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La strategia di Podemos dopo il successo del 24 maggio

La strategia di Podemos dopo il successo del 24 maggio

Per salutare il successo ottenuto dalla sua formazione nelle elezioni del 24 maggio, Pablo Iglesias – che il mese scorso fece parlare di sé regalando un cofanetto del Trono di Spade al Re Felipe VI capovolge il motto di casa Stark “L’inverno è finito, e arriva una primavera che ci porterà a Novembre”, mese in cui si svolgeranno le elezioni politiche in Spagna.

Ma, a parte i toni epici – “Il terreno ci è propizio e alla presenza istituzionale sommiamo l’esperienza della battaglia” – l’analisi del voto pubblicata dal líder di Podemos sul giornale online Público.es contiene molti elementi utili a valutare la strategia che il nuovo partito della sinistra spagnola intende perseguire in vista del voto autunnale.

elezioni spagnaSul fronte della mera analisi dei numeri, Pablo Iglesias rivendica il successo ottenuto nei grandi centri urbani: oltre all’incredibile risultato di Madrid e Barcellona, i candidati che fanno capo alle liste di unità popolare promosse da Podemos potrebbero diventare sindaci di città come Coruña, Santiago de Compostela o Cadice. L’altra faccia della medaglia è la Spagna rurale, dove i partiti tradizionali, PP e PSOE, hanno mostrato una buona tenuta: e infatti i risultati delle Comunità Autonome, dove, diversamente dai comuni, Podemos si è presentato con il proprio simbolo, non sono entusiasmanti per la formazione di Iglesias. In vista delle politiche, questo è un problema: la Spagna ha un sistema proporzionale con circoscrizioni molto piccole. Come mostra la mappa delle politiche del 2011 tratta dal País, ciò implica che nella maggior parte dei collegi non siano più di due i partiti a ottenere rappresentanza parlamentare.

Se vorrà provare a governare il paese, Podemos dovrà strappare almeno il secondo posto ai vecchi partiti in molte province chiave. Pablo Iglesias, che ha riconosciuto come il crollo del bipartitismo stia procedendo più lentamente di quanto sperasse, ne è consapevole, e intende utilizzare i sindaci di Podemos come volano per dare visibilità al partito viola e legittimarlo come forza di governo, quando mancano meno di sei mesi alle elezioni politiche.

Fa dunque capolino nel discorso di Podemos la parola “accordo”: “Dovremo lavorare duramente nei prossimi mesi – scrive Iglesias – e farci carico delle difficoltà del governare e dello stringere accordi”. Anche dove sono emersi vincitori chiari, il proporzionale spagnolo ha negato maggioranze assolute a singoli partiti in tutti i maggiori centri, e sono molti i comuni – il più importante Madrid – in cui Podemos avrà bisogno dei voti del PSOE se vorrà eleggere i propri sindaci. D’altra parte, sono almeno sei le comunità autonome in cui il PSOE potrebbe governare grazie ai voti di Podemos. A queste è da aggiungere l’Andalusia, dove si è votato a marzo e il PSOE di Susana Díaz, a pochi seggi dalla maggioranza assoluta, non ha ancora potuto formare un governo per lo stallo nelle trattative con Podemos, PP e Ciudadanos, restii a smuoversi dalle proprie posizioni prima delle elezioni della scorsa domenica.

In molti stanno notando come Podemos non possa giungere a compromessi senza tradire la sua natura di partito anti-casta, categoria in cui fino alla vigilia del voto rientrava il PSOE. Per questo nell’analisi di Iglesias è il PP ad assurgere a incarnazione delle élite corrotte di Spagna, mentre al PSOE si rimprovera solo di non essere un’alternativa sufficientemente affidabile nella lotta alla corruzione. La nuova priorità di Podemos è rimuovere il Partito Popolare dal potere, piuttosto che scardinare il sistema politico spagnolo come alcuni dei suoi sostenitori si aspettavano. Ma se è vero che un accordo organico con il Partito Socialista minerebbe la credibilità di Podemos, non c’è nessuna ragione di credere che un simile accordo debba verificarsi. La linea di tutte le forze politiche, per ora, è trattare comune per comune, regione per regione, secondo le specificità e i risultati locali: solo il PP ha chiesto che si applichi ovunque il principio della lista più votata, ricevendo generalizzati e secchi no per risposta.

