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Firenze: il cimitero dei feti e i silenzi di Renzi

Firenze: il cimitero dei feti e i silenzi di Renzi

Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato due giorni fa un regolamento di polizia mortuaria che prevede un'apposita sede per la sepoltura dei prodotti abortivi. La proposta arriva dalla Giunta guidata da Matteo Renzi, ed è passata con il voto favorevole di Pd e Pdl e con l'opposizione di Sel (che non fa parte dell'amministrazione Renzi) e della civica di sinistra Per Un'Altra Città.

La denuncia della blogger Marina Terragni, ripresa da uno dei principali concorrenti di Renzi nella corsa alla segretaria del Pd, Pippo Civati, ha fatto esplodere la polemica sul piano nazionale. I seguaci di Renzi e Civati hanno passato le ultime 48 ore a insultarsi sui social network, accusandosi rispettivamente di fare politica su un normale provvedimento amministrativo presente anche in altre città e di tradire lo spirito della legge 194 considerando esseri umani a tutti gli effetti i feti e quindi assassine le donne che abortiscono.

Una sterile polemica che potrebbe essere utile, però, per approfondire uno dei punti più oscuri del percorso politico di Matteo Renzi: cosa pensa Matteo Renzi del diritto delle donne a decidere sul proprio corpo?

Di per sé, infatti, un regolamento di polizia mortuaria dice poco. La sepoltura dei feti, in particolare di quelli non coinvolti in un'interruzione volontaria di gravidanza (che, ricordiamolo, può avvenire solo nei primi tre mesi dopo il concepimento, uno stadio in cui lo sviluppo di quello che diventerà un essere umano deve ancora avvenire), ma magari morti per ragioni naturali o accidentali, è già prevista e consentita dalla legge. Il regolamento di Firenze potrebbe quindi semplicemente ripetere (in maniera ridondante ma di per sé innocua) una cosa che è già legale e praticata, per quanto raramente. Oppure, come è successo con il cosiddetto “Giardino degli angeli” proposto dalla giunta Alemanno a Roma, si potrebbe trattare di un modo per attribuire subdolamente a un feto di poche settimane lo status di persona, di cittadino, mettendo quindi in discussione la legge 194 e il diritto di una donna a interrompere volontariamente la gravidanza senza essere considerata un'assassina.

Ciò che preoccupa, al di là delle polemiche, è che né Matteo Renzi né alcun suo collaboratore si siano premurati di affermare pubblicamente che si tratta del primo e non del secondo casa, che Renzi è favorevole al diritto delle donne di decidere liberamente sul proprio corpo, nel rispetto della legge, e che prende le distanze da tutto il mondo clerico-fascista (dal Movimento per la Vita a Forza Nuova) che ha applaudito la delibera.

L'aspetto più incredibile di questa vicenda, infatti, è che una persona si possa candidare, con ottime possibilità di vittoria, a guidare il centrosinistra italiano, senza che le venga chiesto di chiarire la sua posizione su tematiche così importanti. Non risulta alcuna presa di posizione di Matteo Renzi sulla RU486, sull'abuso dell'obiezione di coscienza negli ospedali pubblici, sullo svuotamento dei consultori, sull'offensiva dei militanti antiabortisti che pretendono (con il consenso di alcune amministrazioni regionali) di poter entrare nei consultori e negli ospedali per poter minacciare meglio le donne che decidono di abortire. Un silenzio inquietante, soprattutto per un candidato che ha sempre militato nei partiti post-democristiani e può contare ora sull'appoggio di personaggi come Beppe Fioroni e di tutti gli altri residuati dell'andreottismo.

Anche in questo, Matteo Renzi dimostra di aver imparato bene la lezione di Silvio Berlusconi, che, pur vivendo per 20 anni sul crinale della contraddizione tra la propria morale individuale, evidentemente liberale e libertina, e quella imposta ai cittadini dal proprio partito, evidentemente clericale e repressiva, si è sempre ben guardato dal fare anche una sola dichiarazione pubblica su temi che avrebbe rischiato di alienargli il consenso della stragrande maggioranza degli italiani oppure delle gerarchie cattoliche. Un'ambiguità che, anche solo per una questione di igiene del dibattito pubblico, andrebbe risolta.

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