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Non con i miei soldi! Da Occupy Wall Street alla finanza etica

  • Scritto da  Redazione
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occupy wall streetDove finiscono i nostri soldi? Scegliere in modo consapevole la banca in cui depositare i propri risparmi è un importante atto politico il cui valore è paragonabile alla scelta che si effettua nel segreto della cabina elettorale. Quanto all’attivismo, non è solo una questione di scendere in piazza, protestare, creare opinione; l’attivismo si esprime anche in ogni singola scelta che compiamo da cittadini e da consumatori, quando decidiamo cosa e dove comprare, cosa consumare, che mezzo di trasporto usare, di quale banca diventare clienti.

È questo il filo conduttore che lega i movimenti Occupy ed esperienze di finanza etica come la britannica Charity Bank e l’italiana Banca Etica, che si sono confrontati sabato 6 ottobre a Ferrara in occasione di un dibattito dal titolo “Non con i miei soldi!” nell’ambito di Internazionale a Ferrara 2012. Sul palco Shawn Carriè di Occupy Wall Street, Ugo Biggeri per Banca Etica, Malcolm Hayday di Charity Bank. Ad introdurre, il presidente dell’Arci Paolo Beni e Claudia Vago, social media curator che ha raccontato negli ultimi due anni l’evolversi dei movimenti nati in varie parti del mondo.

Il punto di partenza, ricorda Paolo Beni, non è solo il processo di finanziarizzazione dell’economia, in cui la finanza non è uno strumento al servizio dell’economia reale, ma, al contrario, quest’ultima è divenuta marginale e la finanza è il vero padrone del mondo. Il tema, secondo Beni, è in realtà ben più ampio: si tratta della necessità di scardinare la raffigurazione oggi egemonica della crisi come un incidente di percorso dovuto a qualche speculatore che è andato oltre il limite, e dire chiaramente che questa crisi è l’esito di un sistema fondato sul saccheggio e sull’uso irresponsabile delle risorse naturali. Un modello distruttivo che produce disastro ambientale, populismo, implosione dei sistemi democratici. La via d’uscita dalla crisi, quindi, non può consistere solo nel mettere qualche regola ai mercati finanziari – cosa che tra l’altro, nonostante tanti proclami nel corso degli ultimi quattro anni, è avvenuta solo in minima parte; la via d’uscita deve essere un profondo cambiamento del mondo in cui viviamo, e non può che prescindere dal ruolo giocato dai cittadini, dal loro protagonismo. Questa è infatti, osserva Claudia Vago, la caratteristica saliente dei movimenti nati nel corso del 2011 in varie parti del mondo: movimenti che hanno cercato di riappropriarsi dello spazio pubblico reale e virtuale – e si vedano quindi le occupazioni ma anche l’uso che i movimenti hanno fatto di Internet per raccontare se stessi.

Ma, come spiega Shawn Carriè, un movimento come Occupy Wall Street non si limita alle occupazioni, ai cortei, alle assemblee. Il ruolo attivo dei cittadini ed il ritorno alla partecipazione che questo movimento mira a promuovere si concretizzano anche e soprattutto in un approccio diverso alla vita in tutti i suoi aspetti – a cominciare dal raggiungimento di una maggiore consapevolezza di ciò che avviene ai nostri soldi quando li depositiamo in banca, e di come funzionano i meccanismi che governano l’economia e la finanza a livello globale. Ben pochi, osserva Carriè, sanno cos’è esattamente il Fondo Monetario Internazionale (FMI), come funziona, chi ne fa parte, a chi risponde, quali processi decisionali utilizza. Eppure questo è uno degli organismi che decidono sulla nostra pelle quando operano delle scelte che hanno conseguenze dirette sull’economia reale dei nostri Paesi. Secondo Carriè è arrivato il momento di smettere di delegare queste decisioni ai cosiddetti “esperti”, e di riprendere la parola.

Un esempio concreto di come i cittadini possano riprendere la parola lo offre Malcolm Hayday, rappresentante della britannica Charity Bank, che osserva come ciascuno di noi debba ritenersi personalmente responsabile della crisi finanziaria, perché ben pochi bussano alla porta della propria banca e chiedono di sapere esattamente in che modo e per finanziare quali attività vengono investiti i propri soldi. Com’è noto, c’è in ogni caso ben poca trasparenza: i nostri soldi confluiscono infatti in giganteschi calderoni insieme al denaro di molti altri cittadini, e diventa arduo anche per il più volenteroso impiegato di una banca commerciale rispondere alle domande di quel cliente che desideri sapere come vengono usati i suoi soldi.

Fare una scelta in direzione della finanza etica ed optare per una banca come Charity Bank e Banca Etica permette, invece, di avere pieno accesso alle informazioni relative agli investimenti effettuati dalla propria banca ed ai progetti che essa finanzia. Banca Etica è stata la prima banca al mondo – seguita non molto tempo dopo da Charity Bank – a pubblicare online un resoconto completo e dettagliato delle attività che finanzia. Charity Bank organizza persino delle visite nel corso delle quali i correntisti possono toccare con mano questi progetti.

Banca Etica e Charity Bank hanno visto un grande aumento del numero di clienti dall’inizio della crisi finanziaria. Nel Regno Unito è nato un movimento chiamato “Move your money”, sulla spinta dell’urgenza sentita da un numero sempre maggiore di persone di fare qualcosa in tal senso in prima persona. In tanti ormai comprano prodotti provenienti dal commercio equo e solidale, oppure cibo a km zero. La sfida è ora incoraggiare tutte queste persone ad adottare lo stesso approccio per quanto riguarda il loro denaro. È la sfida che in questi anni sta vedendo sempre più protagoniste esperienze come Banca Etica e Charity Bank.

Un legame innegabile, quindi, quello che lega esperienze di movimento come quella di Occupy Wall Street ed iniziative di finanza etica come quelle che abbiamo appena descritto. Con una differenza essenziale: i movimenti operano fuori dal sistema della politica e delle istituzioni, ed il loro più grande potere consiste nell’indipendenza che li caratterizza e che consente loro di agire come gruppo di pressione nei confronti di politica e istituzioni. Le banche, invece, comprese quelle che agiscono nel quadro della finanza etica, del sistema fanno parte. Tuttavia, pur non essendo un movimento, anche una banca etica può essere un valido – ed estremamente potente – strumento di cambiamento.

Sullo stesso tema vi consigliamo di leggere l'articolo di Andrea Baranes pubblicato nel numero 1 dei Quaderni Corsari e lo Storify di Shawn Carriè sul dibattito di Ferrara.

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