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Primarie a Padova, la sfida del cambiamento

Primarie a Padova, la sfida del cambiamento

Un candidato anomalo, senza tessere di partito, uscito da un percorso partecipato lungo un anno, con l'obiettivo della “transizione verso un nuovo modello di sviluppo”, sta creando non pochi grattacapi all'establishment del centrosinistra. Francesco Fiore, 40 anni, ingegnere che lavora nel campo delle energie rinnovabili, sfida Ivo Rossi (vicesindaco uscente, Pd) e Alessandro Zan (ex assessore all'ambiente e oggi deputato di Sel).

Succede a Padova, dove domenica prossima, 2 febbraio, gli elettori del centrosinistra saranno per la prima volta chiamati a votare alle primarie, per scegliere il candidato a sostituire Flavio Zanonato sulla poltrona di sindaco.

Un passaggio quasi storico, dato che l'attuale ministro dello sviluppo economico è reduce, caso più unico che raro in una grande città, da ben 4 mandati (non consecutivi) alla guida del Comune. Quella che sembrava essere un'anomalia, e cioè un funzionario del PCI, che nel 1984 stava sul palco insieme a Enrico Berlinguer, nel suo ultimo tragico comizio, al governo della città del Santo, feudo democristiano fin dal notte nei tempi, è diventata invece una duratura pratica di governo.

Una pratica di governo non apprezzata da tutti, in città, neanche a sinistra. “In questi decenni il sindaco e la grande maggioranza dell’amministrazione comunale di Padova sono stati per lo più appiattiti su un’idea di sviluppo della città che ha avuto come obiettivo quello di favorire tout court le richieste dei poteri economici forti. - scrive infatti Legambiente - Si pensi alle le politiche della mobilità che di fondo hanno continuato a favorire l’auto come principale mezzo di spostamento e il conseguente inquinamento: emblematica è la vicenda degli auto silos in centro, anche in zone straordinariamente sensibili come quello previsto nell’area di Prato della Valle. E si pensi soprattutto alle politiche urbanistiche, al diluvio edilizio, al consumo di suolo: l’edificazione prevista dai piani comunali, con 4.692.124 metri cubi è assolutamente sovradimensionata.”

È proprio da un'idea di città radicalmente alternativa rispetto a quella praticata dalle amministrazioni Zanonato, in particolare sui temi ambientali, territoriali ed energetici, che parte, un anno fa, il progetto di Padova2020. Un lungo percorso, patrocinato da Fabio Salviato, fondatore di Banca Etica e del Movimento Etico Solidale, che ha raccolto in centinaia di assemblee in tutti i quartieri della città idee e proposte, culminato nel programma “Un nuovo modello di sviluppo per Padova” e nella candidatura di Francesco Fiore, 40 anni, ingegnere nel campo delle rinnovabili, ex attivista di Legambiente, Altromercato e Banca Etica, e animatore del circolo padovano degli Ecologisti Democratici (ma non iscritto al Pd).

Una candidatura anomala, basata più sulla forza conquistata nei mesi da un lento e costante lavoro collettivo più che sulla notorietà di un personaggio. Ma che nonostante questo (o forse proprio per questo) sta scompaginando il dibattito pubblico cittadino. Fiore infatti si è conquistato sul campo il grado di principale avversario, nelle primarie del centrosinistra che si terranno domenica prossima, di Ivo Rossi, vicesindaco di Zanonato (e sindaco reggente da quando il titolare è stato nominato ministro dello sviluppo economico nel governo Letta), in consiglio comunale dagli anni '80 (prima in Democrazia Proletaria, poi nei Verdi, poi nella Margherita poi nel Pd da bersaniano e ora da renziano), scelto in omaggio all'alternanza Ds-Margherita che ancora regna sovrana nel Pd padovano e rappresentante in tutto e per tutto della continuità con il ventennio zanonatiano, in particolare nelle politiche urbanistiche e di mobilità.

La candidatura di Alessandro Zan, storico leader dell'ArciGay padovana, già assessore all'ambiente di Zanonato e ora deputato di Sel, infatti, sembra essere arrivata troppo tardi per poter giocare un ruolo determinante, e nonostante sulla carta possa contare su strutture, budget e “name recognition” ben superiori a quelli di Fiore, sono in molti a scommettere che non andrà oltre il terzo posto, scontando il suo carattere di candidatura di bandiera.

Non esistono sondaggi ufficiali (voci di corridoio parlavano un mese fa di Rossi al 50%, Fiore al 35% e Zan al 15%, mentre una consultazione online del Mattino di Padova in queste ore dà Fiore e Rossi testa a testa intorno al 40% e Zan al 20%), ma il fatto che la battaglia sia considerata aperta rende già l'idea dell'impatto che il progetto di Padova2020 ha avuto sulla politica cittadina, mettendo in campo un percorso radicalmente alternativo sul piano dei contenuti e dei metodi della politica locale, ma allo stesso tempo non ideologico e aperto a storie, identità e percorsi molto diversi tra loro. Una proposta non priva di limiti ma sicuramente originale, nel suo tentativo manifesto di incidere sulla scissione sempre più profonda tra i partiti del centrosinistra e la loro base sociale, per sperimentare un modello di aggregazione e politicizzazione nuovo, radicale e inclusivo. Un esperimento il cui esito è atteso per domenica prossima, e che ha già molto da insegnare a chi cerca il cambiamento anche al di fuori delle mura di Padova.

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