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Bologna dei tornelli e dei manganelli. Cambiamo ricetta?

San Valentino. Sono tanti i locali della zona universitaria che stanno organizzando feste e aperitivi, ma Piazza Verdi e Via Zamboni sono semi-vuote, a parte le perenni camionette di carabinieri e polizia che sono di stallo in piazza Verdi e davanti la mensa di piazza Puntoni.

ph. Michele Lapini

Repressione violenta in Brasile mascherata da lotta alla corruzione

Arresti, sparatorie contro lavoratori e scuole di partito, minacce, ripercussioni sulle appartenenze politiche, sospensione dei diritti e delle garanzie. In un silenzio violento da parte della politica e dei media occidentali il Brasile rivive i segni di un passato che fa paura. Riceviamo e pubblichiamo il racconto di quanto sta succedendo in Brasile e che Dario de Sousa e Silva Filho - sociologo e professore presso l’Università Statale di Rio de Janeiro, UERJ - sta vivendo in prima persona: da un anno il governo Temer ha avviato una politica di oppressione delle classi sociali più deboli con tagli degli stipendi e della spesa sociale e di repressione violenta delle proteste e dei movimenti, mentre regala esenzioni fiscali alle aziende private. Il tutto travestito dalle esigenze di austerità contro la crisi economica e di lotta alla corruzione, nell’indifferenza dei media e delle istituzioni in Italia e Europa. Un’importante riflessione sul rischio di deriva autoritaria delle istituzioni democratiche.

No, no se puede. La nuova legge di pubblica repressione in Spagna

Giovedì 11 dicembre il Congresso dei Deputati di Spagna ha approvato la Legge Organica sulla Protezione della Sicurezza Pubblica, detta Legge Bavaglio. Si tratta di un passo indietro pesantissimo nel diritto all’espressione per il Paese, che riporta in auge una concezione dell’ordine pubblico degna dell’epoca franchista.

La legge prevede la possibilità di punire severamente con multe pecuniarie molti comportamenti tipici della protesta, che in questi anni hanno fortemente messo in difficoltà il Governo Rajoy. Tra gli altri la legge rende criminali gesti come il sit-in, l’occupazione di spazi pubblici, il circondare le sedi istituzionali, i “concerti di pentole”, l’organizzazione di incontri pubblici e manifestazioni senza preavviso, comprese quelle spontanee, il non abbandonare una manifestazione quando si riceve l'ordine di farlo, il cantare o gridare durante manifestazioni “clandestine”, l’uso di hashtag Twitter di proteste non autorizzate, il manifestare indossando la propria divisa di lavoro, il cercare di impedire uno sfratto, il mancare di rispetto alle forze dell’ordine anche nelle forme in cui il fatto non costituisce reato penale. Inoltre l’uso o la diffusione non autorizzate di immagini di autorità o personale delle forze dell’ordine, anche per finalità giornalistiche, sarà considerato “reato grave”.

Democrazia e movimenti, una risposta ad Antonio Polito

"Quando l'ingiustizia è legge, ribellarsi è un dovere!" era lo slogan che accompagnava, quel 15 maggio nelle piazze di Madrid, un fiume in piena di cittadini che chiedevano la fine delle politiche di austerità, che avrebbero - e hanno alla prova dei fatti - costretto la Spagna e gli altri paesi periferici della zona euro a subire l'inasprimento della crisi economica e sociale. Quel disagio collettivo che scuote le piazze, le strade, i luoghi del vissuto quotidiano  e che la politica insieme ai suoi opinionisti provano ad addomesticare dentro i salotti televisivi, impegnati in un'operazione che ha gradualmente spostato l'analisi delle cause della crisi all'interno di uno schema interpretativo dove a contare sono i tatticismi interni ai soggetti politici e non tanto le nefaste azioni finora intraprese.

Da poliziotto al G8 di Genova a candidato sindaco a 5 Stelle (passando per l'Udeur)

Una candidatura al centro di molte polemiche quella di Nicola Di Michele, che potrebbe diventare sindaco di Termoli, uno dei centri più importanti del Molise, in quota Movimento 5 Stelle. Il 44enne, scelto dalla base per rappresentare il Movimento nella corsa per la poltrona di primo cittadino, si era già candidato nel 2010 nelle fila dell'Udeur, a sostegno di Basso Antonio Di Brino, esponente del PdL poi eletto sindaco in quella tornata elettorale. Ma soprattutto, come poliziotto penitenziario, era presente al G8 del 2001 a Genova, un'esperienza che ha descritto sostenendo che “per tre giorni siamo stati circondati da 150mila pacifisti”.

Caso Aldrovandi, nuova provocazione dei sindacati di polizia

Il 15 febbraio scorso, circa 3mila persone hanno sfilato a Ferrara dietro lo striscione "#vialadivisa" per condividere la battaglia della famiglia di Federico Aldrovandi, il giovane morto la notte del 25 settembre 2005 nella cittadina emiliana, a causa delle lesioni causate da quattro poliziotti. La richiesta dei manifestanti, tra i quali c'erano due simboli della ricerca della verità in morti sospette in cui sono coinvolte le forze dell'ordine, Ilaria Cucchi e Lucia Uva, può essere riassunta nell'appello di Lino Aldrovandi, padre del giovane ucciso e ispettore di polizia municipale: "Non credo sia una richiesta così incredibile volere che chi commette atti così aberranti non possa più indossare una divisa". La risposta provocatoria del sindacato di polizia Sap non si è fatta attendere e qualche giorno dopo, il segretario nazionale Gianni Tonelli si è recato a Ferrara per incontrare i quattro agenti e lanciare l'iniziativa #vialamenzogna.

Codici identificativi di polizia, in quasi 90mila rispondono all'appello di Paolo Scaroni

Sono passati più di otto anni da quando un tifoso bresciano, al termine di una partita di calcio tra la sua squadra e l'Hellas Verona, venne pestato da un gruppo di agenti, tanto da non riprendersi mai più e da divenire invalido al 100%. Oggi, Paolo Scaroni, due mesi dopo la riapertura del suo caso e l'indizione di un processo d'Appello, ha preso carta e penna e ha rivolto un appello al vicepremier Angelino Alfano, per richiedere che ciò che è accaduto a lui non si ripeta più e che vengano inseriti dei codici identificativi sulle divise delle forze di polizia.

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