Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Politiche 2013: vince l'astensione, ma si fa finta di niente

  • Scritto da  Gabriele Mastroleo e Riccardo Pariboni
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS

Tessera elettorale medapapandreu FlickrL'astensione è di gran lunga il primo partito d'Italia: questo è forse il responso più importante che esce dalle urne, ma che viene taciuto dai media nazionali. Su 46.906.343 aventi diritto presenti sul territorio nazionale, hanno votato in 35.271.540, poco più del 75%. Si tratta del dato più basso dal dopoguerra a oggi.

Alle elezioni politiche, infatti, l'affluenza è stata sempre altissima. Fino all'inizio degli anni Ottanta, sforava di gran lunga il 90%. L'era del pentapartito prima, il sistema bipolare basato su berlusconismo e antiberlusconismo poi, hanno fatto aumentare la quota degli astenuti, ma quella del partito del non voto che avrebbe avuto, in passato, più consenso del partito più suffragato, era e resta una leggenda metropolitana.

Negli ultimi anni qualcosa è radicalmente mutato. Già nel 2008, quell'81% scarso di affluenza era un dato disastroso; oggi che il tasso di astensionismo è arrivato al 25% degli aventi diritto, con un partito del non voto costituito da quasi dodici milioni di abitanti, la classe politica italiana dovrebbe interrogarsi sulla propria capacità di rispondere alle “esigenze” dei propri cittadini.

Soltanto Carlo Lania, sul Manifesto in edicola martedì, pone l'accento sul boom degli astenuti, ma sostiene si tratti del terzo partito. Sbagliato. Non solo quello degli astenuti è di gran lunga, un po' anche sorprendentemente il primo partito, ma raccoglie, da solo, molto più di quanto raccolgano le coalizioni di centrosinistra e di centrodestra.

Forse in possesso di dati ufficiosi sull'alto tasso di indecisi, il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, ha indetto, nell'immediata vigilia del voto, una conferenza stampa per invitare gli italiani a votare. Contestualmente, i quotidiani nazionali hanno posto l'accento sul rischio maltempo come fattore determinante per un aumento dell'affluenza. Coraggiosa è stata la Cancellieri a dichiarare lunedì, a urne appena chiuse: “Sull’affluenza in calo non credo abbia influito il maltempo, visto che i seggi erano ovunque accessibili. Certo, persone anziane che col maltempo hanno scelto di restare a casa ci sono state. Ma il calo del 6% non può ovviamente dipendere da quello”.

Va rilevato un altro dato, al quale non viene dato peso: tantissime, anche stavolta, sono state le schede bianche e nulle, oltre un milione in tutto. Secondo il Viminale, alla Camera le schede bianche sono state 395.286 (1,12% del totale) e quelle nulle 871.780 (2,47%), mentre sono state 1.951 le schede contestate e non assegnate; al Senato le schede bianche sono state 369.301 (1,16%), quelle nulle 762.669 (2,40%) e le schede contestate e non assegnate 1.835.

Quello che lascia perplessi è che l'eccessiva frammentazione di liste e candidati premier, agevolata dalla riduzione in extremis delle firme necessarie per potersi presentare, avrebbe dovuto in qualche modo soddisfare i gusti di tutta la componente elettorale, si spaziava infatti dai “fascisti del terzo millennio” di CasaPound agli ultraliberisti di Fare per fermare il declino. E se la Federazione della Sinistra aveva rinunciato alla propria identità per correre insieme a Idv e Movimento Arancione, non mancavano sulle schede elettorali simboli attraenti per gli irriducibili della falce e martello.

La sensazione di chi scrive è comunque che da deterrente al già di per sé altissimo astensionismo l'abbia fatto in qualche modo proprio il Movimento 5 Stelle. Per due motivi: il primo è intrinseco negli slogan lanciati da Grillo durante lo Tsunami Tour, che hanno fatto leva sullo spirito anarcoide di molti astensionisti abituali (ad esempio, Bifo ha ammesso su Facebook di aver votato Movimento 5 Stelle per alimentare il caos e l'ingovernabilità); il secondo motivo deriva da una inutile determinazione di molti elettori di contrapporre il proprio voto a quello grillino, nel tentativo di arginarlo.

Altrettanto semplici da rintracciare sembrano essere le ragioni dell'astensionismo, direttamente connesse al crollo delle due coalizioni principali e all'irrilevanza numerica del risultato delle liste collegate al premier uscente Mario Monti: 14 mesi di governo tecnico, con l'appoggio all'agenda programmatica dato dai tre segretari di partito Alfano, Bersani e Casini, hanno causato un ulteriore allontanamento dai partiti tradizionali, a cui due intensi mesi di campagna elettorale non sono probabilmente riusciti a porre un freno.

È sembrato infatti di assistere ad una sorta di tacito accordo tra le tre coalizioni che avevano sostenuto il governo tecnico, volto a ridurre al minimo la campagna elettorale stessa, un po' per l'incapacità di uscire da semplici boutade per formulare proposte articolate, ma soprattutto, presumibilmente, per non evidenziare oltre il lecito la sostanziale identità programmatica su temi discriminanti quali Europa, politica economica e lavoro. Ma se questo, da un lato, ha portato al paradosso di una coalizione di centrodestra che consegue un risultato sul quale non avrebbe scommesso un centesimo e all'assurda sorpresa del Terzo Polo di fronte ad una sua non rappresentatività già evidente e conclamata ben prima delle elezioni, dall'altro ha portato a uno stucchevole e sensibile aumento della percentuale di popolazione che decide di non partecipare a ciò che assumeva, con il passare dei giorni, i tratti specifici di una farsa.

Proviamo ora a pensare che un'ampia fetta di questi nuovi astensionisti sia rappresentata da soggetti consapevoli e mobilizzabili da sinistra per provare a cambiare l'esistente, ribaltando le logiche burocratiche, autoreferenziali ed un po' autistiche che hanno caratterizzato il dibattito politico recente e sostituendole con la partecipazione diretta.

Proviamo a farlo. Ma probabilmente resterà soltanto un'illusione.

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 00:57
Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info