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Finanziaria: che lo spread ce la mandi buona

da Sbilanciamoci.info Andrea Baranes - L’incauto ottimismo del governo nel delineare i valori dello spread. Nel Def si ipotizza uno spread bassissimo e si costruiscono le politiche economiche in conseguenza

La nota di aggiornamento al Def, il Decreto di economia e finanza 2013 è stata presentata negli scorsi giorni dal governo. È un documento fondamentale per capire la situazione delle finanze pubbliche, le previsioni di entrate e spese e la politica economica dei prossimi anni. Uno dei dati più importanti riguarda gli interessi che dovremo pagare sul debito pubblico nei prossimi anni, ovvero lo spread. Ecco i valori dello spread contenuti nel Def: 200 punti nel 2014, 150 nel 2015 e 100 nel 2016 e 2017. Una visione a dire poco ottimista, considerato che da almeno tre anni tale indicatore è costantemente ben sopra i 100 punti, con picchi oltre i 500 nel 2011 e 2012.

Come potremmo sbilanciare (almeno un po') l'informazione

In un mercato editoriale – e pubblicitario – sempre più ristretto e concentrato e in un web sempre più affollato e indistinto, come fare dell'informazione alternativa che c'è in Italia un sistema capace di pesare nel racconto del paese? Ne abbiamo parlato nel corso di un workshop durante la Controcernobbio

La Fiat che diventa prima azionista del Corriere della Sera. Urbano Cairo, per quattordici anni fedelissimo di Silvio Berlusconi in Fininvest, che arriva alla testa di La7. La Rai ridotta sempre più a cassa di risonanza degli equilibri politici e partitici. Al detonare di una crisi devastante nelle redazioni di giornali e periodici, con migliaia di giornalisti prepensionati e altrettanti precari che chissà quando troveranno uno sbocco occupazionale, si contrappongono le grandi manovre dei vertici proprietari: industriali, banchieri, assicuratori, pubblicitari, quasi mai editori puri. Un tempo si sarebbe parlato di pensiero unico. Oggi c'è il web, ci sono i social media. Il mondo dell'informazione, anche quella alternativa, forse mai ha sperimentato un tale ventaglio di possibilità. Eppure raramente queste esperienze riescono a rompere il muro del dibattito politico e sociale del paese.

Altro che PIL, l'Italia secondo il QUARS

L'immagine deformata dell'Italia che vedete a fianco dell'articolo non è un errore, si tratta la rappresentazione grafica dell'Italia secondo l'indice QUARS: l'Indicatore sintetico di Qualità Regionale dello Sviluppo, elaborato dalla campagna Sbilanciamoci!.

Da tempo si dibatte dei limiti del PIL e della necessità di individuare altri strumenti per analizzare e "raccontare" un paese. È celebre il discorso di Bob Kennedy agli studenti dell’Università del Kansas: "Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. [...] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta."

EuroMemorandum. Ci salverà l’Europa? [scarica l'ebook]

La scelta di Sbilanciamoci! di presentare tra i propri e-book la traduzione italiana dell’EuroMemorandum 2013 (la cui sintesi è già apparsa tra i nostri materiali[1]) vuole sottolineare l’importanza che si sente a livello europeo della necessità di una alternativa di politica economica, esigenza che si ricollega idealmente al dibattito promosso e sviluppato sul nostro sito, a partire dalla “Rotta di Europa” (ripreso nel nostro e.book dallo stesso titolo[2]).

 

Economia, campo minato di Barack Obama

Mario Pianta - La rielezione di Barack Obama alla Casa bianca elimina un fattore di incertezza nella politica Usa, ma si aggravano le incognite dell’economia, con il debito (privato e pubblico), il deficit dei conti pubblici ed esteri, una finanza fuori controllo.

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