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Oltre la crisi: a Roma una tre giorni per discuterne

sbilanciamociIl 28 marzo a Roma, negli spazi di Porta Futuro (Testaccio), dalle 10 alle 18 si terrà una conferenza dal titolo “Oltre la crisi. Quale economia, quale società”, organizzata dalla Scuola del sociale della Provincia di Roma. Alla conferenza parteciperanno Richard Sennett, professore di sociologia alla Cambridge University, Saskia Sassen, docente di sociologia alla Columbia University, Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Susan George, presidente onoraria di Attac, Mario Pianta, docente all’Università di Urbino. Saranno presenti anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e l’assessore provinciale alle Politiche del Lavoro, Massimiliano Smeriglio. A moderare i lavori sarà Giulio Marcon, presidente del Comitato tecnico-scientifico della Scuola del Sociale.

La conferenza sarà preceduta, il 26 e 27 marzo, da due giorni di seminari alla Scuola del sociale, a Via Cassia 472. Tra gli incontri previsti, il 26 marzo alle 10.30 verrà presentato da Chiara Ricci e Duccio Zola il IX Rapporto QUARS (Qualità Regionale dello Sviluppo), mentre alle 16.45 Roberta Carlini presenterà il suo libro L’economia del noi (Laterza); il giorno successivo, Giuliano Battiston discuterà di “Globalizzazione: com’è e come potrebbe essere” a partire dal suo libro di interviste Per un’altra globalizzazione (Edizioni dell’Asino); Andrea Baranes parlerà della crisi, della finanza e delle istituzioni economiche internazionali, mentre Goffredo Fofi terrà una lezione sul ruolo delle minoranze attive nella crisi.

Scarica il programma completo dell'iniziativa.

La Tav su un binario morto

di Guglielmo Ragozzino - Originariamente pubblicato su www.sbilanciamoci.info.Scomparsa dall'elenco delle opere del fare del governo italiano, anche a livello europeo del Corridoio 5, che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev con la linea ad Alta Velocità, resta poco più di un'idea. Una riflessione a partire dal libro di Luca Rastello e Andrea De Benedetti, "Binario morto"

Fatti diversi hanno interessato nel mese di giugno il mondo dei treni ad Alta velocità/Alta capacità. C’è stata l’inaugurazione della stazione AV/AC di Reggio Emilia, un fantastico e avveniristico progetto realizzato da Santiago Calatrava, maestro architetto di Spagna, in piena campagna. Il secondo fatto è che il 9 giugno, giorno inaugurale, non c’erano collegamenti con la città; sopra la stazione, un capolavoro lungo 483 metri, pioveva e pioveva anche dentro. Un altro fatto, semipolitico questo, è stato l’elenco delle opere del fare, preparato dal governo italiano. Esso non comprendeva tra le 12 grandi opere indicate per il quadriennio 13-17 – e dunque escludeva – la tratta Torino Lione del funambolico Corridoio 5. Il principio di realtà applicato ai programmi di governo?

Sul Corridoio 5 è uscito mesi fa un libro, “Binario morto”, edizioni chiarelettere, che tratta del viaggio dei due autori, Luca Rastello e Andrea De Benedetti, da Lisbona a Kiev e dintorni “Alla scoperta del corridoio 5 e dell’alta velocità che non c’è”. Il tracciato del Corridoio che gli autori hanno percorso è poco più di una linea immaginaria sulla carta geografica dell’Europa.Tutti sappiamo che viaggi simili, in treni veri, svolti effettivamente o immaginati soltanto, fanno parte della letteratura d’evasione. La transiberiana, da Mosca fino a Vladivostok, la First Transcontinental Road degli Usa dall’Atlantico al Pacifico, l’Orient Express in Europa, sono teatro di molte avventure. Così gli autori di questo viaggio si sono presentati a Sergio Bologna, grande esperto di trasporti, per vantare il loro successo: “siamo i primi a farlo”, hanno dichiarato, sentendosi rispondere: “siete anche gli ultimi”.Gli autori si sono dati un compito che lega insieme il viaggio delle merci con quello dell’alta velocità; per semplificare hanno immaginato che come novelli Michele Strogoff di epoca più commerciale di quella degli zar raccontata da Jules Verne, il loro messaggio non fosse quello di recapitare una missiva, ma una confezione di caffè sottovuoto.Trascurando gli aspetti di diversivo che pure sono assai divertenti, il libro si propone di affrontare un paio di problemi: la capacità e la volontà del continente di offrirsi una linea orizzontale di alta velocità che lo attraversi da un capo all’altro e d’altro canto lo stato dell’arte, quanto a dire le tecniche, le costruzioni di rotaie e stazioni, i collegamenti, le merci in movimento e i viaggiatori attuali e la previsione per il futuro. Gli autori hanno scoperto che niente di tutto questo esiste. Per l’Unione europea il corridoio 5 non è necessariamente una ferrovia, non esiste a riguardo alcun documento definitivo.

