Dalla Terra dei Fuochi alla Terra Felice
- Scritto da Mariano Di Palma
- Commenti:DISQUS_COMMENTS
Bisogna partire da qui: dal rapporto tra “malapolitica”, camorra e un certo tipo di imprenditoria che ha lucrato sui destini delle persone, che ha prodotto un’agghiacciante scissione tra diritti e vita, tra lavoro e salute, tra giustizia e sopraffazione. La grande questione ambientale, apertasi ormai più di 20 anni fa, testimonia l’assenza di una giustizia tanto sociale quanto ambientale in grado di tutelare vita e territorio. La questione ambientale non è solo legata ai rifiuti. In Campania abbiamo il fiume più inquinato d’Europa, il Sarno, la devastazione della costa e dei mari che non ha precedenti, l’abusivismo edilizio che ha cancellato pezzi importanti di vegetazione e inaridito terreni fertili, come quelli alle pendici del Vesuvio.
Alcuni dati
La Campania è la regione d'Italia con la minore aspettativa di vita e le province di Napoli e Caserta sono quelle con la speranza di vita più bassa.
A indicare questo dato sono sostanzialmente due questioni di fondo: indice di deprivazione sociale e il rapporto tra salute e territorio. In sostanza, la povertà e la questione ambientale sono legate a doppio filo. La Campania è al 1° posto per la mortalità per tumori nei maschi ed è al 3° posto per la mortalità tumorale nelle donne. La maggioranza degli studi su discariche e salute ha riscontrato un aumento di varie patologie (soprattutto tumori e malformazioni) in chi abita nelle immediate vicinanze di una discarica (in un raggio di 1 Km in alcuni studi, fino a 3 Km in altri), soprattutto se di sostanze pericolose o se si tratta di discariche abusive.
Ricostruire la verità attorno alle discariche, ai roghi e agli sversamenti è un atto che possiamo fare soltanto ricercando il rapporto causa-effetto. Non è il rifiuto che si produce in quanto tale, ma il processo politico e gestionale costruito attorno alla gestione “propria” ed “impropria” dei rifiuti che ha provocato la situazione devastante in cui siamo.
Gli inceneritori diffusi, i cui fumi da 20 anni si respirano nella terra dei fuochi, sono i roghi tossici predisposti sistematicamente in diverse aree della regione Campania e che rappresentano una delle principali cause della diffusione delle malattie: è l’aria inquinata che entra nei polmoni.
Le falde inquinate dal percolato delle discariche abusive e non, che hanno devastato il sottosuolo agricolo e inquinato i prodotti. La migrazione prodotta dalla mala gestione dei rifiuti è il punto di partenza di questo nesso tra causa ed effetto.
Se le malattie più diffuse (20 casi tumorali, 11 malformazioni congenite) hanno una valenza multifattoriale, nella terra dei fuochi, così come in alcune zone inquinate della Campania, la percentuale dell’impatto ambientale nell’incidere su tali malattie è sicuramente predominante. Del resto non avremmo proprio in quelle zone un aumento considerevole delle malattie tumorali e delle diverse malattie (da quelle respiratori, a quelle legate all’apparato genitale, a quelle epidermiche) rispetto ad altre zone sia campane che nazionali.
L’OMS però nemmeno definisce le discariche innocue, ma le dichiara sospette di causare danni alla salute (cioè vi sono sufficienti elementi per sospettare che possano influire negativamente sulla salute, ma sono necessarie ulteriori prove per esserne certi e stimare il rischio). Il documento Rifiuti e Salute dell’OMS, pertanto, si conclude con un richiamo al principio di precauzione raccomandando di cercare di ridurre al massimo il ricorso alla discarica (e agli inceneritori) anche in considerazione che è possibile ridurre, riutilizzare e riciclare i rifiuti.
