Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

il co-segretario Demirtaş ha coniugato diritti delle donne e Lgbt con la difesa della miniranza Kurda

Turchia: la nuova sinistra mette in minoranza l’AKP

  • Scritto da  Nicola Degli Esposti
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
Turchia: la nuova sinistra mette in minoranza l’AKP

Con l’11,2% dei voti, il Partito Democratico dei Popoli (HDP) «ha vinto» le elezioni turche. Grazie a questa risultato elettorale, l’HDP è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 10%, imposta dai militari golpisti nel 1983. Grazie a questo risultato, il Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP) del presidente Tayyip Erdoğan, al governo dal 2002, si ritrova per la prima volta senza una maggioranza parlamentare, e sarà costretto a venire a patti con le opposizioni o ad imporre al paese elezioni anticipate.

L’HDP è nato nell’autunno 2013 come piattaforma nazionale per il BDP, il principale partito della minoranza kurda, da molti accusato di essere il braccio politico e legale dei guerriglieri del PKK. La stessa idea di fondare l’HDP sembra sia nata da un suggerimento del leader del PKK Öcalan, in prigione dal 1999, come tentativo di andare oltre il nazionalismo kurdo per abbracciare gli interessi delle altre minoranze etniche e religiose, delle donne, della comunità LGBT, e più in generale della sinistra turca divisa tra l’irrilevanza e il voto utile - ma sempre meno convinto - ai socialdemocratici-kemalisti del CHP. Anche se l’HDP non può essere definito come il partito di Gezi Park, ovvero del movimento di lotta nato nel 2013 in dissenso al Governo Erdoğan, certamente quell’esperienza ha contribuito al superamento di alcuni paradigmi politici tradizionali che hanno permesso al partito di Demirtaş di raccogliere parte di quell’eredità.

Ad ogni modo, il successo dell’HDP è dovuto in gran parte al carisma del suo co-segretario, Selhattin Demirtaş, un avvocato e attivista per i diritti umani che ha attirato l’attenzione internazionale per il buon risultato ottenuto alle presidenziali dell’anno scorso.

L’intera campagna elettorale si è giocata sulla possibilità che l’HDP superasse la soglia di sbarramento. Nel sistema elettorale turco, i voti dei partiti che non superano la soglia a livello nazionale vengono assegnati localmente al primo partito di ogni singolo collegio. Considerando che nell’intero sudest i principali partiti dell’opposizione sono inesistenti, e che gli elettori si dividono tra AKP e HDP, se quest’ultimo non avesse superato lo sbarramento il partito di Erdoğan avrebbe ottenuto una maggioranza parlamentare imponente.

Erdoğan è stato primo ministro dal 2003 al 2014, e ha progressivamente fatto emergere il suo volto autoritario e fondamentalista, in contrasto con le speranze suscitate in Turchia e in Occidente, da un AKP che era inizialmente era sembrato a molti un esempio di compatibilità tra Islam e democrazia, un modello «esportabile» per il Medio Oriente.

Dopo aver cambiato la costituzione ed imposto l’elezione diretta del presidente della repubblica, Erdoğan ha conquistato il palazzo presidenziale nell’agosto 2014. A coronare la sua scalata al potere sarebbe dovuta arrivare una nuova riforma costituzionale in senso presidenzialista, che le opposizioni e buona parte della comunità internazionale vedevano come il segnale di una deriva autoritaria e putinista della Turchia. Un progetto vanificato dal risultato delle urne: visto il ruolo pressoché cerimoniale assegnato dalla costituzione al presidente, Erdoğan dovrà «accontentarsi» della comunque enorme influenza personale che sarà in grado di esercitare sulla politica del Paese.

Le opposizioni tradizionali, il CHP e i nazionalisti del MHP, sono scomparsi dalla campagna elettorale, tutta giocata sulla sfida tra AKP e HDP, tanto che persino l’Economist ha suggerito ai Turchi di votare kurdo. Mentre il MHP è riuscito comunque a beneficiare dei voti persi dal AKP a destra, il CHP, principale partito dell’opposizione, arretra di circa due punti rispetto alle politiche del 2011. I socialdemocratici hanno pagato il prezzo di un’opposizione considerata troppo moderata da alcuni pezzi della loro base ed in particolare dalla minoranza alevita, che storicamente ha supportato le politiche laiche del CHP. Lo slittamento degli Aleviti dal CHP all’HDP ha cancellato l’unica fonte di sostegno elettorale dei kemalisti nell’est del paese, relegando il partito fondato da Atatürk alle sue roccaforti della costa egea.

Superata la prova del voto, l’HDP dovrà confrontarsi con le difficoltà che comporta l’avere assembrato una coalizione sociale davvero composita. Il sostegno nel Sudest è ancora prevalentemente fornito dal voto etnico di milioni di Kurdi, la maggior parte dei quali in tema di diritti civili ha posizioni estremamente conservatrici, difficilmente conciliabili con quelle della comunità LGBT o degli studenti universitari che appoggiano il partito nei grandi centri metropolitani dell’ovest. Ma è indubbio che Demirtaş, per il ruolo da lui svolto nel conseguimento di questo risultato e per il basso profilo degli altri leader dell’opposizione, sarà uno dei protagonisti della legislatura appena cominciata, dimostrando che la sinistra in Turchia esiste, è in grado di reinventarsi e di incidere sul panorama politico nazionale.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info