I vari paesi interessati lo sono in modo vario: chi non ne sa niente, chi rifiuta la spesa e si ritira (Portogallo) chi come la Spagna, ha un’idea del sistema ferroviario che ripete i percorsi (e i concetti) delle comunicazioni intese a legare la Capitale al resto del paese. Quindi, dai tempi dei cavalli e delle stazioni di posta ripete sempre gli stessi percorsi e le stesse scelte, che si tratti di strade, di ferrovie, di autostrade o di treni veloci (ad alta velocità o a velocità alta, il che, come ci spiegano, non è proprio lo stesso), collegando le stesse città di sempre a Madrid, posta però parecchio a nord e fuori dal nuovo Corridoio 5 rinnovato da Algeciras a Barcellona a Lione ….Francia e Italia, nazioni ispiratrici del Corridoio 5 che sarebbe servito per valorizzare il tratto Torino-Lione, non hanno mai chiarito cosa volessero trasportare con i loro treni AV, se anche merci o soltanto passeggeri, in che quantità e con quali modalità. Nel libro di Rastello e De Benedetti gli aspetti irrisolti, le incongruenze sono presenti, e discussi. Ma prima di insistere su questo motivo che non ha bisogno di tante ripetizioni, occorre seguirne il resto del viaggio, ormai senza speranza.

C’è un buon pezzo d’Italia, dopo Milano e fino a Trieste. Qui non c’è un Corridoio che tenga. Invece di AV che corrisponde alla Freccia Rossa si tratta di VA cioè Velocità alta; le frecce sono d’argento e basta il Pendolino, capace di inclinarsi in curva, per svolgere il ruolo. Oltre tutto è capace anche di rotolare sui binari di prima. Il nodo di Vicenza è sempre irrisolto: sono i problemi di falda a rimanere insoluti: non si può correre in superficie perché non c’è spazio, né scendere poco o molto perché l’inquinamento delle acque, come del resto tra Milano e Torino, sarebbe intollerabile. Inoltre, dopo Trieste non c’è treno che tenga; il governo sloveno ha scelto di non farne niente. Così come l’Ungheria che si rifiuta e intende investire in autostrade, così tra Leopoli e Kiev per tutto il Corridoio che rimane.Gli autori sul nodo piemontese fanno parlare un esperto, un ingegnere, che è probabilmente uno che conosco anch’io, tanto riconosco le sue parole misurate. Egli spiega, pacatamente, come un sistema di AV/AC intorno a Torino sia impossibile e assurdo, con grandi errori di assetto ferroviario.

Da parte sua Sergio Bologna torna alla carica e indica i tre punti critici non risolti: assenza di democrazia, nel senso che nel mondo globale i diritti locali – la Valle per esempio – valgono almeno quanto quelli nazionali; poi i traffici da e per l’Italia sono per l’80% attraverso le frontiere svizzere e austriache e così sarà presumibilmente anche nei venti e più anni di costruzione dell’eventuale nuovo raccordo ferroviario Torino-Lyon; infine i nodi.

L’A/V del Corridoio 5 fa pensare a tratte di un’enorme autostrada interrotte ogni tanto da un unico casello dove il gran traffico si ingolfa.C’è poi un argomento scabroso, che gli autori preferirebbero – così affermano – non dover trattare. Riguarda Valsusa, annessi e connessi. Perché qui, si chiedono? Perché per così tanti anni? E raccontano una serie di avvenimenti, strani e dolenti, che cominciano negli anni novanta o prima ancora e riguardano un continuum che passa dall’autostrada agli impianti di risalita, da una elettroconduttura gigante di origine francese che darebbe luce a tutta Italia, a una serie di attività o di espedienti industriali, ai tentativi di Tav che si susseguono con progetti sempre diversi, alle centrali idroelettriche scavate nelle grotte e articolate con alte paratie in cemento per imbrigliare la Dora e le sorgenti; il tutto con una forte società che ha un occhio sull’intero contesto e comanda.

