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La salute è delle lobby. La Commissione europea e il farmaco proibito

Sigarette. Foto di JPaudit da Flickr (licenza CC)L’intreccio fra interessi delle multinazionali e degli euro-burocrati negli uffici della Commissione europea nuoce gravemente alla salute dei cittadini europei. È l’avvertenza che andrebbe posta alla porta della Direzione Generale per la Sanità e i consumatori, travolta da un nuovo scandalo. Dopo le dimissioni del commissario alla salute John Dalli lo scorso ottobre, sospettato di aver preso parte a incontri segreti con le più potenti lobby del tabacco, il suo nome torna sotto i riflettori di un’inchiesta sulla mancata autorizzazione alla commercializzazione di un farmaco in grado di curare decine di persone affette da una rara malattia genetica al fegato. Ad essere in ballo, questa volta, gli interessi di una casa farmaceutica concorrente controllata dalla Chiesa avventista del settimo giorno.

A distanza di mesi non risultano ancora del tutto chiare le ragioni che avrebbero portato Barroso a chiedere le dimissioni del maltese Dalli, esponente del Partito Nazionalista. A provocarle è stato l’esito dell’indagine svolta dall’OLAF, il servizio anti-frode europeo, dalla quale emerge una “violazione del codice di comportamento” del commissario nei rapporti intrattenuti con le lobby del tabacco. Dalli sarebbe stato a conoscenza del tentativo da parte di alcuni esponenti delle multinazionali del tabacco di corrompere i funzionari della sua Direzione Generale per condizionare a proprio vantaggio la nuova direttiva europea sula regolamentazione della vendita di sigarette, giunta alla sua fase conclusiva. In gioco vi sarebbe la legalizzazione in Europa dello snus, il tabacco da masticare diffuso negli Stati Uniti, quale alternativa “leggera” alle sigarette. Secondo la ricostruzione della stampa maltese, nel mese di maggio la Swedish Match, società svedese produttrice di snus unita a Philip Morris in una joint venture, avrebbe denunciato alla Commissione europea di aver ricevuto da un imprenditore maltese l’offerta di un contatto preferenziale con il connazionale Dalli. L’imprenditore in questione sarebbe Silvio Zammit, anche lui esponente del Partito Nazionalista. L’azienda avrebbe denunciato il fatto alla Commissione, la quale avrebbe incaricato l’OLAF, diretto dall’italiano Giovanni Kessler, di indagare sui fatti.

Secondo l’OLAF il commissario Dalli non è stato direttamente coinvolto in episodi di corruzione, ma il rapporto dettagliato dell’indagine, inspiegabilmente, non è stato ancora reso pubblico. Anche in seguito alla richiesta di chiarezza da parte del Parlamento europeo sulla vicenda, l’OLAF non ha fornito alcuna risposta su 27 dei 154 quesiti presentati, invocando il segreto investigativo: quelli che interessano direttamente i meccanismi di trasparenza e regolamentazione dei rapporti della direzione generale per la salute con le lobby e il rispetto della convenzione ONU sulla regolamentazione del tabacco. È quanto denuncia l’Osservatorio europeo sull’attività delle lobby, secondo cui il caso Dalli rappresenta solo la punta dell’iceberg delle infrazioni sistematiche da parte della Commissione europea alla convenzione ONU che limita i rapporti delle istituzioni regolamentatrici con le lobby solo in casi “strettamente necessari” alla messa in opera delle misure di controllo e a patto che gli incontri siano registrati e a porte aperte. I ricercatori dell’osservatorio hanno mostrato che dalla lista consultabile on-line degli incontri con esponenti delle multinazionali del tabacco la direzione generale avrebbe omesso almeno tre incontri, con i relativi report, dall’ottobre del 2008 al marzo 2010. Incontri a porte chiuse che si aggiungono ad altri che coinvolgono direttamente i funzionari del gabinetto e del segretariato generale della Commissione europea (la lista è consultabile dal sito del CEO). La stessa mancanza di trasparenza che ha costretto Dalli alle dimissioni si rivela come la prassi per gli euro-burocrati della Commissione. L’indagine dell’OLAF getta una nuova luce su un sistema in cui casi come quello della direzione generale per la salute non sono eccezioni: è solo l’inizio di una vicenda potenzialmente esplosiva per la credibilità delle istituzioni europee.

