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Una storia comune, in Amazzonia

Una storia comune, in Amazzonia

Quella che vi raccontiamo in questo articolo e nel video da noi realizzato è una storia comune. Almeno per quelle parti del Sud del mondo dove gli interessi legati ai progetti estrattivi delle grosse imprese multinazionali incontrano sulla loro strada la resistenza delle popolazioni locali e originarie.
Siamo in Amazzonia, per esattezza nell’Amazzonia centrale peruviana, a pochi chilometri dal confine brasiliano. Da qualche giorno, su alcuni quotidiani locali del dipartimento di Ukayali e addirittura su un noto quotidiano nazionale rimbalza la notizia della denuncia effettuata da parte di una piccola comunità indigena di etnia Shipibo a carico del “gigante” vietnamita Petrovietnam. La denuncia degli abitanti di Betania, questo il nome della comunità, riguarda pressioni, minacce e tentativi di corruzione, perpetuati ai loro danni da esponenti della compagnia straniera.


La Petrovietnam ha recentemente ottenuto dal governo peruviano il permesso ad avviare dei lavori di indagine del sottosuolo al fine di verificare la presenza di idrocarburi. L’area concessa comprende 470 ettari di foresta amazzonica all’interno della quale sono presenti diversi centri abitati. La legge peruviana, però, dice anche che quando i lavori di una impresa coinvolgono in maniera diretta o indiretta il territorio di una comunità – e questo è il caso di Betania – l’autorizzazione a procedere dovrà essere data dagli abitanti della stessa.

Romulo Sinuiri Ochiavano, giovane leader di Betania (con i suoi 28 anni è uno dei più giovani leader del bacino amazzonico), rappresentando il volere delle circa 100 famiglie che compongono la sua comunità si oppone alla richiesta di autorizzazione, rigetta tentativi di corruzione effettuati nei suoi confronti, e denuncia a mezzo stampa di essere stato minacciato.
Il caso, come detto prima, finisce sui giornali. Generalmente questo tipo di accordi si chiude tra tristi storie di corruzione alle volte seguite dalla realizzazione di programmi sociali, sviluppati delle imprese, a favore delle comunità più ostili. Un’opposizione così netta come quella di Betania rappresenta un’eccezione e un precedente.

A questo rifiuto, inizialmente figlio di una reazione istintiva di autodifesa, si accompagnano presto rivendicazioni politiche precise: si richiede il rispetto della legge nazionale e degli accordi internazionali in materia di diritti delle popolazioni indigene; viene criticata la politica delle concessioni petrolifere e minerarie del governo centrale; vengono denunciati i danni ambientali derivanti dalle attività delle imprese estrattive in tutta l’area.

Due settimane dopo la denuncia, Romulo lascia la sua comunità per recarsi a Pucallpa, capoluogo del distretto di Ucayali. È impegnato in un progetto di una ONG locale sulla valorizzazione dell’arte degli Shipibo. Mentre è via, il gruppo di contatto della Petrovietnam, approfittando della sua assenza, corrompe alcuni tra i personaggi più influenti della comunità e offre posti di lavoro a quasi tutti i capifamiglia per comprare il loro appoggio, o perlomeno ammansire la loro ostilità. Ma non si limiteranno a questo. Ancor prima del suo ritorno, Romulo viene fatto destituire e il leader comunitario nominato al suo posto firma presto un accordo che autorizza la Petrovietnam ad iniziare i lavori sul suolo di Betania. La comunità è spaccata e disorientata. Quell’iniziale unità d’intenti si è sgretolata.

Nella videointervista che vi proponiamo, girata pochi giorni prima della sua partenza, Romulo si dice preoccupato e in pena per le sorti della sua gente spesso disinformata. Spiega cosa accade all’arrivo di un’impresa in una comunità, e indica il cammino che lui e gli altri giovani dovranno seguire per riportare tra la loro gente pace e serenità.

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