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Sinistra: 20 cose per non fare la solita cosa

Sinistra: 20 cose per non fare la solita cosa

1. La democrazia è quel che accade quando chi è escluso dalle scelte, chi è ai margini della società, irrompe sulla scena pubblica, conquistando spazio e potere. Oggi serve organizzare gli esclusi e tornare a irrompere nella società e nella politica. In questi tempi in cui a muoversi son soprattutto le forze della reazione, dopo uno degli autunni più freddi della nostra storia recente, in assenza di spinta dal basso e grandi movimenti che diano una proiezione del futuro, e riaprano spazi di possibilità, dobbiamo fare un balzo in avanti e organizzarci. Più che attendere che si palesi un nuovo movimento di massa capace di trasformare il senso comune e ripoliticizzare la società, più che attendere qualcosa di simile a quel che Deleuze definiva “l’irruzione del divenire” dobbiamo organizzarci per “divenire l’irruzione”.

  • 2. Abbiamo bisogno della politica. Chi sta in alto, la parte più ricca del pianeta non ha bisogno della politica per rispondere ai propri bisogni, può farlo con le sue ricchezze. Ha bisogno di occupare la politica, commissariandola, per mantenere tali ricchezze, ha bisogno di privarci della politica come strumento utile a cambiare le nostre condizioni di vita, ridurre le disuguaglianze, redistribuire le ricchezze, migliorare le condizioni di vita, conquistare dignità e felicità.

  • 3. Serve cambiare radicalmente i rapporti di forza in Italia e in Europa. C’è bisogno anche in Italia di una forza politica d’alternativa, che, con le altre sinistre europee si opponga al neoliberismo e ai suoi effetti sulle nostre vite. Serve un movimento popolare e di massa, consapevoli che più che i pezzi di politica dobbiamo essere in grado di unire e organizzare una parte di società, la parte oppressa, sfruttata, quella che ha subito la crisi e i suoi effetti. Non basta un partito nazionale, serve una forza politica immediatamente europea.

  • 4. Salvare il pianeta dal disastro ambientale, cambiare radicalmente il modo in cui si produce e quel che si consuma, fermare l’avvelenamento delle nostre terre e della nostra aria, così come quello di ogni angolo del pianeta. Combattere la barbarie nera dell’Isis e le bandiere nere dei fascisti, fermare le guerre, perseguire la strada del disarmo, sostenere la cooperazione internazionale, accogliere chi scappa dalla fame e dalla guerra, chi cerca un futuro migliore. Consentire a chi è nato nel nostro paese un’alternativa alla fuga all’estero, garantire reddito minimo e lavoro degno, abbattere la precarietà come forma di sfruttamento ad alta ricattabilità e bassi salari. Rimuovere le diseguaglianze, aggredire la rendita e i meccanismi di accumulazione, riformare radicalmente il sistema bancario, togliere a chi ha troppo per dare a chi non ha nulla con una tassazione davvero progressiva e un welfare redistributivo. Combattere l’analfabetismo dilagante, rilanciare la scuola pubblica come strumento di mobilità sociale, dare all’università le risorse necessarie per una formazione di qualità e per una ricerca che libera di provare e riprovare senza essere soffocata dalla morsa della precarietà. Restituire il servizio sanitario ai cittadini. Ripubblicizzare i servizi essenziali ormai privatizzati, garantire mobilità pubblica ed efficiente. Difendere i beni comuni e i territori distrutti dalla cementificazione. Consentire a tutti di amarsi liberamente. Vivere in uno stato laico. Espropriare le case sfitte dei grandi speculatori, aggredire la rendita, investire nell’edilizia popolare, garantire il diritto all’abitare. Contrastare l’Europa delle banche e della finanza, liberarsi dai vincoli soffocanti dell’austerità neoliberista senza cedere a tentazioni nazionaliste. Vivere con felicità e dignità, essere felici e tornare ad avere la speranza che chi verrà dopo di noi possa vivere in un mondo migliore, rendere accogliente il presente e tornare a pronunciare senza paura la parola futuro. Questi e molti altri sono i motivi per cui vale la pena battersi.