Bisogna anche notare come, almeno agli occhi dell’elettorato, il PSOE, a differenza del PD italiano, sia ben lontano dal muovere quel passo verso il destra per cui pure spingono alcuni suoi dirigenti, e perfino in sede europea è ancora restio ad accettare le logiche della Grande Coalizione (è stato il solo partito socialista a non votare a favore della Commissione Juncker): stringere accordi con il PP per impedire a Podemos l’accesso al potere condannerebbe il PSOE alla scomparsa, mentre le condizioni che Podemos – privo di qualsiasi interesse a piazzare i suoi uomini in governi di coalizione – porrà in cambio del proprio sostegno, saranno senza dubbio difficili da rifiutare. Ciò dà a Podemos un certo vantaggio nelle trattative delle prossime settimane. Pablo Iglesias ha già dichiarato, con certa ironia, che proporrà un programma che “entusiasmerà i socialisti”: e come potranno, i socialisti, dire di no a misure concrete contro la corruzione, o a protezione delle vittime dei mutui usurai sulla casa? A Madrid sembra già essere andato a vuoto il tentativo della candidata Popolare Esperanza Aguirre di cooptare il PSOE di Antonio Miguel Carmona in una coalizione anti-Podemos, a difesa “dell’ordine democratico”. Un invito per lo meno singolare, viste le credenziali antifasciste di Manuela Carmena, attivista democratica, a differenza di Aguirre, già sotto Franco.

Tuttavia il PSOE, di fronte allo spettro della “pasokizzazione”, condivide certamente con i Popolari il timore che Madrid sia per Podemos un formidabile trampolino di lancio: sulle trattative dei prossimi giorni, quindi, non è veramente possibile fare pronostici.

Veniamo dunque alle “lezioni” che Pablo Iglesias trae dal primo importante appuntamento con le urne dopo le Europee. Il segretario di Podemos sembra attribuire il successo ottenuto al recupero di un forte discorso anti-élite negli ultimi giorni di campagna elettorale.

Le settimane precedenti erano state difficili, per l’abbandono del numero tre del partito, Juan Carlos Monedero, in disaccordo con una linea politica giudicata troppo centrista. In precedenza, lo stesso Monedero era stato al centro di una vicenda opaca relativa a un grosso pagamento ricevuto dal Venezuela in cambio di un’attività di consulenza, che non sarebbe stato adeguatamente dichiarato al fisco spagnolo. Entrambi gli episodi hanno ricevuto una copertura mediatica quasi ossessiva: mentre il secondo ha costretto Podemos a difendersi dalle accuse di essere “casta”, il primo aveva fatto pensare che nel partito avesse prevalso definitivamente la linea “moderata” del segretario politico e direttore di campagna Íñigo Errejón. Quest’ultimo (che recentemente ha firmato la prefazione all’edizione spagnola de La Casta di Stella e Rizzo) sarebbe promotore di un discorso “anti-casta” iper-semplificato, che ha esposto Podemos alla competizione di Ciudadanos: di ideologia liberista, il partito arancione propone un discorso altrettanto potente sul piano della lotta alla corruzione e fa un’efficace concorrenza a Podemos sul piano del mero nuovismo.

E se le candidature di unità popolare sono la soluzione scelta per non apparire come un membro in più della casta, di fronte alla minaccia di quello che il Guardian ha descritto come il “Podemos della destra”, Pablo Iglesias sceglie di rafforzarsi a sinistra: descrivendo la corruzione come modalità di governo propria delle élite liberiste, e vincolando il discorso anti-casta alla difesa delle classi popolari, Iglesias sfuma la linea Errejón e si sfila da una sterile battaglia al centro per il primato dell’onestà e della giovinezza. Una scelta strategica coerente con le analisi più rigorose dei flussi elettorali, come quella pubblicata a inizio mese dal Centro de Investigaciones Sociológicas, che suggerisce a Podemos di spingere verso l’elettorato operaio fedele al PSOE piuttosto che verso quello centrista di Ciudadanos.

Secondo la stessa analisi, il maggior rischio per Ciudadanos sarebbe quello di essere spinto verso la destra dello spettro politico perdendo così la sua trasversalità: correttamente quindi Pablo Iglesias, piuttosto che tentare di sedurne gli elettori, carica contro il partito arancione descrivendolo come l’ultimo travestimento delle élite spagnole. E anche in ciò il risultato delle elezioni fa un regalo a Podemos: mentre quest’ultimo, grazie ai risultati delle grandi città, si siederà al tavolo delle trattative con il PSOE su un piano di parità, tutti i media del paese non sembrano vedere per Ciudadanos altro possibile ruolo che quello di stampella del PP.

Per tutte le forze in campo, il camino verso le elezioni politiche non potrebbe essere più ricco di sfide.

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