Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Il Pd, il web e il Quirinale: un partito tra strategia e schizofrenia

  • Scritto da  Adriano Sofferenza
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS

Applicare i metodi della prima Repubblica nell'epoca digitale non è forse l'idea più saggia che si possa avere. Quanto accaduto tra mercoledì e giovedì nel mondo della politica non può essere letto solamente con le categorie mediatiche degli ultimi vent'anni: per pensare alla proposta di Marini come Presidente della Repubblica è necessario ritornare ai tempi in cui la Dc aveva la maggioranza e l'elezione al Quirinale era l'oggetto magico con cui fare le battaglie tra e nei partiti. 

Renzi contro Marini per affondare Bersani, Berlusconi con l'ex presidente del Senato per dividere il Pd, Scelta Civica contro Prodi perché non li porterebbe al governissimo assieme a Pd e Pdl. Il famoso ingorgo istituzionale che Giorgio Napolitano tanto temeva si è realizzato, e rischia di trasformarsi in un gorgo in cui verrà risucchiato il suo ex partito: non credo si siano mai viste in precedenza cose come l'occupazione di sedi di partito da parte della sezione giovanile di quello stesso partito, eppure ieri è successo pure quello. Il Partito Democratico, pur potendo votare l'ex presidente di uno dei due partiti (Pds) da cui è nato, Stefano Rodotà, ha scelto di andare nella direzione di un accordo con il Pdl. 

Il senso di questa scelta lo si può trovare in due disegni del mondo politico diametralmente opposti. Il primo lascia pensare che l'accordo notturno tra Bersani e Berlusconi, l'assemblea dei grandi elettori Pd e Sel del Teatro Capranica – con il doppio psicodramma, dentro l'aula tra i rappresentanti, e fuori tra i rappresentati che cantavano “non vi vogliamo più” – sia un'operazione di finissima tattica politica. Il problema è che quest'operazione è stata “rovinata” dai social network, dal mailbombing e da quella nuova forma di “partecipazione” che potrebbe essere sintetizzata come barsportismo telematico, in cui tutti, io per primo, ci sentiamo leader politici e giudichiamo la linea scelta dai dirigenti (in sostanza quello che fa Matteo Renzi da tempo all'interno del Pd e Grillo contro i partiti in generale). Questa lettura porta a ipotizzare che il segretario democratico avesse scelto Marini come agnello sacrificale per saziare la fame del Caimano Berlusconi e dei suoi giornali, tenendo coperto il suo vero candidato (Prodi?) fino alla quarta votazione, quando, sfruttando il possibile sostegno di porzioni del Movimento 5 Stelle, l'ex presidente della Commissione Europea sarebbe salito serenamente al Colle.
Questo scenario però non tiene conto di una figura come quella di Stefano Rodotà, uscita dalle “quirinarie a cinque stelle” ma gradita a Sel e alla maggior parte di quei movimenti che si muovono a sinistra del Pd (domenica scorsa il giurista era al Teatro Valle Occupato di Roma per l'Assemblea nazionale per la costituente dei beni comuni). Se dessimo per assodata quest'ipotesi, non si spiega come potrebbe giustificarsi il rifiuto di votare Rodotà se non con la necessità di accordarsi con Berlusconi, smentendo quindi il disegno finissima tattica politica ipotizzato.

Il secondo scenario offre una lettura schizofrenica della dirigenza democratica: dopo la débâcle elettorale hanno inseguito il Cinque Stelle (nel modo sbagliato, visto che Grillo ieri sera diceva che se Bersani gli avesse offerto di fare un governo insieme avrebbe accettato – o forse anche Grillo è un fine politico e mente?), poi hanno scelto di abbandonarlo e rivolgersi al Pdl, facendosi offrire una polpetta avvelenata (Marini) che ha spaccato il partito, disgustato la base elettorale e si è schiantata contro il segreto dell'urna. Gli effetti di quest'operazione potrebbero essere tragici per il Pd e anche per l'esito delle prossime elezioni, che siano tra sei mesi o un anno poco importa.

Mi sembra più sensato propendere per la prima ipotesi perché, al netto degli isterismi, delle operazioni di logoramento fatte dall'interno e dall'esterno verso la dirigenza del Pd, non mi pare credibile che un'intera classe dirigente sia alla follia più assoluta, soprattutto perché – inciuci o non inciuci – in questi anni sono riusciti a tenersi a galla. E quindi: se sono disonesti e in tanti hanno continuato a votarli, di sicuro scemi non sono. Soprattutto gli scenari, le aperture di Grillo e le proposte che emergono aprono solo a due nomi: Rodotà o Prodi, entrambi invisi al Pdl e votabili solo a partire dal quarto scrutinio. Il nodo cruciale è quindi principalmente nel sistema mediatico, nella telematizzazione e nell'accesso alle informazioni di un numero di persone più rilevante di prima e, sopratutto, sulla rifrazione delle opinioni degli informati sui loro rappresentanti. Se non ci fosse stato il circuito mediatico/informatico contemporaneo, la grande mossa bersaniana sarebbe stata linda e perfetta mentre, grazie ai post su facebook e alle occupazioni delle sedi del Pd filmate coi telefonini, è apparsa come un'enorme idiozia.

Sarò un illuso, ma io all'intelligenza continuo a crederci.

 

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info