  • 5. La sinistra non esiste a priori. La sinistra è una direzione, un punto di vista sul mondo, non un luogo tanto meno uno spazio che esiste a prescindere, che sta lì in attesa di essere impacchettato e presentato agli elettori. Non basta autoproclamarsi alternativi, non basta un involucro. Di certo non basta una riverniciata all’involucro. Serve un processo costituente vero, che vada in profondità e dia senso e consenso a un nuovo progetto politico da costruire dalle fondamenta.

  • 6. Il fatto che ci sia bisogno di una forza di sinistra non vuol dire che questo bisogno sia sentito nella società e in particolare da quella parte di società che più subisce gli effetti della crisi, anzi... Non ci sono "praterie a sinistra”. È (quasi) tutto da ricostruire: organizzazione, credibilità, proposta politica, presenza sui territori. In un paese in cui un elettore su due non va a votare è evidente che esista un’opportunità elettorale per la sinistra, ma non è detto che esista uno spazio politico. Lo spazio politico, infatti, non esiste a priori, serve costruirlo con una grande lotta politica nel campo della sinistra e nella società.

  • 7. Le istituzioni democraticamente elette non hanno potere sufficiente ad imporre un cambiamento radicale e quelle con sufficiente potere non sono democraticamente elette. Il terreno elettorale e quello istituzionale restano nonostante ciò un fondamentale terreno in cui praticare conflitto, conquistare voce e spazio e contribuire a modificare il discorso pubblico, il senso comune e quindi incidere sui rapporti di forza.

    • 8. Non basta una buona lista elettorale, un cartello tra soggetti. Le prossime elezioni politiche sono uno spartiacque centrale, ma non tutto ruota intorno alle elezioni. Serve un partito, non come feticcio di un'epoca passata, ma come una parte di società che si organizzi, che lavori quotidianamente sui territori, pratichi mutualismo e solidarietà attiva, campagne di opinione, conflitto. Una forza politica che riconquisti la politica come una pratica autonoma dalla lotta per il potere, ma non rassegnata al confine di uno sbarramento elettorale. Dobbiamo puntare anche a vincere, ma non solo a vincere. Il rifiuto del governo come l’ossessione del governo sono speculari forme di subalternità.

    9. Non c’è solo lo spazio politico, c’è anche un tempo politico. Non si può rinviare, aspettare l’arrivo di elementi esogeni nuovi. Se il deserto avanza non è affatto detto che ci siano in tempo utile nuove e potenti ondate di partecipazione in grado di scuotere lo scenario politico.

    • 10. Se non ci saranno grandi conflitti e movimenti sociali, campagne politiche e sociali, battaglie referendarie su larga scala in grado di mettere in crisi Renzi sul piano del consenso e cambiare l’ordine del discorso mettendo al centro del dibattito pubblico la lotta alle diseguaglianze e l’alternativa radicale a un sistema che devasta le nostre vite, rende inabitabili le nostre città, sarà difficile che il nuovo soggetto politico sia realmente popolare e di massa. Ma non possiamo attendere l’esplosione di una nuova stagione di lotte.

    • 11. Un italiano su due non vota. Chi vota spesso lo fa con profonda sfiducia. La gran parte di coloro che votano, specialmente se colpiti dalla crisi economica, tra chi accresce le diseguaglianze, chi specula sulla povertà e chi non ha una idea complessiva di società, non riceve alcuna risposta efficace dalla politica. Prendere atto del legittimo e comprensibile disgusto e distanza dalla politica della gran parte degli italiani è il primo atto necessario per chiunque voglia riconquistare e ricostruire la politica.
  • 12. La maggioranza è sempre stata la capacità della minoranza che ci opprime di conquistare e detenere il potere a scapito delle tante minoranze, perpetuando le molteplici forme di oppressione e alimentando la guerra tra poveri. Ambire ad ottenere la maggioranza elettorale e organizzare la maggioranza dei cittadini in difficoltà nella crisi, vuol dire anzi tutto ripensare il concetto di maggioranza fuori da un esercizio arrogante della sovranità. Nella società come nella pratica politica serve esercitare la democrazia del consenso, più che il dirigismo della maggioranza. Serve mettere insieme le minoranze, non fonderle annullandole.

