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Claudio Riccio

Claudio Riccio

28 anni. Nato a Bari, vivo a Roma. Web designer freelance. Convintamente terrone.

Non basta una sinistra dei nuovi, serve una sinistra nuova

Fino a poco tempo fa l’immagine con­so­li­data dell’Italia era quella di un paese vec­chio e pol­ve­roso, con classi diri­genti vec­chie e pol­ve­rose. In tale imma­gi­na­rio il pro­blema delle gio­vani gene­ra­zioni era diret­ta­mente con­nesso ai “dino­sauri da scon­fig­gere”, per citare La meglio gio­ventù di Marco Tul­lio Gior­dana: gover­nanti fuori dal tempo, figli di un’epoca pre­ce­dente alla rivo­lu­zione infor­ma­tica, impe­di­vano l’emergere di una straor­di­na­ria gene­ra­zione che potrebbe invece riscat­tare le sorti del paese. Que­sta era la vul­gata, l’opinione dif­fusa, il sen­tire comune. Il pro­blema era ed è un altro. E, ovvia­mente, è andata diver­sa­mente, sta andando diversamente.

Il Movi­mento 5 Stelle prima e i ren­ziani subito dopo hanno cam­biato la per­ce­zione e la sostanza della com­po­si­zione dei gruppi diri­genti di que­sto paese, ma non accen­nano affatto a cam­biare verso della con­di­zione delle gio­vani gene­ra­zioni e il segno delle poli­ti­che che hanno cau­sato tali condizioni.

In Ita­lia, infatti, abbiamo al con­tempo il pre­mier più gio­vane della sto­ria della Repub­blica e il tasso di disoc­cu­pa­zione gio­va­nile più ele­vato della sto­ria della Repub­blica. Trac­ciare un nesso cau­sale tra que­sti due dati di fatto potrebbe forse essere arbi­tra­rio, ma la sim­bo­lo­gia resta potente.

Podemos primo partito in Spagna, uno spettro si ferma ai confini dell'Italia

Uno spettro si aggira per l'Europa? Di certo c'è chi, nelle tecnocrazie europee, non dorme sereno. Se preoccupa, comprensibilmente l'avanzata di Marine Le Pen in Francia, l'avanzata delle sinistre in Europa resta un dato rilevante e spesso sottovalutato nel dibattito pubblico.

Syriza, la sinistra di Tsipras, è da tempo primo partito nelle urne e nei sondaggi in Grecia, e adesso inizia a cambiare il quadro politico anche in un altro Paese: la Spagna.

Jobs Act: la guerra asimmetrica di Matteo Renzi

Ha fatto la sua dichiarazione di guerra Matteo Renzi. È una dichiarazione banale, vuota, ma eccezionale e densa di significato.

Renzi si rivolge direttamente ai sindacati. A parlare nel video c'è lui, il premier che parla direttamente ai cittadini rifiutando ogni livello di intermediazione, di dialogo con i corpi intermedi, lui che per la riforma del pubblico impiego non consulta i sindacati, paradossalmente rei di "rappresentare solo il pubblico impiego", lui che attiva la mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per leggere i pareri dei cittadini e poi decidere in beata solitudine. È un attacco duro, inedito per certi versi, violento per altri.

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