Notizia di questi giorni, il gruppo dei deputati Verdi al Parlamento europeo ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli “incontri segreti tra l’industria del tabacco e gli alti funzionari di José Manuel Barroso”, richiesta in parte sostenuta dal PPE, che tuttavia teme che “la creazione di una commissione speciale faccia perdere tempo”.
A questo tassello se ne aggiunge un altro, ben più drammatico, perché stavolta la posta in gioco è la vita o la morte di decine di persone. Come denunciato da Libération, la ex responsabile dell’ufficio incaricato di autorizzare il commercio di nuovi farmaci in Europa, Patricia Brunko, posta sotto la direzione di John Dalli, avrebbe ostacolato per anni e fino agli ultimi mesi prima della pensione la vendita dell’Orphacol, un farmaco prodotto dal piccolo laboratorio farmaceutico francese CTRS, che costituisce la sola cura oggi conosciuta a un’anomalia genetica nella sintesi biliare del fegato. Una malattia che colpisce almeno 90 bambini in Europa, limitandone la speranza di vita a 10 anni.

Dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie da parte dell’AIM, l’agenzia europea per i medicinali, insieme a un esclusivo diritto di proprietà sulla produzione del farmaco per dieci anni, il CTRS si ferma alla soglia della direzione generale della Commissione europea per la Salute e i Consumatori. In seguito a un ulteriore esame richiesto all’AIM e ad un nuovo parere positivo nell’aprile del 2011, in cui la commercializzazione dell’Orphacol viene definita del “più grande interesse” per la sanità pubblica, il funzionario Brunko si ostina a non concedere il permesso alla vendita. Viene chiamato in causa il comitato permanente dell’ufficio per i farmaci, formato dalle rappresentanze dei 27 stati membri, incaricato di esprimere un parere vincolante. E anche in questo caso la vendita dell’Orphacol viene autorizzata. L’ufficio della Commissione non demorde e fa appello a ulteriori esami da parte di un comitato costituito da esperti incaricati dai diversi governi europei. La risposta è positiva: ciò nonostante il 5 dicembre Brunko notifica al CTRS la decisione della direzione generale di non autorizzare la vendita del farmaco.

In seguito a un confronto nel corso di una conferenza stampa lo scorso mercoledì tra il giornalista di Libération, autore dell’inchiesta, e il portavoce del Commissario alla salute, dalla Commissione è arrivato un documento in cui si precisa che la domanda del CTRS è stata rifiutata perché giudicata non conforme alle leggi europee che regolano l’autorizzazione dei farmaci. Risposta che il giornalista francese giudica insufficiente, perché basata su argomenti giuridici che non tengono in conto il parere favorevole delle agenzie preposte all’autorizzazione dei medicinali e che portano la Commissione ad arrogarsi un diritto in materia di valutazione dei medicinali che non ha, per mancanza di competenze.

Nello stesso documento, la Commissione ammette che un farmaco analogo prodotto da una casa farmaceutica americana  è in corso di valutazione all’AIM. Arrivasse il parere favorevole di tutti gli organismi e della Commissione, il laboratorio produttore di questo medicinale avrebbe un’esclusiva di 10 anni sulla vendita del principio attivo a danno del produttore francese. I sospetti di un ritardo provocato ad arte per dare precedenza al concorrente americano, la ditta Asklepion Pharameceuticals, controllata dalla Chiesa avventista, crescono in seguito ai pareri tecnici che questa azienda avrebbe consegnato in una lettera alla Commissione europea e datata gennaio 2011, inserita nella documentazione del processo di prima istanza alla Corte di giustizia europea, cui si è rivolto il CTRS. Il contenuto di questi pareri, a favore del rinvio dell’autorizzazione al CTRS, sono gli stessi usati da Brunko e dagli uffici della direzione generale, come denuncia Libération.

Lecita la domanda: a quali interessi risponde la Commissione Europea? Sarà interessante seguire l’evolversi della vicenda.

 

 

 

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