  • 13. La gran parte delle energie che sarebbero disponibili a costruire un soggetto nuovo, democratico, differente dalla sinistra di questi anni, radicalmente alternativo al neoliberismo, sono all’esterno, fuori dai partiti esistenti, sono sfiduciate, diffidenti e si tengono a debita distanza dalla sinistra politica. Per questo serve una sinistra di tutti, spazio non ostaggio delle dinamiche dei soggetti attualmente esistenti, inclusivo e aperto, radicalmente rinnovato. 

    • 14. Non si può chiedere agli elettori di credere in una proposta politica se non è credibile chi se ne fa portatore. Non si può attendere che la discontinuità con il passato si manifesti da sola. È terreno di battaglia politica. Il miglior modo di rottamare è costruire. Di macerie ce ne sono già troppe.

  • 15. Un nuovo movimento politico può nascere con l’emergere di un grande movimento nelle piazze, intorno ad un leader, oppure a seguito di un processo politico collettivo. Comunque la si pensi, non essendo in Italia, oggi, nessuna delle prime opzioni in campo la via da percorrere è organizzare un campo contendibile e aperto e irrompere nel processo collettivo. Se l’alto non va “dal basso”, che sia il basso a invadere il campo.

  • 16. Costruire un soggetto soltanto “nuovo” non vuol dire nulla. Serve costruire un progetto che sia “differente”, da chi governa oggi, dalle altre proposte politiche in campo, ma soprattutto dall'intero sistema politico corrotto e subalterno alle logiche neoliberiste.

    • 17. Per riconquistare la democrazia oggi in crisi bisogna anzitutto praticarla. Nessuno è più disposto a delegare rappresentanza e dedicare tempo a un progetto in cui sono altri a decidere. Esiste già un movimento di cittadini in cui l’ultima parola spetta al capo/proprietario.

  • 18. I nostri avversari non sono moderni, non sono innovatori, sono i guardiani di un sistema sostanzialmente ottocentesco, basato sullo sfruttamento di miliardi di persone e che mette a repentaglio l’esistenza stessa del pianeta.

      • 19. Se le categorie sono in crisi e le parole sono vuote, prima di ridare significato alla parola sinistra bisogna partire dalla proposta politica. Meno discussioni sul soggetto, molte di più sul progetto e sull’oggetto. Più confronto sul contenuto, meno sul contenitore. Più sulle posizioni, che sul posizionamento. Servono studio, formazione, spazi organizzati di studio e un percorso partecipato che metta in rete le competenze collettive e individuali in tutta Italia scrivendo dal basso un programma politico di azione e battaglia prima ancora che elettorale.

  • 20. Con l'assemblea "Cosmopolitica" ha inizio il percorso convocato con l'appello per la sinistra di tutte e tutti. Più il processo costituente sarà vero, con tempi adeguati e ampia inclusività, più “le regole del gioco” saranno democratiche; minore sarà la forza degli apparati, più eterogenea sarà la partecipazione e più sarà facile tenere la porta aperta a tutti; più la diffidenza ci porterà ad essere spettatori peggiore sarà lo spettacolo. Meno polemiche pretestuose più spirito critico. Meno tatticismo spicciolo e più strategia di lungo respiro. Il quadro è complesso, la sinistra continua ad essere frammentata. Non si troverà l’unità e il rinnovamento in base a un accordo in alto, ma solo attraverso spinta dal basso e allargamento, tramite iniziativa politica concreta e dibattito pubblico. Determinazione sì, rancore no. Non c’è nulla da difendere, per nessuno, neanche per chi pensa di avere rendite di posizione. Tutto ciò che auspichiamo non cadrà dal cielo, nessuno si farà parte da solo, nessuno spazio si creerà dal nulla. Dipende sempre da noi, da tutti e da ciascuno. Gli spazi politici si aprono a spinta. Proviamoci.

 

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