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Quirinale: Grillo lancia la votazione on line, ma bloccata, e boccia Rodotà e Zagrebelsky

Il "megafono" del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha appena annunciato, con un post sul proprio blog, l'apertura di una votazione on line per scegliere il candidato alla Presidenza della Repubblica che i deputati e senatori grillini voteranno a partire dal prossimo 15 aprile. 

Un grande atto di democrazia diretta? Più che altro la versione digitale del Porcellum, dato che la votazione, che si svolgerà in un primo turno l'11 aprile dalle 10 alle 21 e in un successivo ballottaggio tra i 10 nomi più votati due giorni prima della votazione in aula sempre dalle 10 alle 21, sarà limitata agli iscritti al Movimenti 5 Stelle.

Per votare, insomma, bisogna essersi registrati nel sito entro il 31 dicembre scorso ed avere inviato la copia del proprio documento d'identità prima della pubblicazione dell'annuncio. Un'elezione ristretta, tra i militanti tesserati del partito, in perfetto stile "prima repubblica", in netta controtendenza non solo con la retorica della democrazia della rete, ma anche e soprattutto con le primarie aperte che il centrosinistra svolge ormai anche per scegliere gli uscieri delle proprie sedi.

Ma c'è di più: neanche i pochi eletti militanti del Partito 5 Stelle che potranno votare, infatti, potranno farlo in totale libertà. L'editto del capo parla chiaro: "Io ritengo che il prossimo presidente della Repubblica non debba venire dalla politica, né ricoprire, o aver ricoperto, incarichi istituzionali. Se infatti diventi presidente dell'ABI come Mussari o presidente della Finmeccanica come Orsi, sei comunque parte del gioco, promosso dai partiti. Un foglione di fico e nulla più."

Insomma, non solo i grillini non potranno votare politici, ma neanche semplici cittadini che abbiano ricoperto in passato incarichi istituzionali. Una grossa delusione per chi sperava che l'ingresso dei grillini in parlamento potesse portare al Quirinale un personaggio fuori dagli schemi ma molto vicino alle battaglie dei movimenti di questi anni, per i beni comuni e la giustizia. L'editto di Grillo sembra infatti cucito su misura su due dei nomi che sono più circolati in queste settimane: Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky. Entrambi sarebbero stati ottimi candidati, in grado di raccogliere consensi sia nel centrosinistra sia tra i grillini, sia soprattutto tra i cittadini italiani. Ma Rodotà è stato deputato e garante per la privacy, mentre Zagrebelsky ha fatto parte della Corte Costituzionale. Incarichi istituzionali che rendono i due giuristi ineleggibili per il popolo grillino.

È davvero difficile spiegare questa scelta, se non con la volontà, da parte di Grillo, di tagliare fuori i propri deputati e senatori dai giochi per l'elezione del prossimo Presidente. Evidemente l'ex comico genovese preferisce che venga eletto qualche vecchio uomo di palazzo con i voti di Pd e Pdl, in modo da poter gridare all'inciucio e poter lucrare elettoralmente sulla delusione dei cittadini. È il tipico cinismo dei dirigenti di partito come Grillo, niente che non si sia già visto. Dispiace solo per chi ha votare il M5S per avere la rivoluzione giacobina e si è trovato l'ennesimo Mastella, solo meno educato.

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