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Ventimiglia: voci dall’altra parte del confine.

  • Scritto da  Edoardo Baldaro, Francesca Feo
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Ventimiglia: voci dall’altra parte del confine.

In questi giorni al centro del dibattito della stampa nazionale troviamo voci preoccupate da una nuova invalicabile barriera, innalzata là dove credevamo che le frontiere fossero ormai scomparse: centinaia di migranti, la maggior parte dei quali aventi diritto a chiedere rifugio e asilo politico, rimangono ammassati tra gli scogli e la stazione di Ventimiglia, senza la possibilità di poter continuare il proprio viaggio verso il nord Europa. Secondo la narrazione che ci viene proposta, queste persone rappresenterebbero l’emblema del fallimento della solidarietà europea, con una Francia responsabile di disattendere agli accordi di Schengen e accusata di aver ristabilito i controlli alle frontiere, con lo scopo di bloccare i migranti prima che raggiungano Nizza, il vero snodo da cui partire verso il resto del paese e del continente.

Questa è essenzialmente la versione dei nostri organi d’informazione, che stanno seguendo con grande enfasi l’evoluzione della situazione. Dall’altra parte del confine invece, il sistema mediatico francese si sta occupando degli stessi fatti con un’attenzione che potremmo definire, usando un eufemismo, ridotta.

Oltralpe sono altri gli argomenti al centro del dibattito. Quello che sicuramente emerge tra gli altri è il ritorno all’assemblea nazionale della cosiddetta «Loi Macron». Potremmo definire tale provvedimento come la versione in salsa francese dei nostri Job Act e Sblocca Italia. Tra gli incentivi a piccole e medie imprese, liberalizzazione dei trasporti e revisione della normativa in merito ai licenziamenti, la Loi Macron ha prodotto una grossa spaccatura all’interno del partito socialista francese, ponendo la minoranza in subbuglio, al punto da spingere il governo di Manuel Valls a porre la fiducia per l’approvazione del provvediemento in assemblea (vi ricorda per caso qualcosa?).

A dovere di cronaca, un confronto tra le novità introdotte dai due decreti legislativi renziani e i punti sui quali la minoranza socialista non è disposta a cedere fanno sembrare la Francia come il nuovo paradiso del socialismo reale, ma, più che un elogio ai cugini francesi è una critica ai nostri, ça va sans dire.

Nello specifico di Ventimiglia, i quotidiani francesi riportano le risposte date dal Governo alle accuse italiane. Il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve definisce la propria posizione legittima, in quanto in linea con la regolamentazione europea: i migranti «non devono passare» il confine tra Italia e Francia, e nel rispetto delle regole di Schengen è l’Italia che deve farsene carico. Cazeneuve ha poi detto che: «Le regole del diritto di asilo devono essere rispettate: quando i migranti arrivano in Francia dopo essere passati per l’Italia ed essersi lì registrati, si applica la legge europea, e ciò significa che essi devono tornare in Italia. Non hanno il diritto di passare e devono essere gestiti dall’Italia». La questione è dibattuta, ma i mezzi d’informazione francesi sottolineano come, da un punto di vista di legale, il comportamento francese non abbia violato gli accordi europei di Dublino in materia di immigrazione in nessun modo. La notizia dei fatti di Ventimiglia non ha quindi occupato le prime pagine dei giornali, salvo un picco di interesse riguardo ai fantomatici piani B minacciati dal nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Quasi sotto silenzio è anche passata la manifestazione di alcuni militanti di estrema destra che, attraversando il confine, hanno esposto uno striscione contro la presenza dei migranti alla frontiera.

La poca attenzione dedicata oltralpe alla situazione di Ventimiglia non va però scambiata con una carenza di interesse per il tema immigrazione. Come suggerisce Le Monde, la questione deve essere affrontata dagli stessi media in maniera più globale. Il dibattito pubblico si è concentrato maggiormente sull’aspetto dell’accoglienza dei migranti: non solo il piano europeo che prevede una ripartizione dei rifugiati tra tutti gli stati membri è stato fortemente osteggiato dal governo, ma anche a livello locale hanno suscitato molto clamore i recenti sgomberi occorsi a Parigi. Durante la prima metà di giugno infatti due campi autogestiti di rifugiati, rispettivamente sorti a Halle Pajol e a La Chapelle, sono stati brutalmente sgomberati dalla polizia parigina, nonostante la solidarietà espressa dagli abitanti dei quartieri interessati. Lo sgombero, deciso a livello governativo, è stato definito dall’ex Ministro per le politiche abitative Cecile Duflot una «Waterloo morale». Da tale dichiarazione emerge come il tema dell’immigrazione sia diventato estremamente saliente in Francia, e fonte di profondo conflitto politico soprattutto nelle formazioni di centro-sinistra.

La questione immigrazione nella sua interezza si inserisce a pieno merito in quello che ci sembra essere il preludio della nuova campagna elettorale per le presidenziali 2017. Essendo a tutti gli effetti una questione cruciale, dovrà essere affrontata da tutti gli schieramenti. Volendo fare un parallelo, la situazione politica francese differisce da quella italiana. In Italia solo recentemente la destra, in maniera compatta, ha iniziato ad usare strategicamente la paura del migrante, ricevendo una grandissima copertura mediatica, e riuscendo a legare la questione immigrazione a quella della sicurezza. In Francia, il legame immigrazione-(in)sicurezza si è già affermato anni addietro, grazie al capillare lavoro del Front National. Quest’ultimo, pur non avendo propri organi di stampa, è riuscito a imporre almeno in parte la propria agenda agli attori del sistema partitico: i gollisti sembrano inseguire le posizioni ipersecuritarie e razziste del Front National sin dalla presidenza Sarkozy (2007-2012); i socialisti dal canto loro sono stati costretti ad affidare le proprie residue speranze di ripresa alla nomina a primo ministro nel 2014 di Manuel Valls, esponente della destra del partito e rinomato per le rigide posizioni assunte rispetto al tema della sicurezza, raccolte tra l'altro nel suo volume del 2011: Sécurité: la gauche peut tout changer.

In conclusione, che dire dell’attitudine francese rispetto ai fatti di Ventimiglia? Sicuramente, la scarsa importanza attribuita all’argomento può essere interpretata alla luce delle giustificazione legale addotta: nascondendosi ipocritamente dietro il diritto comunitario, la Francia ha mostrato totale mancanza di solidarietà, e non ha voluto condividere le responsabilità rispetto alla salvaguardia dei diritti dei rifugiati. Non un’ottima figura. Che dire invece dell’esasperata attenzione riservata all’episodio dai media italiani? In effetti, rispetto alla portata generale del tema immigrazione in Italia, Ventimiglia rappresenta un singolo, limitato episodio. Che ci sembra essere stato sfruttato ad arte dal governo, per distogliere lo sguardo dalla cattiva gestione tutta italiana dell’accoglienza, come nello scandalo delle cooperative coinvolte nella questione di mafia capitale, e per poter nuovamente puntare il dito contro un’Europa che esita a trovare soluzioni efficaci, per la totale mancanza di una volontà politica unitaria.

 

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