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Crolla il palco della Pausini. Muore un giovane operaio romano

Crolla il palco della Pausini. Muore un giovane operaio romano

Questa mattina Matteo Armellini, 32 anni, non è tornato a casa. È stato travolto stanotte intorno alle 2 dall'impalcatura del palco su cui stava lavorando. Questa notte infatti a Reggio Calabria è crollato il palco che doveva ospitare Laura Pausini travolgendo Matteo e ferendo altri due operai, ora ricoverati agli ospedali Riuniti di Reggio. C'è chi ipotizza il cedimento del parquet, chi di un errore progettazione della struttura e chi sostiene l'ipotesi dell'errore umano nella fase di montaggio. I vigili del fuoco hanno già transennato la struttura che è stata posta sotto sequestro e sono già partite le indagini per scoprire i responsabili del terribile evento.

 

Il collegamento con quanto è accaduto nel dicembre scorso nel montaggio del palco di Jovanotti è immediato: lì a perdere la vita sul posto di lavoro è stato un ragazzo di appena 20 anni, Francesco Pinna. Di certo quanto avvenuto questa notte è una tragedia ma non si può accettare che si descriva come una fatalità. 530 sono stati i morti sul lavoro nel solo 2011 e si sono concentrati soprattutto sull'agricoltura e sull'edilizia. Ed allora la tragedia del dicembre scorso ci restituisce una consapevolezza: che ogni attestato di solidarietà con la famiglia o di condoglianze da parte delle istituzioni diventa una farsa. L'unico gesto coerente che il governo deve fare è combattere il lavoro nero e rafforzare la sicurezza sul lavoro, dismettendo la mortifera vulgata comune che la sicurezza sui luoghi di lavoro è un “lusso” che il nostro paese non si può permettere.

Diventa quasi una beffa l'impegno "civile" che artisti come Jovanotti portano avanti per le "grandi cause" come le opposizioni alle guerre o per i diritti dei lavoratori. Questi artisti dai cachet esorbitanti hanno delle possibilità reali: quelle di investire sulla sicurezza dei propri collaboratori e delle persone che lavorano per loro. Risultano offensive le lacrime di chi fino a ieri considerava "normale" far lavorare in queste condizioni i propri dipendenti ed oggi si dispera per la tragedia. Di chi vorrebbe farle passare per una "disgrazia" quasi fossero calamità naturali. L'unico gesto dignitoso è assumersi la responsabilità dell'accaduto e impegnarsi perché in futuro non ci siano più lavoratori in nero, non si risparmi più sulla sicurezza. Non chiediamo a nessun artista di impegnarsi contro la fame nel mondo o contro le guerre ma pretendiamo da tutti il rispetto della vita di chi collabora con loro.

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