Quale proposta per le bonifiche
La questione ambientale in Campania è una rete di questioni che vanno individuate e risolte complessivamente: le aree ex industriali, i rifiuti, il dissesto idrogeologico, l’inquinamento dei mari e in particolari dei fiumi. Bisogna quindi distinguere per non confondere. Parlare della Terra dei Fuochi deve aiutare a centrare un problema preciso: delimitare le aree devastate dallo sversamento di rifiuti tossici e pericolosi, di veleni in precise aree territoriali. I rapporti ecomafie di questi anni hanno ben individuato queste aree: triangolo Qualiano-Villaricca-Giugliano, le cosiddette terre di nessuno. L’area più colpita dallo sversamento dei rifiuti, inquinata nelle falde, nell’aria che si respira, la zona definita “terra dei fuochi” è un preciso comprensorio di cui 8 comuni sono quelli classificati da molti studi, con la classe V (ad altissimo inquinamento) : Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castelvolturno, Giugliano, Marcianise, Villaricca. Rivendicare quindi le bonifiche del suolo per sversamento illecito di rifiuti, significa innanzitutto individuare prioritariamente le zone d’urgenza su cui intervenire.
Le responsabilità politiche di questi anni sono più che mai evidenti, partendo dal fatto che una mappatura precisa dei siti inquinati ancora non è stata pubblicata dall’ARPA Campania. Questa mappatura regionale è costata 64 milioni di euro e ovviamente la maggior parte di questi sono stati spesi in consulenze. Pubblicare e aggiornare tale mappatura è un semplice atto di civiltà, per individuare con chiarezza quali siti sono inquinati e quali no. Ancora dunque non abbiamo fonti istituzionali che siano in grado di indicare dove e come intervenire. In questo senso è fondamentale definire per i siti tempi, risorse e modalità d’intervento per le attività di messa in sicurezza e bonifica; la bonifica deve avvenire mantenendo per i terreni agricoli l’attuale destinazione, evitando consumo di suolo agricolo e avvalendosi prioritariamente delle tecniche più sostenibili e innovative, quali la fitoremediation; tale modalità di bonifica, già disponibile e validata nella sua efficacia, può agevolmente e velocemente realizzarsi mediante l’utilizzo dei fondi comunitari agricoli per sostenere i contadini nel processo di riconversione colturale compatibili con le caratteristiche di contaminazione dei suoli (in particolare no food per filiere della chimica verde). Le risorse sono un tema fondamentale.
Occorre un fondo nazionale che finanzi le bonifiche, un fondo pubblico che reperisca le risorse anche dalle imprese che hanno inquinato in questi anni, perché paghi soprattutto chi ha inquinato. Siamo contrari fortemente ad una politica d’emergenza, che come la storia del nostro territorio ci insegna, è una politica a maglie larghe, in cui la camorra si inserisce costruendo guadagno illecito, dopo essere stata la principale responsabile del danno ambientale. Sono necessarie politiche con regole trasparenti e serie, con tempi e risorse certe, che non siano recuperate da fondi ordinari regionali, né soltanto con la fiscalità generale, con un aggravarsi delle condizioni sociali delle cittadine e dei cittadini campani, già vessati dalle tasse sui rifiuti più alte d’Italia. Bonificare il nostro territorio, vuol dire fare i conti anche con la sfiducia di decine di migliaia di persone e con la pericolosità delle infiltrazioni camorristiche. Sarà per questo necessario mettere al centro anche un metodo di trasparenza e partecipazione sui territori, in modo da coinvolgere e informare la cittadinanza attorno alle azioni di bonifica che si dovranno svolgere.
Inoltre si dovrà rafforzare l’attività di controllo, prevenzione e contrasto delle attività illegali di smaltimento di rifiuti nella “Terra dei fuochi”, destinando risorse specifiche al Patto “Terra dei fuochi”, anche per quanto riguarda quelle da destinare ai vigili del fuoco per gli interventi di spegnimento dei roghi; accelerare l’iter legislativo finalizzato all’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice Penale; approvare la proposta di direttiva dell’Unione europea che istituisce il reato di ecocidio. In Campania nel 2012 ci sono stati 6054 roghi, quasi tutti tra Napoli e Caserta.
