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Tsunami Tour: il documentario. Il MoVimento Cinque Stelle che già conoscevamo

  • Scritto da  Valeria Cipollone
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comizio beppe grillo piazza piena70 minuti decisamente piatti – nonostante la musica da far west-militante - che non restituiscono altro se non la superficie del MoVimento Cinque Stelle. Il film sullo Tsunami Tour è poco più che un collage di quanto abbiamo visto e sentito a riguardo nei mesi di campagna elettorale. Crea un filo che lega tutte tappe di questo tour-show e, sicuramente, inquadra in maniera chiara i temi principali che sono stati affrontati da Grillo.

Da Matera a Torino, negli oltre 70 comizi il copione è sempre lo stesso. Si parla di lavoro, delle imprese, dell’euro, del debito, della rete, di cimiteri, di trenini dell’amore tra Bersani, Ingroia, Fini e, davanti a tutti, “il nano”. I termini sono vaghi, arrabbiati ma pur sempre ironici e divertenti. Le folle, dovunque, ridono di vero cuore, anche se poi la dimensione delle loro sensazioni e impressioni è lasciata quasi completamente a margine di questa riflessione. Il film mostra qualche episodio di contestazione. Alcuni gridano contro Grillo mentre raggiunge il palco, un uomo gli intima: “ci devi dire come li mandi a casa”.

Il caso più eclatante è quello di una ragazza che chiede chiarezza sulla faccenda dei rimborsi elettorali. Dopo alcuni scambi di battute, lei insiste ostinatamente sulla questione ma Grillo, alla fine, passa oltre. La telecamera ha l’opportunità unica di entrare nel camper dello Tsunami Tour ma, pur essendo vicina al suo leader, non riesce a raccontare il retroscena, il lato meno conosciuto del MoVimento pentastellato. È vero, documenta il viaggio, i pranzi di fortuna ma non mostra quel che succede all’interno del camper, gli eventuali scambi, ad esempio, tra Beppe Grillo e il team che lo ha seguito. Anche il momento più intimo, in cui Grillo si racconta, tranquillamente sdraiato sul letto del camper (e inquadrato in maniera ingenerosa), in qualche modo delude. Scherza, si schermisce un po’ con il maglione e dice che da sempre ha la “vocazione” di far ridere. Una “vocazione” che ha portato con sé in tutti i mestieri che ha svolto nell’arco della sua vita. Dice di essere nato con i cabaret, sempre a contatto con la gente.

Questo gli riesce molto bene e si vede. L’aspetto forse più interessante mostrato dal film è proprio il rapporto con le persone. Lo scambio è diretto e probabilmente ha travalicato le stesse aspettative di Grillo. Infatti, sempre nel camper, dice che questo movimento è andato ben oltre la politica e che è ormai una questione di rapporti con le persone, soprattutto di fiducia, si potrebbe aggiungere. “Io sono grato a loro e loro sono grati a me”, dice. L’affetto che gli dimostra la piazza è grande e ben evidente. Ad ogni arrivo, bagni di folla, baci, sorridenti foto di gruppo, tanti abbracci, anche con un esodato che urla “Beppe, Beppe, sono esodato, che cosa devo fare?”. Grillo, impegnato con i giornalisti, ascolta la sua voce, si avvicina, lo stringe a sé e gli dice: “la prima cosa che faremo sarà il reddito di cittadinanza. Arriva direttamente a te”.

Poi cene, pranzi, colazioni, persone che regalano cesti di specialità locali, formaggi, vino. “È bellissimo!”, urla Grillo. Pagano solo il camper e il gasolio, perché il resto lo offrono gli altri, dice dal palco. In sostanza: zero soldi e tutta rete, sia reale che virtuale. Il mantra di Grillo e del suo guru, Casaleggio. Non siamo solo noi a chiamarlo così. Anche il leader del MoVimento Cinque Stelle chiama il suo braccio destro per cognome, che, per inciso, non lo aspetta nemmeno per salutarlo dopo un incontro con gli imprenditori trevigiani. Ai numerosi giornalisti stranieri, Grillo dichiara di essersi occupato per 25 anni di questi argomenti – tra cui il wi-fi gratuito, anche se, come molti ricorderanno, le sue posizioni sulla tecnologia informatica non erano proprio le stesse qualche tempo fa.

Il rapporto con la stampa, si sa, è complicato. Durante un comizio, un cameraman di Rai Tre viene invitato a scendere dal palco, mentre con i colleghi inglesi e francesi si bevono caffè e si scherza su “le bordel” che ci sarebbe stato in parlamento se, come pretendeva Grillo, i cittadini avessero cominciato a monitorare direttamente la distribuzione dei fondi e dei finanziamenti pubblici e a controllare le attività dei deputati. La vena comica si abbina facilmente a quella dello spettacolo, tanto che in due occasioni Grillo si lancia in prove canore oppure armeggia con la fisarmonica, una scena che ricorda tanto il contesto della famosa intervista di Travaglio al leader dei Cinque Stelle, pubblicata la scorsa estate su “Il Fatto Quotidiano” – e molto criticata. I grandi assenti purtroppo sono sempre gli stessi: i candidati, che compaiono a margine dei comizi solo in due o tre occasioni. Insomma, Grillo ha dettato regole ferree alla stampa. Non è andato in televisione perché ha dichiarato in un’intervista (mostrata anche nel film) che, secondo lui, toglie solo gradimento e fa perdere consensi. Tuttavia, quest’occhio privilegiato, che ha potuto oltrepassare tutti questi limiti-ostacoli, alla fine lascia l’amaro sapore di un’occasione sprecata. 

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