionali, Abruzzo e Molise). Lo stesso discorso vale per l’Ambiente, ambito in cui il divario tra Centro-Nord e Sud non solo si attenua, ma sembra in alcuni casi rovesciarsi: regioni come Lombardia, Liguria e Lazio mostrano risultati insoddisfacenti, soprattutto per quel che riguarda la promozione di orientamenti ecologicamente sostenibili da parte delle amministrazioni locali; al contrario, fanno bene Abruzzo, terzo, e Basilicata, sesta.
Nell’indicatore Salute emerge l’ottimo rendimento dell’Emilia-Romagna che guida la relativa classifica davanti a Friuli Venezia Giulia e Umbria, ma è altrettanto evidente il ritardo di regioni come Lazio e Valle d’Aosta, rispettivamente in dodicesima e tredicesima posizione, precedute dalla Basilicata. Nella dimensione Istruzione e cultura, subito dopo il Lazio capolista, compare nuovamente l’Umbria, seguita dall’Emilia-Romagna. Il Molise occupa invece la sesta posizione, le Marche la settima; risultati negativi per il Veneto (quattordicesimo, dietro a Sardegna e Abruzzo) e molto negativi per la Valle d’Aosta, penultima, seguita soltanto dalla Sicilia.

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