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S&P e Moody's sotto accusa e sotto inchiesta

Sotto attacco e sotto inchiesta, le agenzie di rating non godono più della fiducia dei mercati, ma non solo. Proprio in questi giorni è stata diffusa la notizia di un'inchiesta – aperta dalla procura di Trani – che mette sul banco degli imputati due delle più famose società di rating, Standard'&Poor's e Moody's.

Insider trading, market abuse e aggiottaggio sono le accuse ipotizzate per gli analisti Eileen Zhang, Frank Gill, Moritz Kraemer e Ross Abercromby (quest'ultimo responsabile legale dell'agenzia Moody's), gli autori dei report negativi nei confronti dell'Italia tra maggio e luglio scorsi. In particolare, la magistratura pugliese accusa l'agenzia di rating di aver dato anticipazione dei report di declassamento, condizionando così i mercati finanziari: da qui le iscrizioni nel registro degli indagati.

Ad esempio, il 20 maggio scorso, gli analisti sotto inchiesta ''divulgavano in un report - è scritto nel decreto di perquisizione - l'avvenuto taglio dell'outlook del debito sovrano dell'Italia da stabile a negativo ('Republic of Italy Outlook Revised to Negative On Risk Of Persistent High Debt Ratio; 'A+/A-1+')''. Il 23 maggio fu diffuso un altro report che spiegava il perché della rivisitazione dell'outlook ('Why we recise the Outlook on Italy To negative'). L'anticipazione, secondo l'accusa, avrebbe contribuito a provocare ''sensibili perdite di titoli azionari, obbligazionari e dei titoli di Stato nazionali''.

Infine, per tornare all'attualità degli ultimi giorni, le "informazioni privilegiate"riguardo all'imminente taglio al rating italiano da parte di Standard&Poor's sono state diffuse "a un numero indeterminato di soggetti venerdì” scorso mentre i mercati erano ancora aperti. La fonte è proprio il decreto di perquisizione firmato dal sostituto procuratore Michele Ruggiero. "Delle informazioni privilegiate inerenti l'imminente declassamento - si legge nel decreto - e le conseguenti ricadute negative per la Repubblica Italiana persone in via di identificazione riferivano a un numero indeterminato di soggetti, così consentendo la divulgazione delle predette notizie a mercati ancora aperti in data 13 gennaio 2012 e, comunque, in anticipo rispetto ai tempi indicati dall'agenzia Standard&Poor's per la comunicazione ufficiale".

Per questi motivi giovedì scorso sono state perquisite a Milano le sedi delle due agenzie. Molto materiale è stato acquisito dagli inquirenti e sarà valutato nelle prossime settimane. Si prevedono quindi sviluppi per un'inchiesta che potrebbe rappresentare un vero e proprio big bang nella relazione tra la giurisprudenza contemporanea e la disciplina che i mercati finanziari sono tenuti a rispettare.

Ma non sono solo i magistrati a mettere sotto accusa le agenzie di rating, proprio in questi giorni un editoriale del Financial Times ha suggerito un declassamento collettivo di tutte le agenzie, gli economisti del settimanale in modo provocatorio ma neanche tanto chiosano: “Continuiamo a sentir dire che dobbiamo prendere le agenzie seriamente perché restano parte integrante del sistema finanziario globale. Non dovremmo allora declassarle? Livello spazzatura andrebbe bene...”

Aspettando gli esiti dell'inchiesta di Trani, il declassamento suggerito dal FT potrebbe essere un primo strumento - seppur tardivo - per porre un limite all'azione di turbativa che le agenzie di rating hanno messo in atto dal 2008 fino alla settimana scorsa, diventando i principali riferimenti dell'andamento dell'economia mondiale, senza averne né la titolarità né la credibilità.

Nonostante avessero interessi diretti sui mercati (le agenzie sono di proprietà delle stesse banche che detengono il debito sovrano degli stati) le agenzie si sono sostituite alle autority nazionali e internazionali, creando un'anomalia che ha avuto un ruolo centrale nel dibattito economico e finanziario degli ultimi anni. Sembra strano che adesso a metterne in discussione il ruolo, siano gli stessi che per anni hanno difeso l'autoregolamentazione del mercato finanziario fino alla sua implosione. Per difendere il capitalismo dai suoi mali si può anche nascere incendiari e morire pompieri.

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