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Roland Garros 2012, vincono Sharapova e Nadal. Ma al tennis serve di più

  • Scritto da  Marino Bombini
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Maria Sharapova e Rafael Nadal sono i vincitori dell'edizione 2012 degli Internazionali di tennis di Francia, Roland Garros.

Per entrambi si tratta di vittorie che esulano dal mero raggiungimento del titolo: per la russa significa aver riconquistato la prima posizione del ranking mondiale e aver completato la quaterna di titoli dello Slam vinti in carriera, e per lo spagnolo vuol dire aver stabilito il record di ben sette (7) coppe sollevate del torneo parigino.
A raccontarla così, la storia del Roland Garros di quest'anno sembra proprio una favola a lieto fine, ma...

Le tenniste di tutto il mondo sono arrivate a questo secondo Slam stagionale in uno stato salutare che da quasi decennale coma profondo stava passando a coma vigile. Nei primi mesi dell'anno le più forti avevano mostrato una certa continuità di rendimento e soprattutto fatto sperare in un futuro roseo. Viktoria Azarenka, che di questi tempi ha fatto l'asso pigliatutto, è arrivata in Francia da numero uno, ideale e di fatto.

Ma è bastata Alberta Brianti a far capire che forse dalla terra rossa parigina sarebbe venuta fuori qualche novità. Spaventata a morte dall'italiana al primo turno, la Azarenka ha pensato bene di farsi eliminare negli ottavi da Dominika Cibulkova, se non già dal suo equilibrio nervoso davvero labile. E se la Brianti ha fatto «buh!», Virginie Razzano al primo turno ha fatto «sbam!» sul muso di Serena Williams, che era la numero uno ideale almeno quanto la Azarenka, ma non la numero uno di fatto (chiedere al cervellone Wta), e diversamente da lei se n'è tornata a casa dopo pochi giorni (sì, s'è fatta eliminare anche nel doppio misto).

Insomma, allibratori e scommettitori poco attenti già alla seconda domenica dovevano rifare i calcoli. Scombinati ancora di più da Sara Errani, che pur vincitrice di tre piccolissimi tornei sulla terra battuta, non è arrivata a Parigi da favorita. Il suo non-tennis o tennis-altro ha confuso le idee a tutte, anche a quelle oggettivamente più forti di lei, e l'ha portata a intascare i quasi 800 mila dollari per la finale di singolare raggiunta, più i 200 mila per la vittoria nel torneo di doppio.

Il totale di tutte queste operazioni durate quindici giorni ci dice che lo stato di salute del tennis femminile era apparentemente progredito, che le attuali campionesse giocano un tennis limitato, e che soprattutto la costanza di rendimento è troppo legata agli andirivieni di un animus pugnandi ancora non assestato. E dall'orizzonte non si vede arrivare nessun vascello.

I colleghi maschietti, che hanno allungato la finale fino al terzo lunedì di torneo (causa pioggia) non se la passano poi meglio. Dei 128 giocatori presenti in tabellone non ce n'era uno che avesse meno di vent'anni, e il giovane più promettente (che s'è fatto strada fino agli ottavi) è stato il belga David Goffin, che di anni ne ha 21, e che soprattutto è stato ripescato dalle qualificazioni.

Eliminato quindi l'argomento «who's on next?», tutto l'interesse (?) è stato indirizzato verso i soliti 3 (dire 4 – con Murray che ormai da quando Viriginia Wade l'ha giustamento soprannominato "Drama Queen" ha scambiato il campo da tennis per un palcoscenico – ci sembra fuori luogo), sempre più annoiati, inespressivi e impiegatiziamente routinari: secondo titolo per Roger? quarto Slam consecutivo per Nole? o settimo Roland Garros per Rafa?

La risposta data in apertura cela tutto il disagio che la qualità di questi interrogativi, nonché del tennis che a essi porta, ci propone. Al di là delle nostalgie dei tempi che furono, è assai evidente che non ci sono rincalzi ad un tennis chirurgico (azzardiamo: farmacologico?) riskless, ormai in mano alla Nike e alla Babolat, che consente un tenore tennistico medio molto alto (un esempio a caso: David Ferrer), ma una qualità molto bassa dei livelli alti.

Anche qui il totale fa pari pari la stessa cifra delle tenniste, ma con meno speranze per il futuro, nonostante i giganteschi sforzi sbandierati dalle federazioni di turno. «Tennis needs more» (il tennis ha bisogno di qualcosa di più di quello che stiamo vedendo), ha detto Jo Durie durante una telecronaca.

Da chi dobbiamo aspettarcelo ancora non sappiamo, ma le espressioni di zio Toni Nadal dalle tribune di Parigi ci fanno capire che, qualsiasi sia ciò che avverrà, non è ancora il momento che avvenga.
Con la speranza di sbagliarci.

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