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Cancellieri, Ligresti, Colaninno e il familismo amorale

  • Scritto da  Corrado Cristiano
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Cancellieri, Ligresti, Colaninno e il familismo amorale

In un Paese gravemente ammalato di illegalità e nepotismo, penalizzato dall’assenza di mobilità sociale e con un tasso di disoccupazione giovanile che sembra uscito da un film horror, le parole di Matteo Colaninno suonano come un’offesa indegna e arrogante nei confronti di quel 40% della popolazione giovanile che non riesce a trovare lavoro e che non può contare sul potere del cognome.

I cognomi, appunto. In Italia, come in un infinito medioevo, sono le basi su cui costruire il proprio futuro e il proprio successo. Non il merito, le capacità, il talento, ma il cognome.

Se poi ti chiami Cancellieri, Colaninno o Ligresti il tuo futuro è più che assicurato.

Ma andiamo con ordine. Della faccenda Cancellieri – Ligresti, si è già detto molto. Dei legami tra l’attuale Ministro della Giustizia e la potente famiglia di palazzinari e finanzieri sappiamo non solo che il figlio del Ministro è stato un dirigente della compagnia di assicurazioni della famiglia Ligresti (Fondiaria SAI) liquidato dopo un solo anno con una buonuscita di 3,6 milioni di euro, ma anche che il Ministro è intervenuto per favorire la detenuta Giulia Ligresti, accusata di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato.

Il buon Matteo, figlio e socio di Roberto Colaninno, presidente Alitalia, nonché associato a Salvatore e Giulia Ligresti e, tra gli altri, alla famiglia Riva (quella dell’ILVA) nella cordata CAI, ha pensato bene che il quadro sintetizzato sopra non fosse sufficiente e ha deciso di rilasciare dichiarazioni irritanti e spudorate.

Di fronte al un comportamento decisamente censurabile del Ministro Cancellieri invece di censurare un intervento del tutto fuori luogo, ha invitato a non fare valutazioni emotive ed affrettate.

Anche ammettendo che chiedere un chiarimento (e financo le dimissioni) a una figura istituzionale che non si è dimostrata imparziale e priva di condizionamenti siano una richiesta frutto dell’emotività, viene da chiedere al nostro rampollo come ci si dovrebbe comportare dinnanzi a un tale squallido pasticcio.

Come si dovrebbe comportare lo studente, il neolaureato, il disoccupato, l’esodato di fronte a cotanta arroganza da parte del potere?

Le parole di Colaninno sono ancora più gravi se inserite nell’attuale quadro politico e sociale in cui agli storici problemi che affliggono l’Italia si sta aggiungendo un montante populismo demagogico fatto di paura, rabbia e xenofobia.

Prima di lanciarsi in simili considerazioni Matteo Colaninno avrebbe fato meglio a considerare la portata delle sue dichiarazioni. Tuttavia, si sa, è difficile accorgersi di quello che succede nel mondo se si vive nella torre d’avorio della casta, che non è quella banale dei “politici” ma quella della classe dirigente del nostro Paese e degli insopportabili, arroganti, figli di papà.

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