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Il Portogallo in lotta contro l'austerity

Il Portogallo in lotta contro l'austerity

Il Portogallo, esattamente come l'Italia, la Spagna e la Grecia, sta subendo da più di un anno pesanti politiche di austerity, in nome dell'Europa, una vicenda non nuova per il questo paese, che già negli anni '80 aveva dovuto effettuare pesanti riforme costituzionali per entrare nell'Unione Europea, eliminando le parti più “radicali” di una costituzione scritta a pochi anni dalla Rivoluzione dei Garofani. Spesso questo paese viene dipinto come dormiente, docile e per questo è stato più volte citato ed elogiato come allievo modello delle nuove politiche di austerity europee. Chi si è espresso in questo modo dimostra senza dubbio una certa distrazione rispetto alle grandi mobilitazioni che hanno scosso il paese negli ultimi anni, di cui le imponenti manifestazione dello scorso sabato sono lo sbocco.

Il 12 marzo 2010 centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Lisbona e in altre 11 città, portando all'attenzione generale i problemi di una generazione precaria (lo slogan della manifestazione era Geração à Rasca, letteralmente Generazione in difficoltà). Dopo il 12 marzo si sono susseguite altre date e altre iniziative, come il lancio di una legge contro la precarietà da parte del Movimento 12 Março e di reti e organizzazioni di precari e precarie o la grande manifestazione del 15 ottobre a Lisbona. Guardando l'ultimo anno si può ben vedere come, tra le manifestazioni di Geração à Rasca e gli scioperi dei sindacati, il Portogallo non sia decisamente un paese pacificato e passivo. 

Con queste premesse giunge la manifestazione di sabato, Que se lixe a Troika! Queremos as nossas vidas! (Non ci interessa la Troika! Vogliamo le nostre vite!), la più grande manifestazione dal 1974 ad oggi, che ha coinvolto circa un milione di persone ovvero un decimo della popolazione portoghese. La promessa di cambiamento, democrazia e di giustizia sociale, nata con la Rivoluzione dei Garofani, oggi appare assolutamente incompatibile con i dettami internazionali a cui il Portogallo è costretto. Per questo in così tanti hanno risposto alla chiamata di un appello che invitava i portoghesi e le portoghesi a riprendere in mano il destino del loro paese.

È stata lanciata per il 21 settembre un'altra manifestazione di fronte al Palacio de Belem, sede della Presidenza della Repubblica, in cui si riunirà il consiglio di stato.

Traduciamo l'intervento finale letto dal palco di Lisbona.

Oggi abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Lo stiamo facendo. Questa manifestazione siete tutti voi che siete qui. È cominciata con un appello di un gruppo di cittadini e cittadine, provenienti dal mondo del sociale e con orientamenti politici diversi, che hanno voluto contribuire a una forte e ampia mobilitazione contro la Troika, chi la sostiene e le politiche di austerity che insistono ad imporci. La forza di coloro che sono scesi e scese in piazza in tutto il paese dimostra che insieme possiamo mutare ciò che non ci piace. Possiamo fare qualcosa di straordinario.

[Segue un lungo elenco delle città in cui si sono svolte le manifestazioni]

Secondo i dati che abbiamo raccolto, sono scese in piazza circa un milione di persone. Siamo qui a fare qualcosa di straordinario e con un messaggio chiaro: vogliamo le nostre vite, senza negoziazioni, senza pacche sulle spalle, semplicemente vogliamo vivere con dignità. È straordinario mostrare loro che non siamo rassegnati. Non crediamo che si inevitabile la miseria nella quale ci vogliono far cadere: la miseria della mancanza di pane, della perdita della casa, la miseria della precarietà, del lavoro che ci rubano, del diritto ad un lavoro degno che ci è negato, la miseria del costo dei trasporti che aumenta, dell'abbonamento che non riusciamo più a pagare e che ci serviva per andare a scuola o al lavoro – la nostra scuola pubblica che si vogliono rubare, come ci vogliono rubare il diritto ad essere malati e ad avere un trattamento degno nel servizio sanitario pubblico che è nostro.

E la cultura? E l'acqua? E tutto il resto?

Questa manifestazione è l'inizio di molte altre cose.

È urgente una cittadinanza sveglia e in mobilitazione.

É urgente prendere il cambiamento nelle nostre mani.

La nostra protesta e il nostro incontro può e deve essere portato in tutti i luoghi della nostra vita: sul lavoro, nei quartieri, nelle scuole, in casa.

Una volta per tutte, dimostriamo di saperci unire. Partecipiamo attivamente perchè nessuno ci malgoverni.

È urgente disobbedire.

Quando non c'è rispetto per il popolo, quando esistono solo imposizione e menzogna, quando esistono solo misure eseguite a prescindere della volontà del popolo e sono lstituzioni non elette da nessune che decidono tutto, è il momento di dire: No!

Tutte le lotte e le battaglie saranno vitali.

Eravamo quasi al punto di ebollizione, ma la disperata e violentissima comunicazione del primo ministro e le disastrose e gravissime misure annunciate dal ministro delle finanze hanno reso rovente la scala del termometro della nostra pazienza e tolleranza rispetto alla menzogna politica, all'ingiustizia sociale e alla distruzione dell'economia.