Salute prioritariamente
Sulla scorta delle esperienze positive attorno alle industrie con presenza di amianto e tenendo conto il lavoro svolto attorno al registro dei tumori sui tumori per amianto, crediamo sia fondamentale attivare in tempi rapidi il Registro Tumori della Regione Campania, garantendo anche le risorse e le modalità organizzative necessarie per il suo efficace funzionamento, rafforzando al contempo quello già esistente in provincia di Napoli e assicurando l’immediata attivazione di quello previsto in provincia di Caserta; sviluppare, come indicato nelle conclusioni dello studio coordinato dall’Istituto superiore di sanità, l’indagine epidemiologica nei territori maggiormente esposti allo smaltimento illegale di rifiuti; integrare queste attività con quelle di monitoraggio e prevenzione dei rischi sulla salute, al fine di garantire adeguata assistenza sanitaria a cittadini.
Rifiuti SpA
Il problema non è soltanto legato allo sversamento illecito dei rifiuti tossici. Il problema è il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti generale. Il cosiddetto ciclo integrato, che prevede che il rifiuto vada bruciato o destinato in discarica ha prodotto ecomostri e disastri in Campania. L’inceneritore di Acerra prima, quello di Giugliano ora, proprio lì a due passi dalle discariche di Taverna del Re, hanno una dinamica allucinante. In questi anni discariche abusive e non a norma hanno raccolto rifiuti pericolosi e tossici come se piovesse. L’ex Resit di Giugliano ha accolto in questi anni 800.000 tonnellate di scorie, prodotto 57.000 tonnellate di percolate diffuse nelle falde idriche. Solo nel giuglianese più di 21,4 ettari contaminati. Del resto in tutta Italia l’80% dei rifiuti prodotti non è quello che proviene dalle famiglie, ma quello dalle imprese. Non siamo ancora in grado di controllare il processo di smaltimento di questi. In Campania, in 20 anni di commissariamento rifiuti, che proprio in questi giorni ha visto l’assoluzione di tutti gli imputati (quindi le responsabilità politiche di 20 anni di commissariamento fallito non sono di nessuno!), hanno prodotto discariche e inceneritori. La raccolta differenziata è di media al 12%, gli impianti di compostaggio sono praticamente inesistenti. La Regione Campania tuttavia, continua a sostenere questa idea dello smaltimento dei rifiuti, tutta volta alla devastazione della terra e dell’aria. Non bastano i più di 200 arresti, le commissioni sulle ecomafie, il pur debole reato ambientale istituito dopo 7 anni di inchiesta sulle ecomafie. La Regione non cambia idea; la connivenza delle forze politiche con l’imprenditoria camorristica è troppo forte. Le responsabilità sono enormi e trasversali. La perdita di credibilità della politica è senza dubbio in Campania arrivata al punto massimo, con il rischio che colpe politiche e istituzioni finiscano nello stesso calderone della sfiducia della popolazione.
Bisogna ricominciare quindi da una nuova idea del riciclo, chiudendo gli inceneritori, producendo meno rifiuti, utilizzando gli impianti di compostaggio, costruire davvero un “piano rifiuti zero” che differenzi il rifiuto, lo riutilizzi in compost, che lo ricicli. Abbiamo avuto in questi anni imprese legate alle criminalità organizzata, che il rifiuto lo hanno trasformata neanche in eco-balle, ma in un ammasso di rifiuti indifferenziato tra urbano, pericoloso, ospedaliero, tossico, che non sarà smaltibile per i prossimi decenni. Su 30 siti di stoccaggio, e 4.174.616 tonnellate di balle di rifiuti, solo l’1,5% è stato smaltito.
