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Reddito garantito, ecco la 'proposta' del Partito Democratico

  • Scritto da  Gabriele Mastroleo
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parlamento italianoAlla vigilia della consegna, avvenuta oggi, delle oltre 50mila firme raccolte in tutta Italia per “reclamare” attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare il reddito garantito, mentre si attende che il Movimento 5 Stelle riveli quale sia la proposta da avanzare per rendere attuabile il reddito di cittadinanza primo punto del proprio programma elettorale, un gruppo di parlamentari del PD ha presentato alla Camera una proposta di legge per l'introduzione di un sussidio da 500 euro al mese in favore di disoccupati, inoccupati e precari che non raggiungono un reddito annuo complessivo di 6.800 euro.

Primo firmatario della proposta  il deputato, Danilo Leva, segretario regionale molisano e vicino a Bersani, che, citato dall'Huffington Post, ha spiegato: “La proposta del Pd è diversa. Innanzitutto perché noi l’abbiamo presentata in Parlamento, mentre il Movimento 5 stelle l’ha solo annunciata e non ha ancora spiegato come attuarla. E poi, perché si basa su previsioni realistiche, non sul fanatismo”.

Ma la proposta Pd è diversa per un'altra serie di motivi, ben diversi dal ritardo nella presentazione da parte dei grillini di un'iniziativa della quale negli ultimi mesi si sono fatti – stando ai media mainstream –  i più attenti sostenitori (questo ovviamente in una visione totalmente elettoralistica della società italiana). La proposta Pd, in un certo senso, sembra più essere indirizzata a silenziare le tante associazioni come il BIN – Basic Income Network e partiti, a partire da Sinistra Ecologia e Libertà, che avevano lanciato la campagna per il reddito minimo garantito, raccogliendo le firme necessarie per depositare, appunto, la proposta di legge di iniziativa popolare.

Per rendersene conto, basta guardare le principali differenze tra una proposta e l'altra, entrambe messe in campo a pochi giorni di distanza. Ne evidenziamo tre: il reddito Isee, l'ammontare del sussidio e soprattutto la sua durata. Difatti, quello che la proposta di legge del Partito Democratico definisce “reddito minimo di  cittadinanza  attiva”è qualcosa di diverso, di molto più simile, concettualmente, al reddito minimo di inserimento. Per capirlo, basta leggere l'art. 5 comma 1 della proposta Leva: “Il reddito minimo di cittadinanza attiva è concesso per un anno e, permanendo le condizioni previste dall'articolo 4, su istanza del beneficiario, è rinnovabile per un ulteriore anno. Il citato reddito è determinato ed erogato mensilmente dall’INPS, a valere sulle disponibilità del fondo di cui all’articolo 9, sulla base della comunicazione dei dati dei soggetti ammessi effettuata dal comune”.

Non solo. Il “reddito minimo di cittadinanza attiva” durerà in via sperimentale due anni e mezzo, dal 2013 al 2015, in pratica il tempo di provare a uscire dalla crisi, e verrà finanziato con un pugno di miliardi di euro, “proventi delle lotterie e dei giochi”. Ciò significa che beneficiari, dati alla mano, non saranno più di 400mila. Basta fare un richiamo al mini-reddito da 350 euro voluto da Bassolino in Campania e la cui copertura era di appena  il 15% per rendersi conto che la proposta, così come avanzata, accrescerebbe la “guerra tra poveri”.

Possiamo anche tralasciare, intendendola come un'iniziativa personale, la mozione presentata da un'altra parlamentare del Partito Democratico, Donata Lenzi, che afferma: ''La nuova social card predisposta dal sottosegretario Guerra deve diventare subito operativa: è l'unica risposta veloce che si può mettere in campo subito senza aspettare un nuovo governo". Secondo la Lenzi “la nuova social card funzionerà come un vero e proprio ‘reddito minimo’. Pur essendo un provvedimento limitato sia per la scarsa diffusione geografica in quanto sono ricomprese 12 città di cui solo 4 al sud, sia per le scarse risorse certe fino ad ora assegnate, è l’unica misura contro la povertà già operativa. Nell’impossibilità di procedere all’istituzione di strumenti moderni di lotta alla povertà si rende necessario intervenire ed incrementare quelli già esistenti”.

 

Non è difficile rendersi conto, a prima e superficiale analisi, che quelle “democratiche” sono proposte tampone per provare ad arginare la crescente povertà e la crisi che sta colpendo le famiglie italiane e che nulla hanno a che vedere con il futuro della “generazione 38,7%” composta da quella massa indistinta di precari, inoccupati, disoccupati. Di fronte a tragedie come quella di Civitanova, per qualcuno basta un po' di pane e un po' di retorica, per provare a silenziare la generazione del “vogliamo tutto ed è comunque poco” con l'eterno classico italiano del “vi diamo poco spacciandolo per tutto”.

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