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È arrivata la primavera. Riflessioni di Pablo Iglesias su una giornata storica

È arrivata la primavera. Riflessioni di Pablo Iglesias su una giornata storica

Le elezioni del 24 Maggio rappresentano un momento cruciale del cambiamento politico in Spagna, senza precedenti dai tempi della Transizione [dal franchismo alla democrazia]. Ci sono due elementi rivelatori della profondità del processo in corso.

In primo luogo, le grandi città hanno rappresentato, ancora una volta nella storia del nostro paese, la locomotiva della trasformazione politica. I risultati tanto delle candidature di unità popolare sulle quali abbiamo scommesso nella nostra Assemblea di Vistalegre, in città come Madrid, Barcellona, Saragozza, Coruña, Oviedo, Santiago de Compostela o Cadice, quella di “Compromís” a Valencia, così come i risultati di Podemos nelle città e nelle grandi comunità in cui si è votato anche per le elezioni regionali, sono rivelatori. Podemos vince a Las Palmas di Gran Canaria, a Parla, a Rivas, è seconda forza a Saragozza, Palma di Maiorca, Santa Cruz di Tenerife, Oviedo, Huesca, Teruel, Fuenlabrada, Gijón o Avilés.

Nel complesso ecosistema politico di Barcellona, la candidatura capeggiata da Ada Colau ha vinto le elezioni in un evento senza precedenti nella storia politica catalana. Il caso del municipio di Madrid è stato insolito, perché ha mostrato la “pasokizzazione” del PSOE nella capitale spagnola. Se c’è un posto dove il nostro appello al voto socialista ha funzionato in maniera schiacciante, questo è Madrid, grazie a una candidata che è stata capace di unire il sostegno consolidato a Podemos e quello di buona parte dell’elettorato socialista, dicotomizzando lo scenario elettorale della capitale.

In secondo luogo, benché più lentamente di quanto ci aspettassimo e ci augurassimo, il bipartitismo non fornisce più la chiave per comprendere il sistema partitico in Spagna. Il PP e il PSOE hanno ottenuto il loro peggior risultato dalla Transizione.

UPyD [partito centrista nato da una scissione del PSOE, cannibalizzato nelle ultime elezioni dal nuovo partito “Ciudadanos”] scompare dallo scenario politico, mentre Izquierda Unida ha comprovato il contrasto tra il suo esaurimento storico come progetto politico autonomo e l’emergere degli spazi di protagonismo cittadino come le candidature di unità popolare e Podemos. Ciudadanos ha avuto un buon risultato, fondamentalmente a discapito del PP, ma è rimasto ben lontano, tanto nei comuni come nelle comunità autonome, dalle aspettative che aveva suscitato nelle élite e nei suoi portavoce, che forse hanno gonfiato in modo controproducente il fenomeno arancione [colore di Ciudadanos] tentando di metterlo all’altezza di Podemos.

Pur non sapendo ancora se ci saranno o no elezioni in Catalogna [il possibile voto anticipato a settembre dipende da un accordo tra le forze politiche catalane], questo panorama prospetta uno scenario inedito nel nostro paese per le elezioni politiche, in cui il dilemma tra continuità o cambiamento costituirà l’asse della competizione. È indubbio che il PSOE tenterà di salire sul carro del cambiamento, ma non sarà facile; le elezioni politiche chiuderanno in buona misura il ciclo politico apertosi con il 15M [le manifestazioni di Puerta del Sol del maggio 2011] e sono il nostro orizzonte naturale.

Dovremo lavorare duramente nei prossimi mesi, e farci carico delle difficoltà del governare e dello stringere accordi, ma siamo usciti più forti da un inverno trascorso nel fango delle trincee dove il nostro avversario credeva di sconfiggerci.

Sono stati mesi difficili in cui abbiamo subito duri colpi, ma abbiamo saputo incassarli affrontando con successo queste elezioni e quelle andaluse [dello scorso 22 marzo; 15% a Podemos].

Dobbiamo tuttavia prendere nota di alcune lezioni della campagna elettorale e del risultato del voto.

Da un lato, dopo varie settimane passate sulla difensiva, l’aver recuperato il nostro discorso di formazione rappresentante le classi popolari e la difesa dei diritti sociali, valorizzando i movimenti sociali, ha dimostrato di essere il terreno favorevole di fronte alla competizione per la novità o la rigenerazione. Qui Ciudadanos non può competere con noi.

Dall’altro, la denuncia della corruzione come modello economico e politico delle élite, incarnato dal PP, dicotomizza la scena elettorale e imposta la scelta tra la continuità e il cambiamento nei termini che ci interessano. Qui è il PSOE che non può competere con noi.

Questi due elementi (difesa delle classi popolari e denuncia della corruzione come elementi inseparabili) sono quelli che ci hanno permesso di essere l’unica forza politica nazionale che ha sfidato il bipartitismo in molti comuni del nostro paese, e che ha sfiorato il secondo posto in comunità autonome come Aragona (a poco più di 6000 voti dal PSOE), Asturias (a 14000 voti dal PP) o Baleari (a 18000 voti dal PSOE).

Dobbiamo prendere nota anche dell’importanza delle leadership e degli stili che riescono ad andare oltre l’identità di un partito. Alle elezioni politiche, Podemos non può essere un partito in più, bensì uno strumento aperto alla partecipazione e al protagonismo di tutti coloro che scommettono sul cambiamento. L’inverno è finito, e arriva una primavera che ci porterà a Novembre. Il terreno ci è propizio e alla presenza istituzionale sommiamo l’esperienza della battaglia. Tocca salire dalle trincee; mancano pochi mesi al cambiamento.

traduzione da Publico di Lorenzo D'Agostino

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