Una Campania felix esiste
Lottare per la difesa del territorio, non significa generalizzare. Il dramma ambientale che viviamo per essere risolto, deve vedere un’attenta valorizzazione delle esperienze positive costruite in Campania in questi anni. Le cooperative sociali sui beni confiscati, quanto i consorzi biologici, gli agricoltori che hanno resistito alle offerte di sversamento dei veleni sui loro territori, è un dato importante. Esiste un prodotto agricolo di qualità in Campania che non va disperso, ma valorizzato. A pagare non possono essere le esperienza positive che in questi anni sono state il vero antidodo alla criminalità organizzativa e alla cattiva imprenditoria. Per non consentire che oltre al danno, vi sia anche la beffa, bisogna da subito investire con percorsi regionali e nazionali di potenziamento e valorizzazione di tali esperienze, sia provando a raccontarle, sia trovando le migliori soluzioni per rendere start up e sostenibilità di queste imprese una realtà capace di diffondere a macchia d’olio.
La proposta è quindi avviare una sistematica e puntuale attività di campionamento e analisi dei prodotti ortofrutticoli e alimentari provenienti dalle aree esposte ai fenomeni di contaminazione finalizzata a verificare l’eventuale presenza di sostanze pericolose per la salute, riconducibili in particolare a smaltimenti illeciti di rifiuti, anche sulla base di risultanze già emerse nell’ambito di indagini, perizie e procedimenti giudiziari; tale attività dovrà servire anche a tutelare le rilevanti produzioni di pregio provenienti da aree esenti da contaminazioni, in ragione del boomerang mediatico che sta penalizzando non solo le aree contermini ai siti contaminati, ma l’intero comparto agricolo regionale.
Riconvertire il territorio: giustizia ambientale e sociale:
Quello che avviene attorno alla terra dei fuochi ha inevitabilmente a che fare con la miseria. L’indice di deprivazione socio-economica è dato da tre fattori principali: proporzione di disoccupazione tra la popolazione attiva, proporzione della popolazione senza casa di proprietà, superficie media della mobilitazione. Queste statistiche che nel Sud e in Campania in particolare sono esorbitanti, ci parlano di un incrocio inquietante. Laddove le aree sono più povere, sono maggiormente oggetto d’inquinamento. Del resto nell’assenza di politiche di sviluppo e welfare, di lavoro e di diritti, la dignità viene facilmente calpestata dalla camorra. Bisogna quindi reagire complessivamente. Dare dignità e salute allo stesso tempo diventa in Campania una campagna paradigmatica per riconvertire il territorio. Solo invertendo l’equazione: ricchezza per pochi= sfruttamento di tutti e di tutto in ricchezza per tutti = giustizia ambientale e sociale che possiamo finalmente uscire da questa crisi sociale ed ecologico che sta devastando diritti, territorio, dignità e vita. Sarà inoltre necessario predisporre, da parte del ministero dell’Ambiente, gli strumenti amministrativi/operativi, per tutte le situazioni già evidenziate dall’autorità giudiziaria, al fine di perseguire il risarcimento del danno ambientale da parte dei responsabili dei fenomeni di smaltimento illegale di rifiuti.
Fonti:
- Dossier di Legambiente: "Terra dei Fuochi: radiografia di un ecocidio";
- Istituto Superiore di Sanità: "Progetto Sentieri";
- Pio Russo Kraus: "Alcuni dati sulla situazione epidemiologica in Campania e alcune considerazioni su rifiuti e salute";
- Protezione civile: "Trattamento dei rifiuti Campania: impatto sulla salute umana".
Articoli correlati (da tag)
- Rossano e Corigliano: la vittoria di una coalizione civica e della mobilitazione popolare
- Curami! O del conseguimento della felicità in accademia
- I beni comuni al centro di una rinnovata iniziativa popolare
- Il nuovo sindacato di Landini: cosa fare "in quel paese qui"
- Scienze politiche inutile? No: lo sono imprese e governi
