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A Pontecagnano si vola? Scusate il ritardo In evidenza

A Pontecagnano si vola? Scusate il ritardo

Spulciando il decreto Sblocca-Italia balzerà agli occhi dei cittadini della provincia di Salerno l'ennesimo atto per il rilancio dell'Aeroporto di Pontecagnano, città di ventimila abitanti sita tra Salerno e Battipaglia. Leggendo il testo, in un primo momento, si penserà "scusate il ritardo", come il titolo di un famoso film di Massimo Troisi. 

Ma guardando alla storia dell'infrastruttura aeroportuale, nella mente di un appassionato cinefilo saranno subito proiettate le immagini di un altro film di Troisi, "No grazie. Il caffè mi rende nervoso", in cui uno straordinario Lello Arena impazzisce perché a causa dei troppi caffè diventa nervoso. In questo caso a rendere nervosa la cittadinanza non sono i caffè, ma trent’anni di ritardi, promesse, inaugurazioni e un aeroporto di tutti e di nessuno. Soprattutto, è la gestione fallimentare delle amministrazioni locali, incapaci di immaginare e praticare uno sviluppo territoriale degno di questa particolare zona del salernitano, intrisa di cultura e storie.

Nato nel 1926 come scalo di fortuna, tre anni dopo Pontecagnano diventa aeroporto militare, accogliendo prima i Carabinieri (1975), poi i Vigili del Fuoco (1984). Ma è nel 1962 che diventa famoso, prima per l'atterraggio di un aereo con a bordo la famiglia Kennedy e successivamente quando accoglierà la Regina Elisabetta, arrivata a Pontecagnano per visitare il cimitero dei militari inglesi caduti nella seconda guerra mondiale, tanto caro alla Corona inglese al punto che è la stessa Regina a sincerarsi quotidianamente della sua custodia.

Oltre a queste note di colore, c'è da chiedersi che fine faranno i 40 milioni di euro previsti da Sblocca Italia, a cui vanno aggiunti i 2 milioni della Regione Campania. Il vero problema dell'aeroporto è l'incapacità delle amministrazioni locali, che a partire dal 1981 hanno fondato il "consorzio per l'aeroporto di Pontecagnano". Basti pensare che all'inaugurazione dell’Aeroporto per traffico civile su larga scala del 2007 il nome è magicamente cambiato in "Salerno-Costa d'Amalfi”, nonostante la distanza di circa 30 km tra la città dei Picentini e la meravigliosa zona della costiera amalfitana, non coperta da alcun tipo di trasporto pubblico. Una scelta operata all'insegna dell'attrazione turistica, quindi, senza però prevedere alcun tipo di collegamento o progetto mirato alla connessione con le zone ad alta vocazione turistica, al punto da registrare l'assenza totale perfino di autobus e taxi, mentre l'unico mezzo a disposizione è la linea che collega Salerno a Battipaglia, che allungando di poco il suo percorso storico giunge nell’aeroporto. I primi voli partiti sono stati verso Barcellona, Bucarest e Verona. Una contraddizione in termini: lo scalo doveva accogliere turisti invece parte con voli verso l'esterno. L'assenza di programmazione è quello che ha reso lo scalo un aeroporto "fantasma".

L'errore è stata l'assenza di un progetto coerente, mista alla resistenza delle amministrazioni locali nel cedere "sovranità" a società specializzate. È sempre stata questa l'idea dell'amministrazione regionale precedente a quella attuale, che avrebbe voluto affidare ad un'unica società la gestione di tutti gli aeroporti campani. Altro esempio di una cattiva gestione è l’aver visto qualche anno fa il Sindaco di Pontecagnano protagonista di tutti i tavoli di discussione, nella veste (contemporaneamente) di membro del consorzio, Presidente del Cda, Sindaco, Assessore provinciale ai trasporti. Insomma una guerra di poltrone dove ha giocato la sua partita anche il Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, lo stesso che dopo vent'anni ha inaugurato una metropolitana a binario unico di 10 km che sarebbe dovuta servire per l'aeroporto, ma che invece non copre nemmeno l'intera città di Salerno.

Il sogno era quello di partire per New York, ma ad oggi tutte le compagnie sono tornate a casa, dopo aver incamerato risorse pubbliche grazie allo start up dell'aeroporto, che oltretutto necessiterebbe di un ampliamento della pista ingombrata, tra l'altro, dalla presenza di case abusive in prossimità dell'aeroporto.

Un aeroporto che serviva, o forse servirebbe ancora, alla realizzazione di un progetto di valorizzazione del territorio, a metà strada tra la costiera amalfitana e quella cilentana, nella città di Pontecagnano, attraversata da Etruschi e Romani, in cui sorge un meraviglioso parco eco-archeologico e un museo nazionale degli Etruschi, nella zona della mozzarella di bufala D.O.C. e dei prodotti tipici, del mare e delle montagne.

Servirebbe contrapporre all'inerzia e alle clientele degli amministratori locali l’intelligenza e la partecipazione dei cittadini, insieme a idee per lo sviluppo locale, per evitare che altre risorse vengano sprecate e il progetto si areni definitivamente. A quel punto bisognerà chiamare in causa insieme a Troisi anche Benigni, perché "Non ci resta che piangere".

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