Poi ci sono i dettagli: un killer a ripetizione in libera uscita con una ventina di omicidi sulla coscienza, un armaiolo che vende centinaia di pistole con permessi falsificati a ogni tipo di malavitoso che gliene chieda; e su tutto una protezione diffusa, una presenza da parte non di qualche mafia, come sarebbe perfino logico o almeno credibile, ma da parte di un ineffabile servizio segreto, un potere dello stato insomma, un po’ deviato e un po’ soltanto coperto.Cose già viste, anche se non con una simile pervasività.Cose superabili se non fosse per l’invenzione – che spesso è inevitabile, ma ha quasi sempre esiti drammatici – di un’inesistente trama eversiva terroristica anarchica che qui ha portato a morire Baleno e Soledad.Insomma: il Tav di Valsusa, all’interno di un imbroglio largo come l’Europa di cui ormai sappiamo quasi tutto, è il terreno economico e politico utile a una struttura potente e nascosta. Questa se ne serve per esprimersi e parla attraverso qualche voce forte: sindaci, magistrati senatori, e così via; in sostanza afferma: lo stato ha deciso e tu devi obbedire, ma Tav è utile anche anche per costruire l’Antistato che può sempre venire buono; se non altro per costruire poteri di contrasto, fuori controllo e senza democrazia.Andrea De Benedetti, Luca Rastello, “Binario morto – Lisbona-Kiev (Alla scoperta del Corridoio 5 e dell’alta velocità che non c’è)”, chiare lettere, p. 203, euro 12,90.

 

Squinzi, Confindustria e le lacrime di coccodrillo

squinziMario Pianta per Sbilanciamoci.info - Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi lancia l’allarme sul “baratro” economico e chiede una grande alleanza pro-impresa. Per continuare le stesse politiche che hanno portato al disastro

Era il 17 marzo del 2001, Confindustria aveva radunato 4800 imprenditori a Parma per incoronare Silvio Berlusconi come proprio candidato alle elezioni di maggio, quando fece a pezzi Francesco Rutelli. Il capo degli industriali era uno dei peggiori, Antonio D’Amato, e presentò un progetto di centralità dell’impresa fondato su sgravi fiscali, flessibilità, precarizzazione del lavoro. Silvio B. lo definì "la fotocopia di un programma di governo, quello che noi presenteremo agli italiani". Da allora, quasi tutto di quel programma è stato realizzato – solo la riduzione della tutela dal licenziamento, fermata dall’enorme manifestazione Cgil del 2002, ha dovuto aspettare l’arrivo del governo Monti e i voti del Pd per essere introdotta l’anno scorso.

I voti per l'acqua e quelli per Grillo: qualche dato

comitato acquaLorenzo Fanoli per Sbilanciamoci.info - Tra le 5 stelle nel cielo del Movimento, ci sono i beni comuni. Può essere utile dunque sovrapporre i voti al referendum 2011 con quelli delle politiche. Ne viene fuori qualche sorpresa...

Il richiamo ai beni comuni rappresenta uno dei principali elementi identitari del Movimento 5 stelle. Da qui la rivendicazione di essere la forza politica che più di altri interpreta e rappresenta le istanze affermate nei referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e il nucleare.

In qualche maniera, quindi ci si aspetterebbe una qualche corrispondenza e parallelismo tra gli andamenti dei risultati referendari e il successo delle liste del Movimento.

Tuttavia ad un primo sguardo questa corrispondenza non emerge.

Banche condannate per la speculazione finanziaria: una sentenza storica a Milano

cattelan borsa milanoIl tribunale di Milano ha condannato 4 banche accusate di una truffa sui derivati ai danni del Comune di Milano. Il giudice Oscar Magi ha condannato a una pena pecuniaria di un milione di euro ciascuno Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa Bank. La sentenza ha anche disposto la confisca di 88 milioni di euro ai quattro istituti di credito. I fatti contestati risalgono al 2005. Magi ha condannato 9 imputati tra manager o ex a pene comprese tra i sei mesi e gli otto mesi e 15 giorni, e ne ha assolti quattro, come richiesto dall’accusa.

Riportiamo un articolo di Andrea Baranes per sbilanciamoci.info

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