A questo governo non interessa che le sue politiche servano solo a creare miseria.

Per questo governo è la realtà a sbagliarsi. I suoi manuali tecnici e i suoi modelli teorici dicono che dobbiamo restare poveri, che dobbiamo costare poco, che dobbiamo consegnarci alla legge della giungla. Che dobbiamo essere sacrificati e sacrificate perchè loro – quest'entità astratta, che tutto può sulle nostre vite – perchè loro possano ultimare il programma imposto, che non fa altro che asfisiare l'economia, aumentare la disoccupazione e le disuguaglianze, distruggere i bene comuni.

Rendiamo concreta la nostra protesta e esigiamo che questo governo della troika, più fedele alla troika della troika stessa, si dimetta!

Ma questo non ci basta.

Non vogliamo sostituire questo governo della troika con un altro governo della troika, neanche in una versione più moderata.

La troika non aiuta. La troika non crea il nostro riscatto. La troika ci affonda, ci uccide, ci opprime. La troika e le sue misure non funzionano. Non funzionano qui, non funzionano in Spagna, non funzionano in Grecia, non funzionano in Irlanda, non funzonano in Italia. Non funzionano a Cipro. Non funzionano in Lettonia. Sono già state sperimentate e non sono mai funzionate. L'austerity non ha mai funzionato in nessuna parte del mondo e mai funzionerà.

Questa manifestazione – in queste manifestazioni - è il cartellino rosso per tutte le politiche di austerity di questo governo, ma anche di qualunque governo che pretenda, cambiando nomi e maniere, attraverso belle parole, applicare politiche come queste.

Oggi, ci siamo uniti per esigere che si ritiri l'accordo con la troika, il cosiddetto memorandum d'intesa.

Oggi, diciamo che non permetteremo che misure lacrime e sangue ci rubino le vite per salvare le banche, per far crescere i conti nei paradisi fiscali, per regalare milioni ai grandi gruppi economici.

Tutti e tutte insieme, esigiamo che, una volta per tutte, sia stracciato il Memorandum della Troika, che ci ha portato alla miseria, alla bancarotta, al caos nelle nostre vite. E che il rifiuto dell'austerity europea sia la base per un'altra Europa.

E non siamo soli. Anche in Spagna oggi si è urlato nelle piazze “BASTA!”. E domani il coro di voci sarà ancora più assordante: Grecia, Spagna, Irlanda, Italia, Portogallo, tutte le voci unite per gridare al mondo che dentro gli uffici ci sono persone con nomi e facce che decretano misure che ci schiavizzano e ci uccidono, che governano contro di noi, dicendo di farlo nel nostro nome. Persone che, come direbbe Padre António Vieira, non sono qui per cercare il nostro bene, ma i nostri beni.

Domani saremo presenti attraverso varie azioni di protesta nella società portoghese. In questa tappa della nostra lotta è fondamentale un sciopero generale. Uno sciopero in cui, dappertutto, persone di tutti i settori del lavori, persone con un contratto stabile, precarie o disoccupate, fermino il paese e dicano: “Basta! Non siamo numeri per ingrossare i conti bancari. Abbiamo vite. Non siamo un gregge docile che mangia e tace. Smettetela di giocare con le nostre vite. Smettetela di rubarci il lavoro e la dignità!”


Ed è importante che sia uno sciopero popolare. Uno sciopero di persone, per le persone, che sono minacciate e sotto ricatto perchè non si fermino mai, come macchine. Ci impegnamo a fare tutti gli sforzi per aiutare nella costruzione di uno sciopero generale popolare, promosso dai sindacati con la popolazione e la società civile, che sia capace di fermare tutto il paese per combattere il disastro che ci è imposto.

E ancora: resistere è nostro dovere. Fare meno di questo sarebbe rinunciare alle nostre vite. Dobbiamo organizzare la nostra resistenza. Dobbiamo organizzare la nostra risposta. Localmente, tra amici/he e vicini/e, attraverso i collettivi e le organizzazioni che esistono e con quelli che saranno creati dalla forza della nostra lotta e della nostra determinazione. Ci impegnamo ad appoggiare questo sciopero, questa resistenza e questa risposta, e a dimostrare, como abbiamo fatto oggi, che persone con idee differenti possono unirsi per una causa. E la causa oggi sono le nostre vite. É importante che questa lotta ignori frontiere e che assuma una dimensione iberica, come oggi, europea, internazionale.

Il 21 settembre, nel tardo pomeriggio si svolgerà un Consiglio di Stato convocato dal Presidente della Repubblica. É importante in quel giorno essere lì per ricordare che esigiamo le dimissioni di questo governo e che non accettiamo nessuna soluzione che segua gli ordini della Troika. Governo, vattene! Troika, vattene!

Non ci interessa la Troika! Non ci interessano i suoi sostenitori! Vogliamo le nostre vite! E le riavremo perchè oggi è il primo giorno della nostra lotta.

 

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